Walter Biot e Edward Snowden, storie di spie a confronto

È del 30 marzo 2021 la notizia dell’arresto di Walter Biot, ufficiale della Marina militare italiana, colto in flagrante mentre scambiava documenti riservati con un militare impiegato presso l’ambasciata russa. L’accusa per lui è di spionaggio e rivelazione di segreto.

I dettagli del caso Biot

Biot, impiegato presso il Terzo Reparto dello Stato Maggiore della Difesa, che si occupa di analizzare e pianificare operazioni militari e diplomatiche, avrebbe venduto tali documenti per una cifra che ammonterebbe a 5.000€ a consegna.

Non è chiaro quanti altri scambi ci siano stati tra il militare italiano e quello russo e, quindi, nemmeno a quanto ammonti la cifra totale che Biot si sarebbe intascato. Tuttavia, si sa che i due si erano incontrati altre volte e che i carabinieri del ROS li sorvegliavano da mesi. Secondo le indagini degli inquirenti, Biot avrebbe fatto uscire i documenti dal suo ufficio fotografandoli e salvandoli su un supporto digitale. I due si incontravano nella periferia di Roma, in un parcheggio in cui avveniva lo scambio.

Le motivazioni di Walter Biot

Sembra chiaro che le motivazioni di tale gesto siano prettamente economiche, come confermato anche dal ministro Di Maio in Senato il giorno successivo all’arresto. Certo, la cifra piuttosto esigua per ogni scambio sembra non giustificare il rischio di venire condannato ad un minimo di quindici anni di carcere. I giornali hanno avanzato alcune ipotesi secondo cui dietro a queste azioni ci fossero motivi legati alla vita privata di Biot, ma non è emersa alcuna versione ufficiale. Il GIP di Roma nell’ordinanza di arresto ha ripetutamente sottolineato la gravità del fatto, definendo il militare un “traditore senza scrupoli” e “di estrema pericolosità” viste anche le “accurate modalità nell’agire”.

I whistleblower

Il caso Biot rientra in una dinamica nota, a cui ci hanno abituato le molteplici narrazioni cinematografiche e letterarie, che descrivono quasi sempre le spie come individui alla ricerca di un tornaconto personale (in termini di denaro, posizioni di potere o altro). Tuttavia, le spie non sempre sono mosse da ragioni “mercenarie”. Esistono, infatti, i cosiddetti whistleblower, letteralmente “coloro che soffiano il fischietto”. Si tratta di individui che, solitamente nel corso della loro attività lavorativa, rivelano fatti che potrebbero causare un danno all’azienda per cui lavorano. Essi sono spinti esclusivamente da ragioni etiche, viste anche le conseguenze a cui vanno incontro.

Tra di loro Edward Snowden è uno dei più conosciuti. Il suo nome diventò noto nel 2013, quando rivelò i dettagli del progetto di sorveglianza di massa compiuto dagli Stati Uniti a danno di tutti gli utenti di internet.

Il profilo di Edward Snowden

La biografia di Snowden è caratterizzata da tappe che denotano un’enorme devozione nei confronti degli USA. Nato nel 1983 da genitori entrambi impiegati in uffici pubblici, si arruola nell’esercito nel corpo delle Forze Speciali, ma abbandona a causa di problemi fisici. Di lì in poi la sua carriera è costellata di impieghi che riguardano la sicurezza nazionale. Parte lavorando per la NSA (National Security Agency) e passa alla CIA, per cui lavora sotto copertura diplomatica a Ginevra. Successivamente continua ad essere impiegato presso uffici di sicurezza nazionale tramite appalti ad aziende esterne (Dell, per esempio).

Snowden è, pertanto, il paradigma dell’uomo fortemente votato alla sua nazione. Votato al punto di andare contro il suo stesso governo pur di difendere i diritti sanciti dalla Costituzione Federale, che, sulla base delle prove da lui raccolte, fu ripetutamente violata.

Le scoperte di Snowden

A partire dal 5 maggio 2013, tramite le pagine del Washington Post e del The Guardian, Snowden descrisse il funzionamento del programma PRISM. Si trattava di un programma per la sorveglianza dei cittadini americani e stranieri tramite le grandi società di internet, tra cui Google, Microsoft, Apple, Facebook. Lo scopo ufficiale di PRISM era quello di monitorare i comportamenti di individui potenzialmente pericolosi per la sicurezza nazionale. In realtà, le società di intelligence americane avrebbero potuto ottenere i dati personali di chiunque avesse utilizzato i servizi offerti dalle aziende stesse, senza dover richiedere particolari autorizzazioni.

Inizialmente si era affermato che le aziende private fossero all’oscuro del progetto, ma è poi emerso che è avvenuto in più occasioni un dialogo con il governo per rendere più semplice la raccolta di dati. Addirittura, secondo le testimonianze dei dirigenti di Yahoo! del 12 settembre 2014, gli Stati Uniti minacciarono multe da 200.000$ al giorno qualora il sito non avesse consegnato i dati utili al programma PRISM.

Ovviamente le operazioni descritte da Snowden erano altamente illecite e lesive della libertà non solo dei cittadini statunitensi, ma dell’intera popolazione mondiale. PRISM ha addirittura sorvegliato capi di Stato, tra cui Silvio Berlusconi, quando ricopriva la carica di Presidente del Consiglio nel 2011. Le sue conversazioni furono riportate su Wikileaks, sito internet di riferimento per le rivelazioni dei whistleblower. Tra i suoi interlocutori figuravano la cancelliera tedesca Angela Merkel e l’allora segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon.

Slide top secret che spiega nel dettaglio i tipi di dati raccolti tramite PRISM

Differenze tra Biot e Snowden

Biot e Snowden rappresentano, quindi, due opposte filosofie di spionaggio. Il primo, viste probabilmente le difficoltà economiche, si è venduto ad una nazione straniera per una (piuttosto modesta) ricompensa in denaro. Il secondo, nonostante non vivesse alcuna situazione di difficoltà e non avesse nessun interesse a vivere una vita da esiliato, ha deciso di rivelare i soprusi del suo governo assumendosene la responsabilità e subendone le conseguenze.

Di fronte alla legge, entrambi figurano come traditori. Tuttavia, se per Biot non c’è giustificazione che tenga, se non la disperazione, Snowden è sostenuto da molti attivisti e associazioni umanitarie, prima tra tutte Amnesty International. Inoltre, i tribunali americani gli hanno dato ragione lo scorso anno, dichiarando illecite le attività di sorveglianza del governo.

Commento di Snowden alla sentenza della Corte d’Appello

La contrapposizione tra queste due figure è la contrapposizione più profonda tra egoismo e altruismo. In un contesto come quello odierno, in cui “il fine giustifica i mezzi” sempre e comunque, se il fine è quello personale, vicende come quella di Snowden riaccendono la speranza nel genere umano. È singolare che tale speranza nasca proprio nella patria dell’individualismo, tra coaching e self-made men. Ma è un segnale che alla società non bastano la competenza e i successi dei singoli, che sono comunque fondamentali; a queste qualità va aggiunta la collaborazione, la solidarietà disinteressata e una minore avidità.

Fonti

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