Forze armate ieri e oggi

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Costituzione italiana, art. 11

La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, nè l’esercizio dei diritti politici.

L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

Costituzione italiana, art. 52

Le Forze Armate italiane sono invidiate in tutto il mondo per la professionalità, umanità e valore che le distinguono dalle altre. E’ uno strumento fondamentale per la difesa degli interessi vitali, della sovranità e dei connazionali all’estero e delle vie di comunicazione di accesso al Paese. E’ uno specchio della Nazione sempre all’avanguardia ed inserita in un delicato rapporto di equilibri internazionali e geopolitici. E oggi è affianco agli operatori sanitari ed alla popolazione civile contro il COVID-19.

E’ una tappa degli ultimi 160 anni, quando tutto iniziò.

QUANDO TUTTO EBBE INIZIO

8 febbraio 1848, Torino. Carlo Alberto di Savoia, re di Sardegna, emanò lo Statuto Albertino, la costituzione liberale chiamata a gran voce durante i moti del ’48. Nell’articolo 75 dispose semplicemente la leva obbligatoria regolata per legge. Successivamente, la piemontesizzazione del nuovo regno passò per la legge del 20 marzo 1865 n. 2248, conosciuta meglio come Legge Lanza o Legge Ricasoli, in cui si allargò l’amministrazione sabauda in tutta l’Italia di allora. Per ragioni di integrazione e sentimento nazionale tutti i giovani sottoposti alla leva militare si spostarono da un capo all’altro della penisola, testimoniato anche nei Malavoglia con il trasferimento di ‘Ntoni da Aci Trezza a Napoli per servire nella Regia Marina.

Il primo passo fu, sotto il generale Alfonso La Marmora, contrastare il brigantaggio in Sud Italia. Il generale La Marmora fu protagonista della prima grande riforma dell’esercito sabaudo, prima, e regio, poi. Era basata sulla qualità dei soldati piuttosto che la quantità, fornendo loro un istruzione ed una specializzazione creando le Scuole di Cavalleria a Pinerolo, di Fanteria a Ivrea e di applicazione di Artiglieria e Genio.

Lo spostamento di giovani dalle famiglie alle caserme, la famosa “cartolina”, poteva essere evitata falsificando il proprio stato di salute, e la falsificazione costava parecchio, tanto che soltanto i figli dei nuclei familiari più abbienti potevano permettersela. Questo non toglieva la possibilità di entrare in Accademia. Infatti, soltanto i più poveri erano la “carne da cannone”.

La leva, invece di essere accolta benevolmente, era fortemente disprezzata, in particolare nelle campagne poiché si sottraeva forza lavoro utile per il sostentamento. E non tutti tornavano indietro.

LA GRANDE GUERRA

Mentre il Regio Esercito fu scarsamente impegnato tra la III guerra d’indipendenza (1866) e la colonizzazione della Libia (1913), la Regia Marina volle un ruolo egemonico nel panorama mediterraneo in grado di sfidare la Royal Navy e i primi velivoli spinsero la creazione della Regia Aeronautica.

L’Italia era l’ultima delle grandi potenze d’Europa sotto tutti i termini, soprattutto militari. Oltre a leccarsi le ferite dopo il terremoto di Messina, non era pronta tatticamente ma le spinte irredentiste e nazionaliste hanno avuto la meglio per l’entrata in guerra. L’Austria-Ungheria rifiutò la concessione di Trento e Trieste, ultime terre italiane non ancora unite al resto del regno; perciò il Ministro degli Esteri Sidney Sonnino firmò il patto segreto di Londra (25 aprile 1915), inedito fino al 1917 quando fu pubblicata dai bolscevichi. L’Italia entrò in guerra combattendo nei cieli del Nord-Est, nel Mar Adriatico e sulle Alpi orientali contro un vecchio alleato di convenienza.

