UN RECAP CLIMATICO DEL 2020

Il 2020 è destinato a passare alla storia non solo come l’anno della pandemia di Covid-19 ma anche come uno dei tre anni più caldi mai registrati. Dodici mesi segnati da temperature così roventi da poter persino superare il record stabilito nel 2016. Il cambiamento climatico avanza senza sosta ed il riscaldamento globale appare inarrestabile.

È il messaggio che ci dà in sostanza il Rapporto 2020 sullo stato del clima globale presentato a Ginevra da Petteri Taalas, segretario generale dell’Organizzazione mondiale della meteorologia dell’Onu (WMO). Nelle stesse ore in cui è stato divulgato il Rapporto, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, ha denunciato il fallimento “suicida” nella lotta al riscaldamento globale e affermato che la ripresa dalla pandemia di coronavirus potrebbe essere l’occasione per l’umanità di salvare il pianeta.

Clima 2020: facciamo il punto | Scienza in rete

Mare ghiacciato

Dalla metà degli anni ’80, l’Artico si è riscaldato almeno due volte più velocemente rispetto alla media globale, rafforzando una lunga tendenza al ribasso nell’estensione del ghiaccio marino artico estivo che ha ripercussioni sul clima nelle regioni di media latitudine. Nell’Artico siberiano, le temperature erano di oltre 5°C sopra la media. Il caldo siberiano ha raggiunto il suo picco alla fine di giugno con 38,0°C registrati a Verkhoyansk, provvisoriamente la temperatura più alta mai osservata a nord del Circolo Polare Artico, afferma il Rapporto.

Inoltre, il ghiaccio marino artico di luglio e ottobre 2020 è stato il più basso mai registrato.
Il ghiaccio marino nel mare di Laptev è stato eccezionalmente basso durante la primavera, l’estate e l’autunno, e la rotta del Mare del Nord è stata priva di ghiaccio o quasi priva di ghiaccio da luglio a ottobre 2020. La Groenlandia ha continuato a sciogliersi, perdendo 152 gigatoni di ghiaccio quest’anno, nonostante un tasso più lento rispetto al 2019.

Innalzamento del livello del mare e calore dell’oceano

Gli esperti dell’Onu hanno fatto sapere anche che il calore degli oceani “è a livelli mai visti e oltre l’80% dell’oceano globale ha subito un’ondata di caldo marino durante il 2020, con ripercussioni diffuse per gli ecosistemi marini che già soffrono di acque più acide a causa dell’assorbimento di anidride carbonica “.

Come con le ondate di calore sulla terra, il calore estremo può influenzare lo strato superficiale degli oceani con una serie di conseguenze per la vita marina e le comunità dipendenti. Gran parte dell’oceano ha sperimentato almeno un’ondata di caldo marina “forte” ad un certo punto nel 2020. Il mare di Laptev ha sperimentato un’ondata di caldo marina estrema da giugno a ottobre. L’estensione del ghiaccio marino era insolitamente bassa nella regione e le aree terrestri adiacenti hanno subito ondate di calore durante l’estate.

Eventi estremi ad alto impatto

Gravi inondazioni hanno colpito molti milioni di persone in Africa orientale, Asia meridionale, Cina e Vietnam. In Africa – Sudan e Kenya sono stati i più colpiti, con 285 morti segnalate in Kenya e 155 in Sudan. Il lago Vittoria ha raggiunto livelli record a maggio, i fiumi Niger e Nilo hanno fatto lo stesso a Niamey (Niger) e Khartoum (Sudan). Le inondazioni hanno anche contribuito a un’epidemia di locuste. In Asia meridionale, l’India ha vissuto una delle due stagioni monsoniche più piovose dal 1994, agosto è stato il mese più piovoso mai registrato per il Pakistan e sono state osservate inondazioni diffuse in tutta la regione (inclusi Bangladesh, Nepal e Myanmar). In Vietnam, le forti piogge tipiche dell’arrivo del monsone di nord-est sono state esacerbate da una successione di cicloni tropicali e depressioni, continua il Rapporto.

