Quel che non sappiamo sulla LIS e sulla comunità sorda

Il 19 maggio 2021 dopo un iter parlamentare lungo e controverso è finalmente stata approvata la legge che riconosce la lingua dei segni (LIS) come lingua nazionale. Probabilmente ad avere influenza è stato il fatto che durante la pandemia ci si è resi conto di quanto fosse importante conoscerla: tutte le conferenze in diretta tv erano accompagnate dall’interprete di LIS e in questo modo è saltato all’occhio di molti italiani il problema della comunicazione con la comunità sorda.

L’Italia è stato l’ultimo Paese europeo a riconoscere la lingua dei segni come lingua nazionale ed è parecchio indietro per quanto riguarda l’integrazione della comunità sorda all’interno della società. Dopo l’approvazione della legge, che è un grande passo avanti, è sicuramente necessaria una educazione della cittadinanza a partire dai primi anni di scuola alla cultura sorda, che per i più è sconosciuta. I sordi, che non reputano la sordità una malattia ma una condizione, sono la maggior parte delle volte esclusi dalle attività sociali: raramente le conferenze sono accompagnate da una traduzione in LIS ritrovandosi esclusi da momenti sociali e culturali che dovrebbero, invece, essere fruibili per tutti. A rendere più complicata la situazione è l’handicap che non è facilmente riconoscibile, infatti, a differenza di altri è possibile notarlo solo grazie ad un rapporto diretto.

Fino ad ora è stata la comunità sorda a doversi adattare ad esempio imparando a leggere il labiale, ma diventa alle volte molto difficile. Tra le tante difficoltà vi è la quasi totale assenza di interpreti all’interno delle strutture pubbliche: ciò comporta il fatto che i sordi non possano essere autosufficienti quando si tratta di burocrazia o salute (ad esempio negli uffici comunali, presso gli ospedali ecc.). Finalmente, grazie a questa legge la loro vita sarà semplificata e noi potremo arricchirci attraverso la conoscenza di una nuova cultura. Inoltre una maggiore sensibilità verso questo tema permette anche di risolvere alcuni problemi pratici: come precedentemente detto, la sordità non è un handicap evidente e ciò significa che diagnosticare la sordità ad un bambino nato all’interno di una famiglia udente è talvolta difficile. I genitori non se ne rendono conto subito e questo implica un ritardo nel sottoporre il bambino agli stimoli giusti per l’apprendimento della lingua.

Per capire meglio bisogna far differenza fra lingua e linguaggio: il linguaggio è la capacità biologica innata dell’essere umano che ci permette di comunicare agli altri i nostri pensieri, di dare informazioni o avvisare di un pericolo; la lingua, invece, è il modo concreto attraverso il quale possiamo esprimere questa capacità innata. L’apprendimento della lingua e dei suoi meccanismi avviene nel cosiddetto “periodo critico”, tra gli otto mesi e i tre anni, circa. Superata questa fase è difficile imparare una lingua come lingua madre. Per questo che bisogna intervenire tempestivamente in caso di sordità e permettere al bambino di crescere all’interno di un ambiente stimolante a contatto con altri sordi.

In questa occasione, mi sembra doveroso far cadere alcune credenza sulla LIS e fare alcune precisazioni: anzitutto, la LIS non è universale, ma ciascun Paese ha la propria (ad esempio in Italia abbiamo la LIS, negli USA la ASL); LIS, inoltre non sta per Lingua Italiana dei segni, ma per Lingua dei segni italiana, infatti è dapprima una lingua dei segni, solo successivamente si circoscrive geograficamente il suo utilizzo. Il tentativo di costituire una lingua dei segni internazionale è stato piuttosto fallimentare, anche se questa lingua internazionale viene spesso utilizzata nelle conferenze internazionali insieme alla ASL, che come l’inglese è conosciuta come seconda lingua dalla stragrande maggioranza dei sordi nel mondo. Inoltre esprimersi è una tendenza naturale dell’uomo, quindi la nascita della lingua dei segni non è artificiale, ma è frutto di un processo spontaneo, come per le lingue vocali.

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