Girolamo Savonarola: la retorica di un predicatore

Passeggiando per le strade del centro di Ferrara è facile imbattersi nella statua di Girolamo Savonarola, noto per le vicissitudini con la casata dai Medici a Firenze, ma meno per la sua origine ferrarese. Chi era questo religioso che ha sconvolto la storia della Firenze rinascimentale?

Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola nasce, per l’appunto, a Ferrara nel 1452, si formò nella città natale, diventando monaco domenicano presso il monastero di San Domenico a Bologna e poi a Santa Maria degli Angeli, monastero di Ferrara; ma si spostò frequentemente nel nord e nel centro Italia per completare gli studi e diffondere le sue idee. Culturalmente egli era ispirato dai due capisaldi della formazione religiosa del periodo: il tomismo e l’aristotelismo ed era impregnato di un rigido moralismo religioso da una parte acquisito con lo studio, dall’altra ereditato dal nonno Michele, un medico che fu fondamentale per la preparazione del predicatore.

Dopo un precedente breve soggiorno a Firenze, Savonarola si stabilì nella città medicea a partire dal 1491, su insistente richiesta del filosofo Pico della Mirandola. Qui, cominciò a predicare per le piazze attirando folle di sventurati e nullatenenti che avevano una forte fede, ma allo stesso tempo una forte sfiducia nelle autorità ecclesiastiche in particolare nella corruzione del papa Alessandro VI (contro cui si scagliava Savonarola), che non era affatto l’emblema della religiosità e dei principi sacri. Quest’ultimo fu uno dei papi rinascimentali più controversi, anche per aver riconosciuto la paternità di vari figli illegittimi, fra cui i famosi Cesare Borgia (detto il Valentino) e Lucrezia Borgia, tanto che il suo cognome è diventato sinonimo di libertinismo e nepotismo, che sono tradizionalmente considerati come le caratteristiche del suo pontificato. Il monaco ferrarese, inoltre, era stato più volte ripreso dalla famiglia medicea per aver predicato contro la loro corruzione e il loro attaccamento al denaro, ma si trattava, appunto, di una famiglia di banchieri.

Il 1494 è un anno fondamentale per la storia italiana e per quella di Firenze: non solo coincide all’incirca con la rivoluzione della scoperta del nuovo mondo da parte di Cristoforo Colombo nel 1492 e nello stesso anno con la morte di Lorenzo de Medici, segnando il passaggio all’età moderna; ma soprattutto è l’anno della discesa del re francese Carlo VIII in Italia che comporta uno sconvolgimento non indifferente, inaugurando una serie di campagne militari in Italia, definite da Niccolò Machiavelli come le “horrende guerre d’Italia“.

La crisi italiana a Firenze può, certamente, personificarsi nella figura di Girolamo Savonarola il quale era riuscito a creare a seguito della morte del Magnifico una repubblica fondata sul rigorismo morale e teologico da lui professato per tutta la vita. Suo segretario di stato fu il “politologo” Niccolò Machiavelli. Il monaco sosteneva di essere uno strumento della volontà divina, e la sua predicazione sfuggiva ad ogni controllo. Egli governava con l’appoggio francese, ma una volta perso questo e ufficialmente scomunicato, le antiche accuse politiche lanciate contro la famiglia de Medici, gli si rivoltarono contro. Egli fu giustiziato nel 1498, contribuendo al ritorno della dinastia dei Medici a Firenze.

Quel che sicuramente abbiamo ereditato dal predicatore è l’arte della seduzione e del fascino della parola, l’arte della retorica, chiamandola in termini classici, che da una parte sa placare gli animi, dall’altra sa aizzarli, plagiandoli e modellandoli a proprio piacimento utilizzando questa forza consapevolmente. L’eredità di Savonarola è ricca e controversa: i futuri riformatori del cristianesimo (a partire da Lutero), credono che sia un loro precursore; i cattolici ortodossi credono che sia un sostenitore e predicatore dell’ortodossia. Nella Francia del Cinquecento la sua figura ebbe un successo editoriale incredibile, infatti le sue opere furono tradotte e diffuse in tutto il Paese.

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