“The game”: la rotta balcanica e la sfida con la morte.

Per rotta balcanica, in tema di migrazione, si intende quel percorso che attraversa per lungo tutti i Paesi balcanici, che tanti profughi provenienti dal Medioriente tentano di intraprendere con la speranza di una vita migliore in Europa.

https://www.internazionale.it/notizie/ylenia-gostoli/2020/12/11/migranti-rotta-balcani

Come attraversare il Mediterraneo e approdare nelle isole europee più vicine (siano spagnole, italiane o maltesi) risulta più diffuso per i migranti provenienti dall’Africa, la rotta balcanica è percorsa ogni anno da migliaia di persone provenienti da situazioni belliche, di povertà, di discriminazione, di persecuzione originari di Paesi mediorientali.

Nel 2016, in piena emergenza immigrazione, e rappresentando la zona dei Balcani una delle più colpite sia perché coinvolgeva tantissimi migranti sia i tanti diversi Paesi della regione, l’Unione Europea stilò un accordo con Ankara per chiudere la rotta, in modo che si occupasse economicamente la Turchia dei migranti provenienti dalle zone circostanti, ma allo stesso tempo violando alcune norme del diritto internazionale le quali impediscono il sigillo del confine. In realtà, il problema non è stato risolto, anzi, l’Europa si è mostrata piuttosto sprovveduta nell’affrontare questa questione: a cinque anni di distanza, la rotta è stata ritracciata e migliaia di uomini e donne bussano ogni anno alle porte dell’Europa in attesa di ottenere asilo politico. L’Italia gioca un ruolo fondamentale, infatti, l’obiettivo di molti è quello di raggiungere il nostro Paese, ma è diventato sempre più difficile a causa delle ripetute riammissioni da parte della Polizia italiana, che, seguendo le indicazioni del Ministero dell’Interno, riportano in Slovenia coloro che sono arrivati, dopo una quarantena in un campo profughi. La Slovenia, a sua volta, rispedisce i migranti in Croazia, dove la Polizia croata picchia e tortura i malcapitati talvolta derubandoli.

Possiamo osservare i dati del fenomeno attraverso i grafici (https://altreconomia.it/rotta-balcanica-nel-2020-record-di-respingimenti-dallitalia-verso-la-slovenia/?www.altreconomia.it?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=30DICNONABBO):

Il 18 gennaio 2021 il Tribunale di Roma ha dichiarato illegali i respingimenti al confine sloveno, ma questo non basta a mettere un punto a questa tragedia umana: le politiche migratorie degli altri Paesi coinvolti impediscono il rispetto dei diritti umani; in particolare, dopo essere stati riammessi in Slovenia e poi in Croazia, che secondo gli accordi di Ginevra sono considerati “Paesi sicuri”, i profughi arrivano in Bosnia, nel campo di Lipa, nei pressi di Bihac, non attrezzato per i mesi invernali, parzialmente distrutto da un incendio, dove le condizioni di vita sono pessime e in tantissimi muoiono di freddo. Ma il problema principale è nella “sicura” Croazia, dove i poliziotti si macchiano di torture atroci: costringono i migranti a inginocchiarsi con le mani legate per poi riempirli di manganellate e quando svengono o si fingono svenuti per autodifesa, vengono sommersi da acqua gelata: si suppone che in Croazia per la Polizia esistano dei corsi anti-migranti, dove questi ultimi vengono presentati come affiliati di associazioni a delinquere e mafiose.

Nel report di Amnesty International (Pushed to the edge: Violence and abuse against refugees and migrants along Balkan Route | Amnesty International) si invita l’Unione Europea, ed in particolare Frontex, a controllare che i confini esterni non siano luoghi di tortura ma di rispetto dei diritti umani. Si chiede di porre fine ai respingimenti ed espulsioni collettive. Infine, ad un’assistenza finanziaria, logistica e tecnica alla Bosnia per l’accoglienza dei migranti presenti nel Paese, una sorta di accordo “alla turca”.

Il viaggio non è facile, i migranti, quasi tutti giovanissimi, tra i 15 e i 25 anni, arrivano in Italia in condizioni di salute pessime, con ferite e vesciche infette, causate dal loro cammino scalzi o con scarpe malmesse. Inoltre, non è di certo il meteo a scoraggiarli a compiere “The game”, cioè la sfida con la vita, con la morte, con sé stessi per arrivare in Italia. Esistono “campi profughi”, cioè luoghi in cui si fermano a dormire a riposare nei boschi tra le montagne immersi dalla neve e dal gelo del rigido inverno balcanico, anche i bambini con le loro madri dormono qui, intere famiglie.

Sono tutti in attesa di compiere la sfida: non essere respinti. La vittoria consiste nell’essere accolti in Italia. In tanti ci provano più volte e nel frattempo si nascondono dalle autorità per paura di essere allontanati sempre di più dalla meta.

<<Umar, vent’anni, pachistano, che ci ha chiesto di non scrivere il suo vero nome, ha raccontato di aver provato ad attraversare i Balcani nove volte prima di arrivare a Trieste, e che già a maggio era riuscito a entrare in Italia. “La polizia ci ha fermati e ci ha messo in una tenda mimetica insieme a molte altre persone”, ha detto Umar. “Hanno preso le nostre impronte digitali. Ho spiegato alla polizia che saremmo rimasti in Italia. Gli abbiamo mostrato le ferite ai piedi, ma ci hanno detto che dovevamo tornare indietro”. Umar ha raccontato che il mattino dopo le autorità italiane lo hanno consegnato alla polizia slovena, che a sua volta ha affidato il gruppo in cui si trovava alla polizia croata, che li ha caricati su un furgone e lasciati oltre il confine con la Bosnia. “Non c’era aria dentro il furgone, faceva caldissimo”.>> (fonte: https://www.internazionale.it/notizie/ylenia-gostoli/2020/12/11/migranti-rotta-balcani).

In questa drammatica vicenda, oltre alla mancanza di presa di posizione da parte dell’Europa, la situazione resa ancora più complicata dall’emergenza sanitaria, la mancanza di autorità competenti, vi è un altro problema: a guadagnarci sulla pelle di questi uomini vi sono trafficanti di esseri umani, criminali a cui ricorrono i migranti nelle situazioni di particolare difficoltà e disagio.

Sicuramente qualcosa si sta muovendo, una delegazione di eurodeputati italiani si è recato al confine con la Croazia per documentare l’effettiva emergenza migratoria, ma ad un certo punto il viaggio, nei pressi dei confini bosniaci, è stato impedito: la polizia croata ha creato una barriera umana che non ha permesso di procedere: cosa ha da nascondere la Croazia? E se sono stati trattati così dei politici di una certa rilevanza, come vengono trattati i profughi? In una situazione di difficoltà mondiale, non possiamo mettere in secondo piano questa questione, che coinvolge non solo le maggiori autorità italiane ed europee, ma anche la giustizia e il rispetto dei diritti umani, indubbiamente violati.

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