ABDULRAZAK GURNAH, PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2021

Il 7 ottobre del 2021 Abdulrazak Gurnah è stato annunciato vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 2021.

Pensavo fosse uno scherzo. La sorpresa è stata tale che ho aspettato fino a quando l’ho sentito annunciare prima di poterci credere.

Queste sono le parole che descrivono il momento subito dopo la telefonata dall’Accademia di Svezia e queste altre, invece, quelle che riassumono le motivazioni dell’assegnazione:

Per la sua intransigente e profonda analisi degli effetti del colonialismo e del destino del rifugiato nel golfo tra culture e continenti.

Parliamo infatti di un romanziere nato a Zanzibar nel 1948, costretto a rifugiarsi in Gran Bretagna all’età di 18 anni per allontanarsi da un clima di costante conflitto e continuare gli studi. Il periodo a cui facciamo riferimento è quello della Rivoluzione di Zanzibar che pone fine alla monarchia costituzionale e porta con sé disordini e violenze.

Le persone venivano imprigionate e c’era pochissimo spazio di manovra per lavorare, avere successo o anche solo per discutere e parlare apertamente del proprio malcontento.

In ogni caso, Gurnah è andato avanti: è stato docente presso la Bayero Univesity a Kano, ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università del Kent e ha insegnato là letteratura inglese e postcoloniale fino al suo recente pensionamento.
Ma la sua giovinezza lo ha segnato per sempre.
Ciò che ha vissuto in Tanzania, infatti, è parte autobiografica integrante di ogni suo romanzo e la figura del migrante costretto a lasciare il paese d’origine forzatamente per motivi economici o politici resta sempre il tema centrale.

Lo scrittore non vede divisioni permanenti e insormontabili tra i paesi del mondo e cita in causa proprio l’Europa che è, a suo dire, incapace di accogliere davvero i rifugiati. Si dimentica di avere a che fare con persone che, come tali, sono di talento, sono energiche e possono offrire il loro contributo. Ma che vengono percepite, invece, come povere nullità.
E lui scrive perché queste persone non vengano dimenticate, per sottolineare l’esperienza dell’emigrazione, il senso di sradicamento provato da chi scappa e abbandona la terra natia pur facendola vivere, ogni giorno, nei propri pensieri.







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