Recovery Fund e politiche giovanili:

come lo stato investe sulle nuove generazioni

Con politiche giovanili si intendono tutte quelle misure prese dallo stato in favore delle nuove generazioni. I provvedimenti presi per l’università stanno portando alla deriva del nostro sistema formativo, siamo i primi in Europa per NEET, nonché terzi per tasso di disoccupazione giovanile.

Come allora il nostro paese decide di investire in NOI? Il nuovo ‘maxi investimento’ del Recovery Fund è davvero mirato a migliorare la nostra situazione, investe realmente e in maniera concreta sulle nuove generazioni? Lo vediamo con Lorenzo Sanchez di Unononbasta.

Che cos’è unononbasta e quando è nato?

È una campagna con lo scopo di porre l’attenzione sull’investimento sui giovani da qui al 2026 quando arriverà il Recovery Fund. Nato ad ottobre, ma andato realmente online ad Dicembre quando sono uscite concretamente le bozze del programma da parte dello stato. Si intendeva spendere l’1% dei fondi totali contro una spesa degli altri paesi europei (Francia, Spagna) che si aggira intorno al 10%.

Nelle ultime settimane c’è stato un cambio di tono molto netto: si è detto spesso che quello di Draghi è il partito dei giovani, una visione assolutamente distorta del reale interesse del premier per i giovani.

Prima di entrare nel merito di questo nuovo finanziamento è necessario fare un quadro della situazione italiana. Quali sono dunque le politiche giovanili già attive nel nostro paese?

Al momento la più evidente è la famosa garanzia giovani. Progetto che dovrebbe servire ad inserire i giovani all’interno del mondo lavorativo. Questo programma, inizialmente ben riuscito, negli ultimi anni non funziona. Oltre a questo i giovani sono i grandi assenti dalle politiche di questi ultimi anni, spesso per una questione di immobilismo politico che genera la situazione per cui in molti dicono che i giovani siano una priorità ma le ricadute pratiche non ci sono. Anche negli ultimi giorni questa situazione si è ripresentata: ne è un esempio l’interesse non concretizzabile del ministro Brunetta.

Come proponete di investire questi soldi concretamente?

Nella prima versione del nostro sito si trova un Position Paper dove si trovano le bozze di Conte nonché le nostre risposte. Le proposte sono sostanzialmente tre:

  • facilitare l’ingresso di giovani nel mondo del lavoro: riformare con circa 8 miliardi la garanzia giovani con la spesa annuale di 10 mln di euro e 10 mila per partecipante per reinserire circa 800mila giovani disoccupati.
  • orientare e formare 300mila giovani ai nuovi mestieri. Con nuovi mestieri intendiamo ad esempio la transizione energetico digitale, stimando una spesa di 4 miliardi.
  • reinserire professionalmente 350 mila giovani, distinguendo in base ai titoli di studio. Una platea di un milione e mezzo di persone di cui 350 da reinserire, stimando una spesa di 7 miliardi

Non c’è solo un discorso di spesa ma anche di implementazione legato quelle riforme a costo zero, ossia quelle riforme anche ad esempio l’ingresso dei giovani alla pubblica amministrazione, ai concorsi pubblici, alle gare di appalto.

Parlando di nuovi mestieri rientrano anche i ricercatori e dottorandi universitari? Avete previsto un investimento per gli studenti?

Quello che abbiamo fatto è stato raccogliere tantissime testimonianze ed è priorità per tutti quei ragazzi chiamati cervelli in fuga dal momento che in Italia i finanziamenti alle università sono ridotti e insufficienti. Alcune delle proposte si focalizzano sul rafforzare gli uffici di placement universitario e creare i canali di collegamento tra università e mondo del lavoro. I dottorandi sono “separati”, non c’è una proposta

Un inversione di rotta con il governo Draghi è possibile?

Il governo non ha presentato nuove bozze o proposte nell’ultimo mese. Il 26-27 si è discusso alle camere il piano effettivo che ancora non è stato pubblicato. La sensazione è che non ci sia un cambiamento rispetto alle macro-aree individuate da Conte. Noi ci stiamo provando.

Il punto di questo PNNR i giovani sono indicati come una priorità trasversale come se in automatico alcuni temi come digitalizzazione ricadessero direttamente sui giovani. Ma sulle base delle bozze da visionare sarà nostro impegno cercare di capire se questa trasversalità verrà poi rispettata.

Con un ipotetico SE: se verrà stanziato il 10% è la fine della battaglia o solo l’inizio?

Ad oggi non ci si aspetta più l’1% per i giovani, ma il 3,2% o il 3,5%, comunque fondi insufficienti. Quello che noi vorremmo fare è farlo diventare un punto di inizio, perché questo finanziamento sarebbe stato appena sufficienti prima della pandemia, di certo oggi invece risulterebbero solo l’occasione per fare iniziare un discorso più completo. Un concetto a noi molto caro è quello di equità intergenerazionale, ossia la convinzione che tutte le generazioni dovrebbero collaborare per il futuro del paese. E ancora quello di intersezionalità: quando si parla dei fondi dello stato sembra sempre che si parli di una torta in cui vari categorie sociali debbano combattere per avere la ferra più grossa, la così detta guerra tra poveri. Dobbiamo smetterla di pensare che l’Italia migliorerà se ognuno cura il proprio orticello e concentrarsi su come migliorare tutti insieme come comunità.

Quando si parla di decine di miliardi di euro, diventa difficile dare concretezza alle grandezze economiche, difficile definire se sono tanti o no. Lasciando questi calcoli ad esperti economisti non bisogna cadere nell’inganno che il Recovery Plan sia un nuovo piano Marshall, come spesso viene definito. È lo stesso premier infatti ad affermare che l’impatto sulla nostra economia sarà un aumento del 3,6% di PIL nel 2026 e un 3,2% di aumento dell’occupazione. Misure da non definire inutili, ma sicuramente insufficienti rispetto al disastro economico sociale che stiamo vivendo. Il Financial Times definisce senza troppi giri di parole una “riforma di struttura” ciò che lo stesso Draghi ha chiamato con grande onestà “un’ampia e ambiziosa strategia”: riforma della pubblica amministrazione, riforma della giustizia, riforma fiscale e un provvedimento per rilanciare la concorrenza. I giovani in questo caso sono vittime inermi e inconsapevoli di questo processo dal quale otterranno solo poche briciole, ma che stringerà il cappio intorno al collo del nostro futuro . Sembra dunque che questo piano non sia sufficiente, ma un intervento dello stato è auspicato per sanare questa situazione della quale non si vede la luce infondo al tunnel.

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