Dopo Caporetto, le truppe italiane persero più di 150 chilometri ritirandosi sul Piave. Il generale di brigata Luigi Cadorna, allora Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, fu sostituito dal generale Armando Diaz. Lui, insieme al generale Pietro Badoglio, modernizzarono la struttura organizzativa militare e l’equipaggiamento e spinsero verso la costruzione dei nuovi carri armati. Furono chiamati al fronte i ragazzi del ’99, 1899, per sopperire alle perdite degli attacchi inutili nelle 11 battaglie dell’Isonzo e della rotta di Caporetto. Caporetto è la translitterazione italiana del paese sloveno Kobarid, il quale cambiò nome una volta conquistato dagli italiani all’inizio del conflitto. Contemporaneamente i fanti di Marina, la futura Brigata San Marco, difesero la laguna dagli attacchi degli austriaci e la Regia Marina grazie ai MAS (Motoscafo Armato Silurante) conseguì successi nell’Adriatico culminati il 10 giugno 1918 con l’affondamento della corazzata Santo Stefano presso il porto di Premuda.

La resistenza sul Piave divenne un mito italiano ed una speranza per tutto il Paese. Tra giugno e novembre 1918, l’Austria-Ungheria cadde e dalla resa, dopo la battaglia di Vittorio Veneto, si potè ritenere conclusa l’unificazione d’Italia. Anche se, Gabriele d’Annunzio la considerò la “vittoria mutilata”.

NATO E QUADRI INTERNAZIONALI

Dopo l’armistizio del 3 settembre 1943 e la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia, divenuta una Repubblica parlamentare, entrò in un delicato equilibrio internazionale tra le democrazie occidentali e le dittature di stampo sovietico. Nel 1949 entrò a far parte della NATO, quindi inserita in un delicato equilibrio geopolitico atlantico.

Per conto delle organizzazioni internazionali (NATO, Unione Europea e ONU) l’Italia ha prestato servizio in numerosi Paesi come Libano, Iraq, Afghanistan e supporto alle ONG impiegate nel Mediterraneo centrale.

Nonostante le 39 missioni in 24 Paesi, l’Esercito Italiano è impiegato, in collaborazione con il Ministero degli Interni dal 2008, nell’Operazione Strade Sicure, volto a sostegno delle Forze dell’Ordine nelle città italiane e protezione di obiettivi sensibili. E’ stata funzionale perchè “la cui efficacia è stata determinata dalla tempestività di intervento, dalla capillare distribuzione delle forze sul territorio nazionale e dalla capacità di rischieramento delle unità in ogni condizione ambientale, fattori decisivi che in molteplici circostanze hanno assicurato la salvaguardia della vita umana e la tutela del bene comune.” (Operazione “Strade Sicure” – Esercito Italiano (difesa.it)

LE RIFORME DEL XXI SECOLO

Il Terzo millennio rivoluziona il concetto di leva militare e allargamento delle gerarchie.

La prima riorganizzazione è del 1999: possono arruolarsi anche le donne. Il 16 settembre 1998 il disegno di legge dell’Onorevole Spini, dopo l’approvazione alla Commissione Difesa della Camera il 30 luglio, è stato assegnato alla IV Commissione Difesa del Senato, esaminato in aula il 15 luglio 1999 ed approvato con modificazioni il 21 luglio 1999. Due giorno dopo è tornato alla Commissione Difesa della Camera, esaminato il 27 settembre ed approvato con larga maggioranza il 29 settembre. La legge 20 ottobre 1999, n. 380 “Delega al Governo per l’istituzione del servizio militare volontario femminile” è costituita da un solo articolo e permise una piena parità tra uomo e donna in divisa a partire dal 2000.

La seconda ristrutturazione è di cinque anni più tardi, nel 2004, la legge del 23 agosto n. 226 ed attiva dal primo gennaio 2005, in cui rimuove la leva obbligatoria, rendendo di fatto le Forze Armate professioniste e volontarie. L’ultimo giorno di leva obbligatoria è stato il 30 giugno 2005.

PER APPROFONDIRE

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