LE AMBULANZE ARRIVANO SEMPRE TARDI…

” LE AMBULANZE ARRIVANO SEMPRE TROPPO TARDI QUI ” dichiara un abitante di San Berillo, quartiere di Catania. E’ proprio qui che, nello scorso novembre 2020 a causa di un presunto ritardo di un’ambulanza, avviene la morte di Illah Dansoko, un giovane di origini gambiane dall’età di 32 anni.

Non è la prima volta che un ritardo dell’ambulanza o l’arrivo di un’ambulanza sprovvista di strumenti adatti a gestire l’emergenza, soprattutto in epoca Covid, portano a gravi complicanze di un individuo fino al suo decesso. Nonostante le difficoltà evidenti, il sistema di emergenza grazie alla sua attuale organizzazione riesce comunque a salvare molte vite. Ma il sistema di emergenze italiano è sempre stato così?

COME NASCE IL SISTEMA EMERGENZA-URGENZA IN ITALIA

SISTEMA EMERGENZA-URGENZA ANNI ’60 AFFIDATO ALLA CROCE ROSSA

Fino agli anni ’60 del 1900 il soccorso cittadino era associato a tre organi distinti: la Croce Rossa Italiana, associazioni private e il CePIS (centrale per il coordinamento per il soccorso). Questi tre enti avevano come unico compito quello di trasportare in ospedale le persone ferite soprattutto coloro che erano reduci dalle diverse guerre, senza poter offrire nessun tipo di assistenza sanitaria.

Nel 1974 in occasione della strage a San Benedetto Val di Sambro con 12 morti e 48 feriti, emerse la consapevolezza dell’inadeguatezza organizzativa dei soccorsi. Una importante svolta avveniva nel 1980 quando, in occasione della strage avvenuta nella stazione di Bologna il 2 agosto, ci fu una collaborazione tra CePIS, Croce Rossa ed enti privati per l’indirizzamento dei soggetti feriti verso gli ospedali.

Da questa collaborazione nasceva la CENTRALE OPERATIVA BOLOGNA SOCCORSO, una centrale operativa unica per il soccorso e il trasporto che riceveva le richieste di soccorso attraverso le forze dell’ordine. Nel 1980 i diversi enti non comunicavano fra loro e mancava una pianificazione del percorso assistenziale del cittadino, che veniva trasportato nell’ospedale disponibile più vicino senza valutare le sue esigenze. Poi nel 1990, in occasione dei mondiali di calcio in Italia, nacque il numero unico delle emergenze 118 al quale ognuno, da allora, può rivolgersi in caso di emergenza.

AD OGGI COME FUNZIONA IL SISTEMA DI EMERGENZA SANITARIA?

Il sistema sanitario per l’emergenza-urgenza è dotato di un sistema di allarme provvisto di: un numero telefonico universale (118) in collegamento con le centrali operative, un sistema territoriale di soccorso fornito di ambulanze, automediche ed elicotteri e di una rete di servizi e presidi ospedalieri funzionalmente differenziati e gerarchicamente organizzati. La centrale operativa dal 1992 si occupa di attribuire un codice colore in base alla criticità presunta dell’emergenza e in base ad esso si occupano della giusta attivazione e del coordinamento dell’intervento stesso, interagendo con il sistema territoriale. L’operatore che riceve le chiamate di emergenza è un infermiere specializzato che attraverso la raccolta di alcuni dati, attribuisce un codice-colore all’emergenza e decide se attivare l’utilizzo di un’ambulanza o altre risorse. L’attivazione e l’arrivo dell’ambulanza sul luogo dell’evento richiedono in media la durata di 8 minuti in aree urbane e 20 minuti nelle aree extraurbane in caso di emergenze non differibili.

SERVIZIO DI EMERGENZA IN EPOCA COVID

Dal momento della sua creazione all’epoca pre-covid il sistema sanitario di emergenza è riuscito a salvare una quantità enorme di vite, ma nell’ultimo anno la situazione è decisamente peggiorata.

Ad oggi le ambulanze restano in coda per ore davanti ai vari Pronto Soccorso della Regione a causa dell’ eccessivo riempimento di quest’ultimi e di conseguenza non è possibile nè “scaricare” il paziente, nè accettare altre chiamate di emergenza a causa del tempo di attesa incerto. Per questo motivo in questi giorni, capita che anche gli interventi urgenti attendano molti minuti, spesso più degli 8 previsti per i codici rossi. I mezzi che arrivano in ritardo perchè bloccati da servizi Covid spesso portano le emergenze a non essere più recuperabili e al decesso dei pazienti, come quello che è avvenuto a San Berillo nel caso di Illah Dansoko. Molte volte, invece, non sono i mezzi a mancare, ma gli equipaggi sanitari a bordo di essi o, in caso di pazienti Covid, a mancare sono le protezioni necessarie. Questa pandemia sta portando via con sè anche vittime scevre dall’infezione, come nel caso di Maria Grazia Gentile, una signora di 68 anni che si è accasciata al suolo per un infarto in un paesino in provincia di Bari e che è deceduta tra le braccia della figlia Anna per mancanza di mezzi disponibili.

“L’ AMBULANZA NON ARRIVA MAI” è una delle frasi più ripetute soprattutto in questo periodo ma il motivo di questo mancato o ritardato arrivo è dovuto a chi la guida, a chi fornisce assistenza sanitaria al suo interno o alla mancanza di mezzi e personale rispetto al numero elevato di emergenze attuali? La presenza di decessi o la mancanza di interventi tempestivi è una sconfitta per la popolazione ma soprattutto per il personale sanitario che di vite ne salva e non ne vorrebbe condannare.

Ornella Luisa Decorato

PER APPROFONDIMENTI

https://www.fanpage.it/attualita/illah-dansoko-morto-a-32-anni-mentre-sognava-di-tornare-in-gambia-ambulanza-in-ritardo/

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/muore-braccia-figlia-lambulanza-non-arriva-1902355.html

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