ROMANI IN COMMERCIO CON IL MONDO: INDIA

Quanto è moderno il fenomeno della globalizzazione? Solo negli ultimi secoli il mondo è arrivato a questo grado di connessione intercontinentale, o già in antichità esistevano rapporti commerciali tra paesi così lontani fra di loro? I Romani erano ben consapevoli di non aver conquistato tutto il mondo. Oltre il mondo dei barbari a est, dall’altra parte dell’Asia, avevano contatti con la penisola indiana e la Cina.

L’India, o almeno parte di essa, era ben conosciuta fin dai tempi di Alessandro Magno, come dimostra la fondazione di Alessandria Eschate (la Lontanissima), oggi l’odierna Chujand, in Tagikistan nord-occidentale. Successivamente I Greci rimasero altri tre secoli sotto il regno ellenistico greco-battriano. Il re Eutidemo I (230-200 a.C.) espanse il suo dominio fino alla Sogdiana (regione tra Uzbekistan e Tagikistan) e le sue spedizioni nel Turkestan cinese contribuirono a generare contatti politico-commerciali tra Oriente e Occidente.

L’impero sasanide si rivelò essere una spina nel fianco per i Romani e Bizantini fin dalla sua fondazione nel III secolo d.C. in Medio Oriente. Ricopriva un’area che va dall’attuale Iraq all’Afghanistan, passando per Iran, Siria e stati caucasici. E’ noto anche come secondo impero persiano, una distinzione accademica dall’Impero achemenide, ossia il primo impero persiano. Cadde sotto le incursioni arabe del VII secolo.

ARIKAMEDU E MUZURIS

Nel I secolo d.C. l’apertura dei commerci via mare fu dettata dall’impossibilità di intraprendere gli itinerari continentali attraverso l’impero Seleucide, grande rivale dei Romani. Le rotte, che iniziavano dai porti egiziani sul Mar Rosso sono descritte nel Periplus Maris Erythraei. I primi a percorrere queste tratte furono gli alessandrini, e non i senatores, membri dell’aristocrazia senatoria romana, poiché erano proibite in quanto inaccettabili per la loro posizione sociale, anche se usavano schiavi o liberti come intermediari, aggirando così la regolamentazione derivante dalla cultura tradizionale romana.

Muzuris e Arikamedu furono due dei maggiori porti fondati nel I secolo d.C. e costituivano un collegamento con il Mar Rosso. Queste rotte e queste infrastrutture sopravvissero alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente fino all’arrivo degli Arabi. Nel VI secolo i commerci indiani con Impero bizantino passava dall’Etiopia.

Muzuris era una città portuale situata sulla costa occidentale di Kerala, antico regno indiano nella parte sud-occidentale della penisola. Ne parlano Strabone nella sua Geografia, e le opere epiche Sangam di Chithalai Chathanar . La sua intera economia era basata sul commercio del pepe con l’Impero Romano. Come scritto sul papiro Muzuris-Vienna, così denominato poichè ritrovato nella città di Muzuris ed oggi conservato a Vienna, la spezia arrivava ad Alessandria d’Egitto attraverso Koptos, oggi Copto, città dell’Alto Egitto che congiungeva il Mar Rosso e la Valle del Nilo, e Berneike, insediamento sul Mar Rosso, nell’Egitto sud orientale. Come è scritto nel Periplo del Mar Eritreo, un documento di cui purtroppo non conosciamo l’autore, si sfruttavano i monsoni stagionali per la navigazione, più sicura in mare aperto che lungo le coste minacciate dai pirati. Nella Tabula Peutingeriana si può notare il tempio di Augusto nel porto commerciale della città: tale illustrazione risale al XII secolo, testimonia che, nonostante il lasso di tempo di 13 secoli, la costruzione romana fosse rimasta intatta.

Tabula Peutingeriana (XII-XIII sec.)

Arikamedu, citata come Peduche nel Periplo, era un porto situato nella costa opposta a Muziris. Negli scavi condotti negli anni ’40 da Wheeler sono stati riportati alla luce reperti ceramici di provenienza italica, la cosiddetta “ceramica sigillata”. E’ stata l’unificazione romana sotto Augusto e la conseguente Pax romana che ha permise una presenza romana stabile nella regione. Il numero di resti e di attestazioni più numerose rispetto ad altre zone meno occupate, come la Germania, fa pensare ad una larga collaborazione tra locali e mercanti romani.

Per quarant’anni questo fu lo scenario dominante nel panorama degli studiosi, fino agli anni ’80 quando altri studiosi avanzarono l’ipotesi che pochi resti ceramici ritrovati non facessero pensare a d una forte presenza romana, quanto al più probabile stabilimento di pochi individui, antichi pionieri.

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