Calore, siccità e incendi

Nell’interno del Sud America, una grave siccità ha colpito molti luoghi nel 2020; le aree più colpite sono state l’Argentina settentrionale, il Paraguay e le aree di confine occidentale del Brasile. Negli Stati Uniti, i più grandi incendi mai registrati si sono verificati a fine estate e autunno. La siccità diffusa e il caldo estremo hanno contribuito agli incendi, e luglio e settembre sono stati i più caldi e secchi mai registrati per il sud-ovest. La Death Valley in California ha raggiunto i 54,4 ° C il 16 agosto, la temperatura più alta conosciuta al mondo almeno negli ultimi 80 anni. L’Australia ha battuto i record di calore all’inizio del 2020, con le temperature più alte mai osservate a Penrith, nella parte occidentale di Sydney, che ha raggiunto i 48,9 ° C il 4 gennaio.

L’Europa ha sperimentato siccità e ondate di caldo, anche se generalmente non sono state così intense come nel 2019. Nel Mediterraneo orientale i record di tutti i tempi sono stati stabiliti a Gerusalemme (42,7 ° C) ed Eilat (48,9 ° C) il 4 settembre; a seguito di un’ondata di caldo di fine luglio in Medio Oriente, il Kuwait ha raggiunto i 52,1 ° C e Baghdad i 51,8 ° C.

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Il numero di cicloni tropicali a livello globale è stato superiore alla media nel 2020, con 96 cicloni registrati fino al 17 novembre, secondo i dati dell’OMM . La regione del Nord Atlantico ha avuto una stagione eccezionalmente attiva, con 30 cicloni tropicali al 17 novembre, più del doppio della media a lungo termine (1981-2010). Il ciclone Amphan, atterrato il 20 maggio vicino al confine tra India e Bangladesh, è stato il ciclone tropicale più costoso mai registrato per l’Oceano Indiano settentrionale, con perdite economiche segnalate in India per circa 14 miliardi di dollari.

Nella prima metà del 2020 sono stati registrati, inoltre, circa 10 milioni di spostamenti, in gran parte dovuti a pericoli idro-meteorologici e disastri, concentrati principalmente nel Sud e Sud-est asiatico e nel Corno d’Africa. Secondo FAO e WFP, oltre 50 milioni di persone sono state colpite due volte: dai disastri legati al clima (inondazioni, siccità e tempeste) e dalla pandemia COVID-19 nel 2020. I paesi dell’America centrale stanno soffrendo per il triplo impatto degli uragani Eta e Lota, del COVID-19 e le crisi umanitarie preesistenti. Il governo dell’Honduras ha stimato che 53.000 ettari di terreni coltivati sono stati spazzati via, principalmente riso, fagioli e canna da zucchero.

Se tutto ciò è spaventoso, sembra che l’essere umano si accorga della malattia solo quando si iniziano a manifestare i primi sintomi, e quindi, in un contesto ambientale, con eventi estremi che ci portano con l’acqua alla gola, letteralmente. Una partecipazione più convinta di opinione pubblica e comunità scientifica sarebbe quanto meno auspicabile per non lasciare il destino globale a chi, di questo pianeta, ha sempre abusato.

Volendo fare un consuntivo sullo stato del clima nel 2020, potremmo dire che: non siamo ancora sulla giusta strada, malgrado i numerosi miglioramenti soprattutto recenti; l’Europa, in questo contesto, ha fatto e dovrà fare da traino per il resto del mondo, sia a livello scientifico che politico; gli impegni planetari che stanno fiorendo per risollevarsi dalla crisi pandemica accendono una luce di speranza – considerata anche la già citata vittoria di Joe Biden – che deve assolutamente essere mantenuta accesa attraverso un maggiore dialogo internazionale. Detto ciò, i dati sopracitati non lasciano spazio a dubbi: la crisi climatica è qui e ora. Le azioni che potremmo decidere di intraprendere oggi, contribuiranno a salvare il domani; sappiamo come uscirne, basta volerlo.

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