La peste dimenticata

Quando si sente il termine Peste si tende a ricordare i vari episodi epidemici susseguitisi in Europa dopo il XIV secolo, grazie alle innumerevoli testimonianze storiche e letterarie. Tuttavia, anche riguardo la peste diffusasi durante il principato dell’Imperatore Giustiniano abbiamo testimonianze autografe, e particolarmente dettagliata è per esempio quella di Procopio. Procopio di Cesarea è stato uno storico bizantino vissuto nel VI secolo, ed ha trasmesso ai posteri, con le sue opere, le guerre intraprese dall’Impero Romano d’Oriente contro i Parti, i Vandali e gli Ostrogoti. Tuttavia, oltre ai conflitti, racconta anche di un male misterioso, molto contagioso, proveniente da un ratto nero ed un suo microscopico ospite: Yersinia pestis. Probabilmente le ondate furono causate da remissioni delle acuzie, ovvero la decrescita di un sintomo morboso nel momento in cui si manifesta nella maniera più acuta, che si protrassero per periodi di 10/12 anni nelle fasi finali ai 40 delle finali.

Batterio Yersinia pestis

PESTE GIUSTINIANEA

L’epidemia che colpì l’Europa prese il nome dall’imperatore bizantino dell’epoca, Giustiniano. Due grandi letterati dell’epoca, il già citato Procopio e Gregorio di Tours, ne descrivevano sintomi e letalità. Il primo riferisce che una persona poteva ritenersi guarita se il bubbone si ammorbidiva, invece se fosse rimasto duro sarebbe giunta la morte. Gregorio, invece, ritrae la velocità di morte, intorno ai due-tre giorni e quindi la necessaria adozione di fosse comuni. Questa pestilenza può nei fatti essere considerata una pandemia, anche se su scala meno evoluta, poichè raggiunse il Mediterraneo occidentale, la Persia, l’Asia centrale e l’India.

La peste giustinianea | Storie di Storia

Il primo focolaio si ebbe a Pelusio, un porto egizio a est del delta del Nilo, nell’ottobre 541. Si ritiene che la zona di provenienza originaria sia più a sud, nella valle del Grande Fiume, forse in Etiopia. L’ultima segnalazione è del 543. Anni dopo, nel 557, si registrò la seconda ondata ad Antiochia, che due anni più tardi raggiunse anche Costantinopoli, Ravenna e Istria.

Per fortuna, se così si può dire, la scarsa popolazione europea (soprattutto nelle aree interne) e le poche vie di comunicazione hanno giocato un ruolo determinante nell’autodelimitazione dei focolai di peste.

Nelle 13 ondate complessive, tra il 541 e 767 (l’ultima attestazione è a Napoli nel 767) con diversi focolai originari, si possono notare elementi comuni come la persistenza spontanea in Europa occidentale ed aree costiere intorno ai principali porti (Marsiglia, Ravenna, Napoli, Narbona) e la provenienza orientale delle riprese epidemiche. Non furono quindi toccate le isole britanniche, l’Europa centro-settentrionale (a nord delle Alpi) ed il Mar Nero. A seguito di ogni ondata si registrò una carestia data dalla ridotta attività agricola determinata dal calo demografico.

Non solo i commerci ebbero un ruolo rilevante, ma anche le guerre condotte in quel periodo: contro i Parti, contro i Goti e le invasioni arabe. La peste portò al tramonto dell’Impero bizantino ed all’ascesa della potenza arabica musulmana emergente.

Nella Francia carolingia del VII secolo si organizzò un primitivo “cordone sanitario” attorno alle città infette; un elemento, questo, di influenza musulmana, poiché anche nel Corano è scritto che durante un’epidemia “agli uomini appartenenti ad una città contagiata era vietato l’accesso in un’altra”, oltre al riferimento alla norma dello “scansamento”, evidentementeun modo per descrivere il distanziamento fisico.

Hanno seguito, dopo questi periodi bui, momenti di splendore. Si pensi alla ripresa sociale, economica e politica del Basso Medioevo ed al Rinascimento quattro-cinquecentesco. Una speranza per tutti noi relativamente al periodo post-COVID, ci permette di essere certi che un momento di così grande difficoltà sarà seguito da un periodo di ripresa e progresso. Come recita un famoso proverbio latino: “Per aspera, ad astra” (Dalle asperità, alle stelle)

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