ANCHE GLI OSS POSSONO ESSERE INFERMIERI?

Mancano gli infermieri, prepariamo gli OSS e li mettiamo al loro posto, tanto chi ci dirà che è sbagliato?

E’ il ragionamento di Luca Zaia, governatore della regione Veneto, che con la giunta regionale ha approvato la delibera n.305/2021 che trasforma gli Operatori Socio Sanitari del Veneto in Infermieri a seguito di 300 ore di corso formativo, ovviando alla normativa nazionale e mettendo così in pericolo la vita degli assistiti. Ma questo provvedimento ha provocato non pochi malumori, tra cui il primo è quello del Coordinamento degli ordini delle Professioni Infermieristiche della regione Veneto che ha ritenuto “irricevibile” la delibera approvata.

CHI E’ L’OPERATORE SOCIO SANITARIO?

L’operatore socio sanitario, detto anche OSS, è una figura sanitaria che fornisce supporto al professionista infermiere nell’assistenza di base della persona malata. L’operatore in piena autonomia aiuta il paziente a svolgere le sue attività di vita quotidiana e può compiere ulteriori mansioni dietro precisa attribuzione ed indicazioni dell’infermiere. Le funzioni dell’Oss sono tutte rivolte alla persona, al suo benessere, alla sua autonomia e al rispetto del suo ambiente di vita con l’obiettivo di fornire assistenza diretta, interventi igienico sanitari, supporto organizzativo e formativo. L’OSS è uno degli operatori a più stretto e costante contatto con il paziente e rappresenta un punto di riferimento importante per la persona malata.

L’ attuale operatore socio-sanitario nacque con il D.P.R. 128/69 come Ausiliario o Portantino e svolgeva mansioni molto semplici e di carattere esecutivo (pulizia ambienti, trasporto pazienti). Nel 1979 con il nuovo contratto collettivo nazionale vennero introdotte due figure professionali distinte: l’ addetto esclusivamente alle mansioni di pulizia e l’ausiliario socio sanitario. L’ausiliario socio sanitario [Quest’ultimo] diventerà Ausiliario Socio Sanitario Specializzato nel 1984 e poi nel 1991 diventerà Operatore Tecnico addetto all’Assistenza (OTA) , con l’evidente necessità di avere a disposizione personale di supporto maggiormente qualificato e di poter impiegare in modo più efficace le competenze e la professionalità del personale infermieristico. Il 22 febbraio 2001 con un accordo Stato-Regioni nasce la figura, e il relativo profilo professionale, dell’operatore socio sanitario, in breve OSS.

Attualmente per diventare Operatore Socio Sanitario occorre frequentare un apposito corso di formazione professionale che prevede la partecipazione a lezioni frontali, periodi di tirocinio pratico e il superamento di un esame finale di qualifica. Il corso dura da un anno a 18 mesi, per un numero non inferiore a 1000 ore, che vengono distribuite per moduli didattici.

CHI E’ L’INFERMIERE?

L’infermiere è il professionista sanitario che, con il suo campo proprio di attività, assiste, cura e si prende cura dell’assistito in maniera globale, instaurando con esso una relazione di fiducia.

Nel 1900 l’assistenza era molto scadente in quanto priva di qualità e organizzazione. La professione infermieristica era definita Professione Sanitaria Ausiliaria, cioè priva di autonomia decisionale, in quanto dipendente dalla figura del medico ed era una professione che solo le donne potevano svolgere fino al 1971, anno in cui viene introdotta la figura maschile. Nell’anno scolastico 1973/74 per diventare professionista infermiere occorreva frequentare un corso di 3 anni, dopo essere stati ammessi al terzo anno di scuola superiore. Nel 1974 viene introdotto il MANSIONARIO con il D.P.R. N°225, ovvero un elenco preciso di tutte le azioni che l’infermiere poteva svolgere sotto direttiva medica. Nel 1999 con la legge 42 il mansionario venne abrogato e la Professione Sanitaria Ausiliaria divenne Professione Sanitaria, passando quindi da una professione di natura tecnica ad una intellettuale. L’aspirante infermiere nel 1990 doveva possedere un diploma universitario che dal 2001 diventerà laurea triennale da conseguire dopo aver superato un test di ingresso che richiede una buona conoscenza di varie discipline.

Nella sua attività di assistenza sanitaria, l’infermiere deve infatti svolgere una lunga serie di mansioni: effettuare test, somministrare cure e terapie, monitorare le condizioni di un paziente (temperatura, pressione arteriosa, battito cardiaco), prendere nota dei sintomi delle diverse patologie registrate, applicare medicazioni e bendaggi, raccogliere campioni, effettuare elettrocardiogrammi.

COSA SUCCEDE IN PANDEMIA?

In questo ultimo anno, a partire da marzo 2020, ossia dall’inizio della pandemia da Covid-19, gli infermieri e le loro prestazioni offerte sono diventati indispensabili per l’assistenza soprattutto dei pazienti risultati positivi, i quali considerano l’infermiere come una figura di riferimento quasi paragonabile ad un familiare. Ma data la complessa e duratura formazione di questi professionisti durante la pandemia l’offerta è minore della domanda. Inoltre, nelle residenze assistenziali sanitarie gli infermieri, dopo aver ricevuto l’offerta di poter lavorare negli ospedali per far fronte all’emergenza, si sono ridotti al minimo.

E’ per questo che in una delle regioni più colpite dal virus, il Veneto, il governatore ha approvato una delibera che con un corso aggiuntivo autorizzava gli Oss a svolgere le stesse prestazioni offerte da un professionista Infermiere. La delibera n.305/2021 però è stata ritenuta irricevibile dal Coordinamento degli Ordini delle Professioni infermieristiche della Regione Veneto, che si rende disponibile a valutare ogni azione necessaria nelle sedi giurisdizionali più opportune e ad ricercare in tempi brevi e opportuni le soluzioni necessarie. Il Coordinamento ci tiene a ritenere che la figura dell’Operatore Socio Sanitario è fondamentale e la ritiene capace di svolgere qualsiasi azione, ma che la formazione che gli verrebbe fornita sarebbe breve e non esaustiva e per questo porterebbe a mettere a serio rischio la vita dei pazienti, soprattutto in una condizione di emergenza come quella che stiamo vivendo. Tale opinione è stata poi condivisa dal Coordinamento degli Ordini delle Professioni infermieristiche della regione Lombardia e della regione Emilia-Romagna. Inoltre, sostengono che una delibera non sia il provvedimento giusto, ma che sia opportuno ricercare le ragioni di tali questioni che risiedono nei tanti anni di incuria e scelte sbagliate nei confronti della professione infermieristica, soprattutto nell’ambito delle residenze sanitarie assistenziali.

Attribuire agli operatori socio-sanitari funzioni e prestazioni proprie degli infermieri non è la soluzione, anzi aggrava il problema.

Coordinamento degli Ordini delle Professioni infermieristiche della regione Emilia-Romagna

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