Wangari Maathai: la Green Lady

Sono le piccole cose che i cittadini fanno che faranno la differenza, la mia piccola cosa è piantare degli alberi. 

Wangari Muta Maathai, nata l’1 aprili del 1940 a Nyeri, in Kaenya, allora colonia britannica, è stata una biologa, attivista e la prima donna africana a vincere il Premio Nobel per la Pace nel 2004. Nel 1960 fu una dei trecento studenti kenioti selezionati per studiare negli Stati Uniti come parte del programma Kennedy Airlift, dove ha conseguito la sua laurea in Biologia nel Mount St. Scholastica College in Kansas. 

Nel 1971 è diventata la prima donna nell’Africa Orientale ad ottenere un dottorato, nella fattispecie di anatomia veterinaria, presso la Scuola Universitaria di Nairobi, per poi nel 1977 diventare professoressa associata del dipartimento. La sua carriera professionale è stata segnata da tanti “primati” e riconoscimenti. Già solo questo dovrebbe bastare per capire lo spirito intraprendente di Wangari, ma la realtà, come lei stessa affermò, è che per lei tutti questi traguardi ottenuti furono soltanto degli “strumenti” in più per far si che la sua voce potesse avere maggiore risonanza tra la gente.

Durante il suo lavoro come docente ha promosso delle campagne in favore dell’uguaglianza delle donne che lavoravano nel università, provando a convertire l’associazione del personale accademico in un sindacato per riuscire a migliorare le prestazioni, ma questo fu impedito dai tribunali. 

Nel 1977, in un discorso davanti il Consiglio Nazionale di Donne di Kenya, del quale sarebbe diventata la presidente anni dopo, propone una campagna di riforestazione cominciata con la piantagione di sette alberi, ossia il primo Cinturone Verde che anni dopo si convertirà nel Green belt Movement, il quale ha come obiettivo la riduzione della povertà e la conservazione del medio ambiente attraverso la piantagione di alberi; e da questa iniziativa nacque il suo soprannome “La donna degli alberi”. 

Wangari fu tante cose: attivista, biologa, insegnante, madre, sorella, ma anche un’anima ribelle che nel largo della sua carriera ha dovuto fare fronte e combattere contro le sfide che comporta l’essere donna in un mondo come quello scientifico, e una volta tornata in Kenya si mobilita e impulsa coraggio ad altre donne a mobilitarsi.

Alla nascita del Green Belt Movement, il regime dittatoriale al potere vedeva in lei e nel desiderio di organizzare, mobilitare e dare potere alle donne una minaccia. Fu così che capii che per riuscire ad apportare un cambiamento, non solo nelle vite delle donne che facevano parte del movimento, ma in tutto il paese, doveva combattere contro il sistema che le impediva di organizzarsi e portare avanti il progetto; sfida che fu vinta, ma solo dopo anni di battaglie.

Il movimento acquistò fama e riconoscimento internazionale dopo la Terza conferenza delle donne organizzata dalle Nazioni Unite a Nairobi, dove Wangari, grazie all’organizzazione di conferenze, è riuscita a ottenere dei fondi da parte dell’UNEP, che sono serviti all’espansione del movimento in Africa e alla nascita della Fondazione della Rete Pan-Africana del Green Belt. 

Nel gennaio del 1992, Maathai e altri attivisti pro democrazia vengono a conoscenza dell’esistenza di una lista di persone che dovevano essere arrestate, e tra questi vi era anche il nome di Wangari, la quale decise di rinchiudersi in casa per evitare l’arresto. Questa situazione durò tre giorni fino a quando la polizia decise di entrare in casa e arrestarla. Verrà poi rilasciata un paio di giorni dopo. 

Questa non fu né la prima né l’ultima volta che Maathai venne arrestata, in un altra occasione, sempre per la sua posizione critica contro il governo e il suo rifiuto a liberare i prigionieri politici, venne picchiata insieme al resto di manifestati, andando persino a finire in ospedale. 

 Wangari ebbe un ruolo importante anche in politica. Nel 2002 venne eletta a far parte del parlamento con il 98% dei voti a suo favore, nel 2003 fu nominata assistente dal ministro dell’Ambiente e Risorse Naturali e nel 2003 fondò il Partito Verde Mazingira di Kenya, che adesso fa parte della Federazione di Partiti Verdi d’Africa e dei Verdi Globali. 

Wangari morii il 25 settembre del 2011 dopo una battaglia contro il cancro ovarico in un ospedale di Nairobi. Fino alla sua morte Maathai fu riconosciuta e premiata per diverse associazioni ambientali.  


Nel 2012, in onore al suo impegno per l’ambiente, l’ACB, Asociacion de Colaboracion en materia de bosques (Collaborative partnership on forests) istituisce il premio Wangari Maathai per i paladini delle foreste in tutto il mondo. Dimostrazione questa che anche dopo la sua morte la sua influenza nei processi di salvaguardia dell’ambiente e conservazione delle foreste vive tutt’oggi, soprattutto nel movimento Green Betl Movement che, oltre a continuare a lavorare per lo sviluppo della comunità nell’ambito dell’ambiente, si impegna per una maggiore democrazia, per la risoluzione dei conflitti e la valorizzazione del Kenya stesso.

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