LA NASCITA DEL NEGAZIONISMO SCIENTIFICO CONTEMPORANEO

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Negare ciò che non piace, che fa soffrire o che spaventa è da sempre un meccanismo di difesa della psiche umana.

A questo meccanismo potremmo attribuire senza problemi la paternità di movimenti come i “no-mask”, persone che più o meno consciamente scelgono di non credere all’utilità delle mascherine per prevenire la diffusione del Covid-19.

Per spiegarlo meglio: uno o più individui scelgono di non credere ad un fatto particolarmente allarmante perché la reazione emotiva che ne scaturirebbe se decidessero di crederci sarebbe troppo forte (è una forma di distacco dalla realtà nel caso in cui questa sia troppo “spaventosa”).

Questa forma di negazionismo è spesso fine a sé stessa e limitata.

In epoca contemporanea, con l’avvento di mezzi di comunicazione in tempo reale e la moltiplicazione smisurata di fonti di informazione, il caos è piombato sui sistemi informativi istituzionali e autoritari. Si sono diffuse a macchia d’olio fake news, controinformazione e comunicazione politica manipolatoria basata su metodi comunicativi mirati (Il gioco del populismo, Novembre 2020, Ariosteo magazine) piuttosto che su proposte concrete.

Questi fattori hanno contribuito alla creazione dell’era della post-verità, in cui la maggior parte delle persone è condizionata da “verità” fittizie o non è in grado di discernere tra realtà e invenzione.

E’ su questo terreno che è opportuno guardare allo sviluppo di un negazionismo scientifico “interessato” ovvero finanziato e promosso a scopo di lucro, ma da chi?

1953, importanti studi della comunità scientifica internazionale avevano evidenziato negli anni precedenti un rapporto diretto tra fumo e cancro ai polmoni. Intanto al Plaza Hotel di New York i capi delle principali compagnie di tabacco si riunivano per decidere come affrontare il problema. A Capo del summit vi era John Hill, il quale fece una proposta che si rivelò vincente: smettere di combattere tra produttori di tabacco per iniziare a combattere la scienza. Venne quindi istituito il Tobacco Industry Research Committee (Tirc) nel quale fluirono enormi capitali da tutte le grandi compagnie interessate. E da qui partì una campagna di massa: attraverso l’assunzione di scienziati, opinionisti e giornalisti di parte e “stipendiati” il Tirc riuscì a diffondere il dubbio sulla veridicità degli studi sul rapporto tra fumo e cancro polmonare. Dubbio che crollò solo nel 1998 quando il Tirc venne chiuso in seguito alla diffusione di documenti che dimostravano che la lobby era consapevole di diffondere falsità. Venne però subito stipulato un accordo da 200 miliardi di dollari che garantì protezione ai produttori di tabacco da future cause legali.

Caso analogo avviene con il riscaldamento globale, questa volta attraverso l’Heartland Institute finanziato fino al 2008(poi i finanziamenti non sono più stati resi pubblici) da Philip Morris, ExxonMobil, Koch Industries e in modo meno diretto da tantissime aziende interessate nell’industria dei combustibili fossili. L’Heartland Institute agisce esattamente come il Tirc, diffondendo dubbi e ricerche non attendibili sul riscaldamento globale nonostante la comunità scientifica sia unanime sul fatto che tale fenomeno sia per il 98% di origine umana.

Concludo con i “punti della vittoria” dell’American Petroleum Institute del 1998 giunti a noi come fuga di notizie da un meeting a Washington con le principali compagnie petrolifere:

  1. Il cittadino medio riconoscerà le incertezze nella scienza del clima; il riconoscimento delle incertezze diventerà parte del senso comune.
  2. I media riconosceranno le incertezze nella scienza del clima.
  3. La copertura mediatica rifletterà equilibrio sulla scienza del clima e riconoscimento della validità dei punti di vista che sfidano l’attuale saggezza convenzionale.
  4. La dirigenza dell’industria capirà le incertezze nella scienza del clima e le renderà mediatrici più incisive per coloro che devono decidere le politiche sul clima.
  5. Coloro che promuovono il trattato di Kyoto sulla base della scienza attuale sembreranno non essere in contatto con la realtà.

Perchè ricercare un disaccordo scientifico quando è possibile produrlo?

Perchè preoccuparsi della revisione accademica quando le nostre opinioni possono essere diffuse attraverso le pubbliche relazioni o spaventando i media? E perchè aspettare che i funzionari governativi giungano alla conclusione “giusta” quando è possibile influenzarli con i soldi dell’industria?

Lee Mcintyre.

Pubblicato da Massimiliano Tommasi

Vicedirettore di Ariosteo Magazine. Studente in comunicazione all'Alma Mater.

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