Capitol Hill: assalto alla Democrazia liberale

Populismo = qualsiasi movimento politico diretto all’esaltazione demagogica delle qualità e capacità delle classi popolari. Demagogia = degenerazione della democrazia, per la quale al normale dibattito politico si sostituisce una propaganda esclusivamente lusingatrice delle aspirazioni economiche e sociali delle masse, allo scopo di mantenere o conquistare il potere. Sovranismo = posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione. Le democrazie occidentali liberali stanno cadendo sotto i colpi del populismo, sia di destra sia di sinistra, e Capitol Hill potrebbe rappresentare un punto di non ritorno per tutti. Dalla Brexit all’apice della Lega di Salvini passando per le dittature parlamentari in est Europa, l’affermazione del Front National di Marine La Pen, la crescita di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni e l’exploi del Movimento 5 Stelle.

POPULISMO DI DESTRA

Il populismo di destra è quell’ideologia che odia l’élite e le classi favorite da esse. La base elettorale è formata dal popolo “reale”, in contrapposizione del popolo “esterno” come immigrati, omosessuali, intellettuali, giornalisti ed altri partiti politici. Si sviluppa in particolare in Europa e negli Stati Uniti perché Paesi dalla forte tradizione conservatrice, di piccoli imprenditori, possessori terrieri ed artigiani. Nonostante il linguaggio scorretto, violento, banale, emotivo, sintetico e semplice conquistano la pancia degli elettori formando un esercito privato di supporters. Riescono a schernire il pluralismo democratico in ogni ambito con la parole “libertà di scelta”.

Nel XXI secolo, i singoli gruppi parlamentari sono identificati e ombreggiati dai propri leader oscurando, di fatto, anche la propria ideologia originaria. Gli esponenti di punta portano soluzioni semplici a problemi complessi, a volte scaricando i propri insuccessi sui predecessori e non sulla propria incapacità amministrativa e politica. Il loro crescente peso politico e consenso popolare si basa anche su fake news e stare tra gli enormi bagni di folla dei comizi, ignorando, perfino, importanti riunioni istituzionali, o le più recenti regole anti contagio.

Personalizzando le elezioni, direttamente o indirettamente, promettendo radicali cambiamenti di vita, anche se impossibili, i leader populisti riescono a trascinare una marea di elettori alle urne al fine di conquistare il palazzo. Tuttavia, esiste la possibilità di ottenere il risultato contrario: ossia un enorme quantità di votanti a scegliere lo schieramento opposto, magari spaventati dalle derive estremiste delle loro campagne elettorali.

Le grandi identità politiche hanno scoperchiato l’intero sistema, andando anche oltre il Sistema, le Istituzioni parlamentari, le quali hanno il sacrosanto dovere di parlamentare, ovvero di trattare a voce una linea di condotta politica in una determinata aula, che poi ne diventerà il simbolo.

SOVRANISMO

L’altra faccia della medaglia del populismo, in particolare di destra, è il sovranismo. Isolarsi, facendo affidamento esclusivamente sull’autarchia economica e produttiva, in un mondo globalizzato e globalista non è un vantaggio per tutti, soprattutto per i cittadini, i quali non avrebbero accesso al libero mercato di concorrenza e soggetti a monopoli. Inoltre, non essere membri di organizzazioni ed organismi più ampi, come UE e NATO può essere sfavorevole nei confronti di altri supergiganti mondiali come la Cina, gli Stati Uniti e la Russia. Paesi come l’Italia sarebbero ingeriti come pesci piccoli di fronte al pesce grosso, invece se tante piccole prede si uniscono diventano predatori. Rivendicando il potere assoluto del popolo e della lontananza delle istituzioni non tengono conto di un equilibrio planetario, sia geopolitico sia ambientale, sempre più precario.

Slogan come Make America great again o Prima gli Italiani (modificabile in base a esigenze territoriali), giusto per citarne un paio, sono dannosi per tutti. Le merci, in particolar modo, e la loro circolazione rappresenta una fonte di reddito per aziende ed imprese e quindi persone. L’impossibilità di affidarsi a materie prime e tecnologie disponibili in altri Paesi, schermandoli con l’etichetta “sicurezza nazionale”, annulla i progressi della civiltà umana. Un esempio è stato impedire o minacciare l’installazione di Reti 5G delle cinesi Huawei (azienda privata) e Zte (sottocontrollo diretto statale) negli Stati Uniti o in Paesi alleati strategici come Italia o Germania, considerandola come spia nascosta in bella vista di Pechino.

CAPITOL HILL E CENSURA

L’assalto a Capito Hill del 7 gennaio è una pagina buia della storia americana e perfettamente paragonabile, seppur in contesti diversi, a Pearl Harbor e l’11 settembre. L’attacco al cuore della democrazia è stato attuato da una frangia estrema dei sostenitori di Trump, al termine di una manifestazione pacifica che ha coinvolto quasi due milioni di persone.

Il giorno della certificazione della vittoria elettorale di Biden al Senato, Trump dal suo profilo ufficiale Twitter, tuonava di recarsi al Campidoglio per protestare. L’arrampicata, lo sfondamento, le fotografie, lo sfregio e i morti avviene sotto gli occhi del mondo. Una riflessione è sicuramente legato al numero di agenti di sicurezza, dalla permeabilità del cordone di sicurezza attorno al parlamento più sicuro del pianeta e dalla disponibilità di scattare selfie con gli occupanti.

Twitter ha censurato i tweet di incitamento all’occupazione, ma non quello di ritiro e rispetto verso le forze dell’ordine. Molti iscritti al social network hanno indirizzato al CEO Jack Dorsey la richiesta di rimuovere il contenuto. Detto fatto, richiesta esaudita. I profili social, di Twitter e Facebook, di The Donald sono stati rimossi per istigazione alla violenza. Maria Giovanna Maglie tuona ”Con censura dai social Trump è diventato una vittima nazionale” ed il tycoon annuncia che non si arrenderà e fonderà una piattaforma per continuare la sua macchina del consenso e la fine del partito conservatore. Paolo Becchi cinguetta “Non so se sia più grave per lo stato della democrazia le proteste anche estreme di cittadini americani o il fatto che il Presidente degli Stati Uniti possa essere censurato da società private che in questo modo prendono decisioni politiche che non le competono”.

La caduta del GOP e della censura social è la fine della Democrazia liberale così come la conosciamo.

Negli anni ’20 segnerà la nascita della Democrazia populista, sovranista, leaderistica, dove i social network soverchiano i principali media mainstream.

FONTI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *