Editoriale: omofobia.

Il fatto recente

Il 21 Marzo, la pagina Instagram gaynet_roma ha diffuso il video di un ragazzo che viene ripetutamente aggredito da un uomo alla stazione dei treni di Valle Aurelia a Roma.

Secondo quanto riportato dalla pagina l’uomo, in seguito ad un bacio scambiato tra il ragazzo aggredito e il proprio fidanzato, avrebbe attraversato i binari e si sarebbe presentato al loro cospetto dicendo: <Non vi vergognate?>, salvo poi aggredirli fisicamente. La scena è tragicomica. L’uomo cerca ripetutamente di colpire il ragazzo con scarsissimo successo, mentre quest’ultimo schiva e ammortizza abilmente le percosse urlandogli <ma tu chi cazzo sei?>. Ed è da questa scena che emerge quanto possa essere ridicola l’omofobia. Vi invito a ragionare su quanto sia pietoso un uomo di mezza età che cerca di picchiare un ragazzino per il suo orientamento sessuale, oltretutto senza riuscirci. Questo episodio non ha avuto conseguenze gravi, o non gravi quanto sarebbero potute essere, ma funge da spunto per il fenomeno che rappresenta.

Una breve analisi

L’accettazione dell’omosessualità, in Italia, potrebbe essere definita come “in itinere”. Gran parte della popolazione fortunatamente accetta e supporta la comunità Lgbtq+, dall’altro lato però vi è ancora chi discrimina e disprezza l’omosessualità.

In teoria il processo di accettazione dovrebbe essere lineare e analogo a tutti i cambiamenti culturali: le nuove generazioni dovrebbero imporre la propria mentalità a quelle vecchie, in modo graduale e con il supporto di una porzione di queste ultime.

Ma il problema, nel nostro paese, è rappresentato da una parte di classe politica che tutela e fa leva proprio su valori obsoleti e ad oggi discriminatori, per non parlare ovviamente del Vaticano (nonostante papa Bergoglio abbia tentato una modernizzazione anche su questo fronte).

La classe politica che si rende portatrice di queste discriminazioni velate è ovviamente la stessa che punta ad un conservazionismo estremo e che sfocia nella discriminazione di quasi ogni sorta di minoranza.

In questo modo, xenofobi e omofobi (ma anche razzisti), si sentono legittimati ad azioni del genere visto sopra. Salvo poi essere “traditi” dalla classe politica a supporto, quando il fatto diventa noto, poiché tutti corrono a condannare l’accaduto per salvarsi la faccia.

Commento

Penso che la soluzione del problema sia da ricercare nel “comune buonsenso”. Lo stesso buonsenso che nello scorso secolo ha alimentato una cultura discriminatoria verso il “diverso”. Diverso da cosa? Dalla famiglia tradizionale ad ispirazione cattolica e patriarcale che ha rappresentato lo standard della classe borghese durante il suo avvento nei due secoli scorsi.

Ora, nel XXI secolo, il comune buonsenso sta virando verso l’integrazione e l’accettazione del diverso. E’ una battaglia ardua inserita in un contesto complesso, in cui una fazione lotta per i propri diritti e l’altra cerca consensi propinandoli come pericolosi. Come possono persone che lottano per l’amore libero rappresentare un pericolo? Persone che lottano per la loro idea di famiglia (senza cercare di imporla come modello) e per la propria libertà. Il mio augurio è che piano piano, giorno dopo giorno, la classe politica non potrà più fare finta di nulla. Giorno dopo giorno gli omofobi si sentiranno legittimati sempre meno ad avere atteggiamenti discriminatori in pubblico, fino al giorno in cui saranno liberi di esprimere il proprio pensiero ma per fortuna solo “a casa loro”.

Pubblicato da Massimiliano Tommasi

Vicedirettore di Ariosteo Magazine. Studente in comunicazione all'Alma Mater.

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