COME CREARE UN FONDO NERO ED EVADERE (QUASI) FELICEMENTE

Facciamo luce sulla piaga dell’evasione fiscale, caratteristica “atavica” che attanaglia il nostro paese ormai da generazioni. In particolare l’analisi si focalizzerà sugli strumenti adottati dalle grandi imprese per eludere i controlli del Fisco a danno della collettività.

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L’EVASIONE IN ITALIA

Le stime Istat 2017 riportano un bollettino salatissimo per l’Italia: sono più di 190 i miliardi occultati agli occhi del Fisco, una cifra che equivale ad oltre il 10% del nostro PIl.

L’ evasione si sostanzia in diverse forme, in base alla tipologia del soggetto economico che la mette in atto, con lo specifico intento di occultare ricchezza oppure di dichiarare costi fittizi per beneficiare di detrazioni illegittime. I privati, ad esempio, prediligono forme di evasione legate alle locazioni in nero o al lavoro nero (lavoro domestico, edilizia, agricoltura ecc…). Le piccole attività troveranno invece conveniente occultare direttamente i ricavi al momento della percezione sfuggendo all’occhio del Fisco. È questo il caso in cui ci si deve ” rivolgere al titolare” per regolare i conti oppure quando l’esercente “dimentica” di rilasciare lo scontrino. Quasi impossibile invece l’evasione per i lavoratori dipendenti in virtù della ritenuta a titolo d’acconto che viene prelevata a monte dal datore di lavoro.

COME EVADONO LE GRANDI IMPRESE

Quando un’impresa raggiunge notevole dimensioni ed un certo carattere strutturale diventa senz’altro difficile se non impossibile evadere lato ricavi. Basti pensare all’imbarazzo che il vertice aziendale riscontrerebbe nel richiedere al reparto di contabilità di effettuare qualsivoglia artificio per mascherare ricavi. L’unica via perseguibile per evadere rimane dunque quella di gonfiare i costi sostenuti ricorrendo eventualmente alla dichiarazione di veri e propri costi fittizi. Per la buona riuscita dell’operazione è necessario che si tratti di spese figlie della volontà diretta del vertice aziendale, senza che ne vengano a conoscenza i vari reparti operativi. Le spese che meglio si prestano ad essere “gonfiate” sono quelle per consulenze, studi di fattibilità, noleggio macchinari e pubblicità, basta accordarsi con la controparte affinché fatturi un ricavo maggiore che si tradurrà in maggiori costi detraibili senza averne effettivamente sostenuto l’onere.

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SCHEMA CINESE FINTO

Un’altra possibilità di evasione per le grandi imprese prevede l’interposizione di strutture parallele che prende il nome di ” schema cinese finto“. Ricorriamo ad un esempio non molto lontano dalla realtà. Si pensi ad una società che produce servizi televisivi in America e ad una società emittente Italiana interessata ad acquistarli per mandarli in onda in Italia. L’acquisto però non avviene in maniera lineare, la società Italiana infatti dà ordine di acquistare il servizio televisivo ad una sua controllata residente a Malta. Dunque in un primo momento la società di Malta acquista dalla società Americana il servizio televisivo al prezzo di mercato concordato, supponiamo 1 milione di euro. In un secondo momento la società Italiana, che controlla quella di Malta, intrattiene con lei il rapporto di compravendita per aggiudicarsi il prodotto televisivo. È a questo punto che si attiva il meccanismo di evasione: l’emittente Italiana acquista lo stesso prodotto ad un prezzo gonfiato di 1,5 milioni di euro in forza del suo rapporto di controllo sulla società di Malta, la quale fatturerà ricavi per 1,5 milioni a fronte di un acquisto iniziale di 1 milione dalla società Americana.

In questo schema si profilano due dinamiche concatenate: da una parte la società Italiana riesce a dichiarare costi maggiori (fittizi) che potranno poi essere detratti dalla base imponibile. D’altro canto emerge un aspetto ancor più preoccupante: attraverso questo schema, come visto, si crea un gap di 500 mila euro che risultano nel bilancio della società controllata Maltese come plusvalenza tra costo d’acquisto legittimo dall’emittente Americana a prezzo di mercato ( 1 milione) e prezzo di rivendita fittizio alla sua controllante Italiana (1,5 milioni). Questo schema, come si intende chiaramente, ha dunque come obiettivo anche quello di creare un vero e proprio “fondo nero” all’estero, che sfugge in toto ai controlli fiscali Italiani, e che risulta pienamente disponibile per la società controllante Italiana per corrompere e pagare tangenti. Risulterebbe infatti impossibile corrompere con somme “legittime” iscritte in bilancio, si rende necessaria l’implementazione di un fondo nero totalmente estraneo all’occhio (poco) vigile del Fisco.

SENTENZA MEDIASET

L’esempio suddetto, come anticipato, è molto aderente alle dinamiche reali. Questo è infatti lo schema oggetto della sentenza del Tribunale di Milano, sez. Pen., sent.26 ottobre 2010 n.10956 che troverà poi conferma in cassazione e che condannerà il gruppo Mediaset per evasione fiscale e fondi neri. A farne le spese fu Silvio Berlusconi, disegnato come l’artefice dello schema fraudolento, che ricevette una condanna a 4 anni, di cui 3 condonati per indulto.

POSSIBILI SOLUZIONI

Per quanto riguarda i provvedimenti anti-evasivi circoscritti alle grandi imprese può rivelarsi interessante l’implementazione di un nucleo operativo del Fisco all’interno della grande impresa stessa, come avviene in America. In questo modo l’ufficio fiscale potrà sia affiancare l’impresa nelle questione burocratiche che effettuare un controllo più ravvicinato circa i rapporti intrattenuti con società estere.

Per quanto invece concerne gli altri strumenti di contrasto all’evasione di recente introdotti, va segnalata la parziale efficacia dell’incentivo all’uso della moneta elettronica che è pensata piuttosto per contrastare il fenomeno del riciclaggio. Parimenti non è esente da perplessità anche la famosa ” lotteria degli scontrini”, senz’altro un segnale ma non abbastanza per andare a scovare la ricchezza nascosta. Si renderebbe invece necessaria l’attuazione di un controllo territoriale a tappeto, con l’intento di dissuadere gli evasori che ad oggi trovano conveniente evadere in virtù della possibilità fortemente remota di ricevere controlli non prima di 4 o 5 anni.

Pubblicato da Giammarco Nolé

Studente di economia aziendale presso l'Università degli Studi di Ferrara. Appassionato di finanza e letteratura, trader nel tempo libero

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