L’EREDE DELLA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE

Nel 1923 Lenin, ammalato, esce dalla scena politica. La questione della successione era controversa. Il segretario, ormai negli ultimi anni della sua vita, espresse le sue opinioni sulle caratteristiche che avrebbe dovuto possedere il suo successore, le qualità che si addicevano a tale guida.

Leone Trotskij, il capo dell’Armata Rossa, secondo solo a Lenin nella popolarità fra le masse rivoluzionarie e nel prestigio internazionale. Nel 1924, morto Lenin, la lotta si fece più aspra e Trotskij si fece interprete di tutte le delusioni e delle scontentezze del paese ed anche quelle interne al partito.

 Lenin comunque si occupò in prima persona di questo delicatissimo passaggio di testimone. La Lettera sarebbe stata dettata da Lenin, reso invalido e incapace di scrivere a seguito di un ictus cerebrale, alla sua stenografa Marija Volodičeva, tra il 23 e il 26 dicembre 1922, durante il soggiorno nella casa di cura a Gorkij. Il testo presenta una nota datata 4 gennaio 1923 in cui Lenin avrebbe proposto esplicitamente al Congresso la rimozione di Stalin (giudicato “troppo brutale”) dalla carica di segretario generale del partito.

La prima parte del testo indica la necessità di aumentare l’effettivo del Comitato Centrale facendovi entrare operai e contadini (50-100 membri) e delineò i ritratti dei maggiori esponenti del partito candidati alla sua successione. Di Stalin e Trotskij scriveva:

“Io penso che, da questo punto di vista, fondamentali per la questione della stabilità siano certi membri del CC come Stalin e Trotskij. I rapporti tra loro, secondo me, rappresentano una buona metà del pericolo di quella scissione, che potrebbe essere evitata e ad evitare la quale, a mio parere, dovrebbe servire, tra l’altro, l’aumento del numero dei membri del CC a 50 o a 100 persone.”

Il compagno Stalin, divenuto segretario generale, ha concentrato nelle sue mani un immenso potere, e io non sono sicuro che egli sappia servirsene sempre con sufficiente prudenza. D’altro canto, il compagno Trotskij come ha già dimostrato la sua lotta contro il CC nella questione del commissariato del popolo per i trasporti, si distingue non solo per le sue eminenti capacità. Personalmente egli è forse il più capace tra i membri dell’attuale CC, ma ha anche una eccessiva sicurezza di sé e una tendenza eccessiva a considerare il lato puramente amministrativo dei problemi.”

Stalin è troppo grossolano, e questo difetto, del tutto tollerabile nell’ambiente e nel rapporto tra noi comunisti, diventa intollerabile nella funzione di segretario generale. Perciò propongo ai compagni di pensare alla maniera di togliere Stalin da questo incarico e di designare a questo posto un altro uomo che, a parte tutti gli altri aspetti, si distingua dal compagno Stalin solo per una migliore qualità, quella cioè di essere più tollerante, più leale, più cortese e più riguardoso verso i compagni, meno capriccioso, ecc. Questa circostanza può apparire una piccolezza insignificante. Ma io penso che, dal punto di vista dell’impedimento di una scissione e di quanto ho scritto sopra sui rapporti tra Stalin e Trotskij, non è una piccolezza, ovvero è una piccolezza che può avere un’importanza decisiva.”

Il 4 gennaio di ’23, Lenin tira le somme e prende una decisione chiara: detta una breve aggiunta alla Lettera, che consisteva in un solo capoverso, interamente su Stalin e avente la conclusione nella proposta destinata all’imminente Congresso “di pensare alla maniera di togliere Stalin dall’incarico di segretario generale” del partito, con la speranza di trovarne un altro “più tollerante, più leale, più cortese e più riguardoso verso i compagni e meno capriccioso”.

Stalin sopravvisse a questo veto leninista. Il documento non venne letto al XIII Congresso del partito ed egli rimase dentro la segreteria, un po’ perché Trotskij non lo considerò un vero nemico, un po’ per la strategia machiavellica dello stesso Stalin che sfruttò la popolarità di Trotskij e lo difese dalle accuse di Zinoviev che chiedeva la sua espulsione, proteggendosi in questo modo da un eventuale attacco da parte del rivale.

Gli studiosi della storia sovietica concordano tutti su un giudizio relativamente positivo di questo primo Stalin.

“Per quanto riguarda questo primo periodo, dal 24 al 26, è rimasta finora prevalente l’impressione che il ruolo di Stalin non solo sia stato positivo, ma abbia avuto, nonostante tutto, una importanza decisiva nelle scelte fondamentali necessarie ad avviare la società sovietica alla costruzione del socialismo contro coloro che contestavano apertamente la possibilità di questa costruzione”

Solo con il senno di poi, si scoprirà che alcune necessità esposte da Stalin facevano riferimento ai suoi strettissimi interessi personali e che la fedeltà ai principi della rivoluzione poteva trasformarsi in dogmatismo ed insofferenza verso qualsiasi tipo di opposizione.

 Per distruggere Trotskij era necessario distruggere la sua immagine sul piano internazionale, e quale luogo se non il Comintern era più adatto a tale scopo: lì era necessario attaccarlo, o direttamente, o per interposta persona. Bordiga per esempio. Il partito italiano ne aveva fatto il suo Trotskij, le sue posizioni spesso e volentieri collimano con quelle del grande rivoluzionario. Tuttavia, permanevano ancora alcune differenze tra i due: l’inimicizia verso il gruppo dirigente russo per Trotskij è irrimediabile e definitiva, mentre Bordiga godeva nell’internazionale di molte simpatie.

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