Quando l’archeologia servì il potere

L’archeologia è sempre stata una delle tante eccellenze italiane nel mondo, sia per l’elevato numero di specialisti sia per il grande numero di siti che toccano tutti i periodi di studio: dal Paleolitico al Medioevo, passando per il Meso-Neolitico, la Protostoria ed il mondo classico greco-romano. Lo studio del passato dovrebbe essere oggettivo e apolitico ma non è sempre stato così, già nel XIX secolo le ricostruzioni di siti e monumenti era arbitraria. Durante il Ventennio, infatti, l’archeologia italica ebbe un enorme impulso, anche se piegata all’ideologia fascista.

GLI ANNI VENTI ETRUSCHI

Il legame tra Etruschi e fascismo iniziò ben prima del 1922. Nel 1916, mentre l’Europa ed il mondo combattevano nelle trincee della Grande Guerra, l’archeologo Giulio Quirino Giglioli trovò a Veio, una località etrusca a 16 chilometri a nord-ovest di Roma, la statua chiamata “Apollo che cammina”, data l’illusione del suo movimento. Il movimento era al centro della corrente culturale dominante dell’epoca: il Futurismo.

Apollo di Veio, anche “Apollo che cammina” oggi esposto al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma

L’iconografia etrusca è stata al centro del primo decennio applicata al fascio littorio con la scure a destra disposto da Giacomo Boni e successivamente adottato come simbolo di stato con la legge del 30 dicembre 1927. Il fascio è simbolo di ascesa dell’uomo verso mete “celesti”, elevazione spirituale. Si ricollega ai ritrovamenti del Palazzo di Cnosso a Creta dove era associato al termine labrys, ossia bipenne nei dialetti asiatici della lingua greca presenti sull’isola. La bipenne, ascia con doppio tagliente, era precedente a Zeus, Giove e Tinia, infatti, affonda le sue radici nei miti assiro-babilonesi in cui il dio Merodak vinse contro il mostro Caos primordiale Tiamat. La scure a doppio taglio di Vetulonia è allegoria del perfezionamento di civiltà.

Nel 1925 il Comitato per le attività toscane inventò la Fiera dell’artigianato, con Firenze come capitale, con il compito di valorizzare il passato antico della regione. Tra il 27 aprile e 4 maggio 1926 si tenne a Palazzo Vecchio il I Convegno nazionale etrusco dove il sottosegretario alla Cultura sottolineò l’importanza degli Etruschi nel panorama italiano. Tre anni dopo, nel 1928, si tenne il I Convegno internazionale etrusco sempre a Palazzo Vecchio alla presenza del podestà di Firenze, Carlo Delcroix ed il sottosegretario alla Cultura.

Contemporaneamente il glottologo Alfredo Trombetti ipotizzò l’origine della lingua etrusca che non apparterrebbe al ceppo indoeuropeo, ma etrusco-asianico (preindoeuropeo) e posta tra le lingue caucasiche ed indo-europee (TROMBETTI, p.217). Nel 1930, il professore liceale Francesco Pironti, appassionato di etruscologia, cercò di decifrare la lingua etrusca attraverso le iscrizioni note, ipotizzando che si trattasse di un dialetto greco basandosi sulle assonanze. La sua enorme monografia ebbe un enorme successo nella società civile, tanto da essere chiamato “italico genio” ma venne accolta con scetticismo nell’ambiente accademico. Il professor Carlo Battisti smontò le sue teorie, anche con toni violenti e portò al suicidio del professore liceale nel suo studio nel 1935 e dei documenti al riguardo scomparvero dal Ministero della Cultura. Da quel momento, gli Etruschi diventano imbarazzanti per il regime, tanto che Massimo Pallottino lanciò un’anatema contro chiunque avesse idee contrastanti con gli archeologi. Dopo la morte del Pironti, la popolazione italica divenne imbarazzante per l’élite fascista tanto da concentrarsi sulla Roma imperiale.

ROMA IMPERIALE E FASCISMO

[…] bisogna liberare dalle deturpazioni mediocri tutta la Roma antica, ma accanto alla antica e medievale, bisogna creare la monumentale Roma del XX secolo.

Benito Mussolini, 21 aprile 1924

Questo era il progetto mussoliniano per “rifondare” l’Impero e Roma. Un’archeologia piegata alla propaganda politica e usata come mezzo e non come scopo conoscitivo. Basti pensare agli scavi del teatro romano di Trieste per dimostrare la sua italianità o nelle colonie in Albania e Libia per le rivendicazioni politiche.

Mussolini ed il piccone, anni ’30.

Nel 1937 il trionfo del legame tra Roma imperiale e Impero italiano: il billennario della nascita di Augusto e la conquista dell’Etiopia. Giulio Quirino Giglioni definì Mussolini come un “novello Augusto della risorta Italia imperiale”.

Il Duce prese in prestito il termine mazziniano del 1870 “Terza Roma” e lo piegò alla sua ideologia. Infatti, la Prima Roma era quella dei Cesari, la Seconda la città dei Papi ed ora l’immagine della città fascista. Gli archeologi del tempo usavano l’espressione “raschiamento dei monumenti”, ossia eliminare il superfluo inutile restituendo l’immagine originaria esprimendo un gusto classicistico teatrale.

La demolizione dei quartieri medievali e rinascimentali portò alla creazione di strade, come la Via dei Fori Imperiali e l’isolamento intorno al Vittoriano.

Una città profondamente cambiata e sventrata per renderla più appariscente sul palcoscenico internazionale, soprattutto per la visita dell’alleato Hitler nel 1934 e 1938. Il Duce Mussolini adottò la storia monumentale di Nietzsche avendo enormi aspirazioni e non trovando modelli nel suo tempo li ricercò nel passato.

PROTAGONISTI DELLA VICENDA

  • Giulio Quirino Giglioli (1886 – 1957) archeologo e politico italiano. Nel 1913 divenne ispettore archeologico per il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia e scavò dal 1914 al 1916 Veio dove scoprì la statua di Apollo che decorava il colmo del tempio tuscanico dedicato a Minerva. Nel 1934 entrò nella Camera dei Deputati per il PNF e tra il 1939 e 1943 divenne Consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.
  • Giacomo Boni (1859 – 1924) archeologo e politico italiano. Famoso per essere lo scavatore del Foro Romano. Ideatore del fascio fascista diverso da quello francese in stile rococò. Attirò le simpatie di Benito Mussolini in quanto convinto che il fascismo potesse far rinascere l’antica Roma. Programmò riti pagani per il primo anniversario della marcia su Roma come i Ludi palatini ed i Lepercalia.
  • Alfredo Trombetti (1896 – 1928) docente di glottologia generale comparata presso l’Università di Bologna.
  • Carlo Delcroix (1896 – 1977) intellettuale, politico e militare italiano. Presidente dell’Ente fascista di cultura fiorentino.
  • Carlo Battisti (1882 – 1977) glottologo e linguista italiano presso l’Università di Firenze (1925-1954). Studiò la dialettologia italiana, del latino volgare e dell’etrusco.
  • Massimo Pallottino (1909 – 1995) archeologo italiano, allievo di Giulio Quirino Giglioli. Famoso per la sua monografia Etruscologia (1939). Ispettore per la Soprintendenza alle antichità di Roma nel ’33 e direttore del museo di Villa Giulia nel ’37. Docente di Etruscologia sia a Roma che a Cagliari.

FONTI

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