IL DOTTOR FRANKENSTEIN ERA RUSSO

Il dottor Frankenstein è il noto scienziato svizzero del famoso (grottesco) romanzo di Mary Shelley del 1818. La storia racconta del dottor Victor Frankenstein che creò un mostro dall’unione di parti morte galvanizzato dall’enorme progresso tecnologico dell’epoca. Il sottotitolo, Il moderno Prometeo, allude all’aspirazione degli scienziati di poter fare tecnicamente qualsiasi cosa.

Frankenstein è la metafora di Creatore, nell’immaginario collettivo.

Un secolo dopo la sua pubblicazione, tra gli anni ’10 e gli anni ’20 del XX secolo, il biologo russo Il’ja Ivanov (1870-1932), specializzato nell’inseminazione artificiale e ibridazione interspecifica, cercò di riproporre un esperimento sulla falsa riga del romanzo, però questa volta su carne viva. La scoperta di questi studi avvenne grazie alla pubblicazione dei documenti riservati dell’Unione Sovietica, a seguito della sua caduta.

Il’ja Ivanov, 1927

ESPERIMENTI

Incrocio tra zebra e asino

Prima di concentrarsi nella sua “opera summa”, ovvero l’ibridazione uomo-scimmia, operò alcuni test su altri animali come ratto con topo e zebra con asino. La sua ambizione era creare una specie nuova, un’evoluzione del genere Homo incrociando l’uomo con lo scimpanzé, grazie alla condivisione del 98% del DNA. In linea filogenetica, è ritenuto il parente evolutivo più vicino a noi.

Prima della Grande Guerra, nel 1910, attirò molte attenzioni su di sé, soprattutto quelle di studiosi francesi, russi e magnati americani, dopo la sua presentazione al Congresso Mondiale di Zoologia. Ivanov iniziò l’inseminazione artificiale su tre esemplari femminili di scimpanzé, solo che nessuna rimase incinta. Nel novembre 1926, dopo un breve periodo a Parigi, si recò nella Guinea Francese, nel giardino botanico di Conakry, con il supporto dell’Istituto Pasteur, dove questa volta tentò di inseminare donne con lo sperma scimmiesco. Il Governo francese gli impedì di portare avanti questo grottesco ed inquietante progetto scientifico. Ritornato in Georgia, continuò i test ma, sfortuna o fortuna che dir si voglia, le femmine erano morte ed era rimasto vivo solo un orango tango maschio. Gli servivano cinque donne volontarie per essere inseminate dallo sperma dell’orango tango.

Nel 1930, Stalin ritenne immorali questi esperimenti, dopo che Ivanov aveva iniziato a cercare sul mercato tedesco degli esemplari di scimapanzé, e diede ordine di prelevarlo ed esiliarlo ad Astana, in Kazakistan, per lavorare al Kazakh Veterinary-Zootechnical Institute.

TESI DA DIMOSTRARE

Il motivo principale era dimostrare la veridicità della teoria evoluzionista di Darwin. Dietro l’attestazione darwiniana c’era una cagione più oscura. Riteneva la manipolazione genetica un’arma antireligiosa della propaganda staliniana, in cui selezionare i geni giusti per la diffusione dell’utopia socialista. Unire la forza umana alla sottomissione della scimmia, significava creare una nuova specie ed un essere invincibile, anche nei campi di battaglia.

PERCHE’ FALLIRONO?

I tentativi di creazione della nuova specie fallirono per una questione genetica (46 sono i cromosomi umani e 48 sono quelli scimmieschi) e, nonostante le nuove tecnologie, non vennero riprodotti in quanto estremamente imbarazzanti per il mondo scientifico. Tenendo conto di questa premessa genetica, risulta chiara l’impossibilità del concepimento anche nel caso in cui la fecondazione avvenga con successo.

PER APPROFONDIRE

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