Ruth Bader Ginsburg: la legge è uguale per tutti

Ruth Bader Ginsburg (15.03.1933 – 18.09.2020) può definirsi una vera e propria pioniera nel campo dell’uguaglianza dei diritti e nella lotta alla discriminazione nel campo giuridico. Giurista, magistrata e accademica, divenne seconda donna in tutta la storia degli Stati Uniti ad essere nominata giudice della Corte Suprema, incarico che portò avanti dal 1993 fino alla sua morte nel 2020. Il suo impegno e la sua lotta per la parità non si fermò una volta approdata alla Corte Suprema, ed anzi, la consacrò per sempre nella memoria e nei cuori del popolo statunitense, che la ricordano con il soprannome “Notorious RBG”.

INFANZIA E UNIVERSITA’

Nata da genitori ebrei immigrati dall’Ucraina, fu una studentessa brillante, terminando la James Madison High School a 15 anni. Purtroppo, la madre, che fu una figura importantissima nella sua infanzia, morì il giorno prima del diploma per cancro. Nel 1954, si laureò alla Cornell University, dove conobbe Martin Ginsburg, con cui si sposò poco tempo dopo e che rimasero insieme fino alla morte di Martin sempre per cancro nel 2010. Già madre, nel 1955 iniziò il corso di laurea in giurisprudenza alla Harvard Law School e terminò i suoi studi, dopo il trasferimento per lavoro del marito, già avvocato, a New York, alla Columbia University nel 1959. Furono anni difficili, dove dovette affrontare un ambiente molto maschile ed ostile, essendo solo 8 donne in una classe di 500. Tra il 1961 e il 1963 divenne ricercatrice e direttrice associata alla Columbia Law School Project. Dopo la laurea tuttavia, Ruth incontrò molte difficoltà a trovare lavoro presso uno studio legale, a causa del suo esser donna. Pertanto, accettò un’occupazione come insegnante presso la Rutger Law School fino al 1972, dove divenne docente di processo civile, costretta ad uno stipendio più basso agli altri colleghi, poiché donna. Dal 1972 al 1980, divenne docente alla Columbia University, prima docente di cattedra donna nella storia della università. Nel frattempo, collaborava come volontaria all’American Civil Liberties Union, un’associazione di tutela dei diritti civili, di cui era anche consulente legale e membro del consiglio di amministrazione.


“My mother told me to be a lady. And for her, that meant to be your own person, be independent”

IL LAVORO ALL’AMERICAN CIVIL LIBERTIES UNION

È proprio all’American Civil Liberties Union che Bader Ginsburg inizia a portare avanti le sue battaglie legali per una parità di sessi, combattendo per un diritto che fosse “gender-blind”, che non guardasse cioè al genere ma che permettesse a tutti uguali tutele. Con l’associazione, ebbe l’intuizione di utilizzare il 14esimo emendamento della Costituzione americana, che stabilisce che tutti sono uguali davanti alla legge, per affermare la parità di diritti tra uomini e donne e per contestare molte leggi discriminatorie, ed arrivò a discutere sei casi fondamentali per la parità davanti alla Corte Suprema.

Uno di questi è il caso di Sally Reed (1971). Madre divorziata di un adolescente che era deceduto nella casa del padre, a cui era stata affidata la custodia dopo la separazione, le era stato impedito di recuperare gli effetti personali del figlio in base a una legge dell’Idaho secondo la quale quando due parti erano ugualmente qualificate per ricevere la proprietà di una persona deceduta “gli uomini devono essere preferiti alle donne“. Bader Ginsburg riuscì a portare il caso davanti alla Corte Suprema, sostenendo che vi fosse un’aperta violazione del 14esimo emendamento, ed il ricorso venne accolto.

Altro caso celebre, consacrato anche nel film “Una giusta causa” (“On the basis of sex”, 2018) è l’affare Moritz v. Commissioner (1968-70). Charles Moritz, uomo non sposato, chiese una deduzione fiscale, sulla base di atto legislativo, per pagare il salario di una badante assunta per prendersi cura di sua madre. L’Agenzia governativa per la riscossione dei tribute (Internal Revenue Service) negò tale deduzione sulla base del fatto che Moritz non fosse qualificato a riceverlo in quanto solo “una donna o una vedova o un marito la cui moglie è incapace o ricoverata” ne avevano il diritto. Moritz, dopo aver infruttuosamente adito il Tribunale Fiscale, decise di fare appello e venne appunto rappresentato da Ruth Bader Ginsburg, assieme al marito Martin e a Melvin Wulf dell’American Civl Liberties Union. Proprio questa occasione mostrò come la battaglia di Ruth fosse per una vera uguaglianza tra uomo e donna in ogni campo, ovunque una di queste parti ricevesse un’ingiusta discriminazione: in questo caso, infatti, i Ginsburg mostrarono come la negazione della deduzione costituisse una discriminazione incostituzionale basata sul sesso, in quanto Moritz l’avrebbe ricevuta se fosse stata donna e non c’erano tuttavia alcuna base razionale per questa differenza di trattamento. Il Tribunale accolse l’appello, arrivando ad affermare che la classificazione di genere fosse “una odiosa discriminazione nonché invalida sotto i giusti principi del processo.


“I don’t say women’s rights—I say the constitutional principle of the equal citizenship stature of men and women.”

IL CAMMINO VERSO LA CORTE SUPREMA

Nel 1980, Ruth Bader Ginsburg venne nominata giudice della Corte d’appello per il Distretto della Columbia da parte del presidente Jimmy Carter. Finalmente, nel 1993 arrivò alla Corte Suprema grazie alla nomina di Bill Clinton, ricevendo la conferma al Senato con 96 voti a favore e solo 4 contrari. Seconda donna in tutta la storia statunitense a coprire tale ruolo e prima donna ebrea a farlo, il presidente Clinton la scelse per inserire nella Corte una figura di tale intelletto e di capacità anche politiche per contrastare la maggioranza conservatrice. Rivestita di questo nuovo ruolo, Ruth continuò a combattere le sue battaglie in numerose sentenza, dove il suo apporto è stato fondamentale, anche quelle volte in cui non si allineò con l’interpretazione data dalla maggioranza della Corte. Un esempio di ciò fu nel 1996, quando Ruth fu fondamentale per la decisione presa contro il Virginia Military Institute, l’accademia militare che all’epoca era l’ultima scuola ad accesso esclusivamente maschile d’America. Nel 1999, Ruth vinse l’American Bar Association’s Thurgood Marshall Award per i suoi contributi per l’uguaglianza di genere e per i diritti civili. La sua carriera come giudice e come giurista si è conclusa con due decisioni fondamentali, nel 2015 con l’introduzione dei matrimoni dello stesso sesso e nel giugno del 2020 con la decisione contro le discriminazioni sul posto di lavoro in base all’orientamento sessuale. Ruth Bader Ginsburg ci ha lasciati il 18 settembre del 2020 dopo anni di lotta contro un cancro metastatico al pancreas.

“When I’m sometimes asked when will there be enough women on the Supreme Court and I say, ‘When there are nine,’ people are shocked. But there’d been nine men, and nobody’s ever raised a question about that.”

“Quando a volte mi chiedono quando ci saranno abbastanza donne nella Corte Suprema e dico ‘Quando ce ne saranno nove, le persone sono scioccate. Ma ci sono sempre stati nove uomini e nessuno ha mai detto nulla.”

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