Le tante facce di Tina

Tina Anselmi fu una donna che rivestì molti ruoli: partigiana, insegnante nelle elementari, sindacalista sempre in prima linea per i più deboli, politica nella Democrazia Cristiana, deputata per sei legislature, ministro. Una vita piena, sempre impegnata nel sociale per dare voce a chi ne aveva bisogno, dedicata alla difesa della democrazia.

L’esperienza nella Resistenza

Tina Anselmi nasce a Castelfranco Veneto il 25 marzo del 1927 in una famiglia cattolica e antifascista (il padre venne perseguitato dai fascisti per le sue idee vicine al socialismo). Nella sua giovinezza Tina non si era mai interessata di politica, fino ad un fatidico momento, il 26 settembre del 1944: “Quando i fascisti e i nazisti costrinsero tutti gli studenti, e la popolazione, a recarsi in viale Venezia, ad assistere all’impiccagione di 43 giovani che erano stati presi dopo un rastrellamento sul Grappa. Un macabro spettacolo, un monito a chi osasse ribellarsi, […] Tra questi c’era il fratello della mia compagna di banco. Fu orribile: l’impiccagione fa paura, è una visione tragica, insopportabile.Questo momento così terribile divenne la spinta che le serviva per contribuire attivamente alla Resistenza: “[…] questo episodio ci obbligò a dare una risposta concreta un interrogativo che ci ponevamo da molti mesi: cosa possiamo fare? Stiamo qui e guardiamo? Potevamo assistere alla sofferenza, a quello che avveniva intorno a noi senza fare niente. […] Quel giorno decisi di entrare nella Resistenza.” Tina divenne quindi staffetta della Brigata autonoma “Cesare Battisti”, adottando il nome di battaglia “Gabriella” (“Divenni Gabriella, ispirandomi all’arcangelo Gabriele: non era forse un messaggero? Divino, certo, ma faceva la staffetta, più o meno come l’avrei fatta io.”) Una scelta questa non priva di dubbi, nascosta fino all’ultimo alla sua famiglia, e che portava con sé il timore di poter trovarsi nella possibilità di uccidere, scelta che entrava in conflitto con la sua grande fede cattolica. Per suo grande sollievo, come spesso ripeté nella sua vita, non si trovò mai di fronte a tale situazione, ma sicuramente è grazie a questa esperienza che inizia il suo impegno nel sociale e nella tutela di quei valori della democrazia che ha contribuito a difendere nella Resistenza, di cui ha sempre rivendicato l’importanza fondamentale per le sorti (e per la coscienza) dell’Italia, perché contro chi “dice che non dovevamo fare azioni di guerra, perché queste hanno portato ritorsioni, vendette, eccidi, la risposta che noi possiamo dare è che se non avessimo fatto niente, i tedeschi e i fascisti per quanto tempo ancora avrebbero occupato il paese? Come ci saremmo presentati davanti a quanti hanno combattuto il nazifascismo? Davanti alle nazioni vincitrici? Alcide de Gasperi si presentò alla Conferenza della Pace di Parigi dicendo che non tutti gli italiani erano stati fascisti, e poté affermarlo perché c’era stata la Resistenza che legittimava la sua difesa del nostro paese.”

Il dopoguerra e i primi passi nella politica

Dopo la guerra, Tina riprese a studiare, e anni dopo si laureò in lettere all’Università Cattolica di Milano e iniziò ad insegnare nella scuola elementare. Contemporaneamente, cominciò la sua attività politica all’interno della Democrazia Cristiana, alla quale si iscrisse dal 1944, attivandosi soprattutto per convincere le contadine a votare (“Noi ragazze che avevamo partecipato alla Resistenza, avremmo potuto non renderci conto di quale conquista fosse il diritto di voto alle donne?”). Si impegnò anche nell’attività sindacale nella CGIL e poi, dalla sua fondazione nel 1950, alla CISL, e dal 1945 al 1948 divenne dirigente del Sindacato Tessili e dal 1948 al 1955 del Sindacato Maestre. Dal 1958 al 1964 fu incaricata nazionale delle giovani della Democrazia Cristiana, partecipando a congressi mondiali dei giovani di tutto il mondo, esperienza che sancì davvero l’inizio “di un nuovo capitolo nella mia attività politica: capii che la politica non mi avrebbe più lasciata, e che io non l’avrei più lasciata. Partecipò in particolare al dibattito sulla legge Merlin che abolì la regolamentazione della prostituzione, momento davvero “dirompente nel costume, nel cambiamento dei rapporti tra donne e uomini […] Per la prima volta il corpo delle prostitute, che era pur sempre un corpo di donna, usciva dal chiuso non solo delle case, ma anche delle menti, delle fantasie maschili nelle quali era intrappolato; e dei nostri corpi all’epoca non si parlava. Era chiaro che battendoci per la chiusura delle case chiuse, noi andavamo a toccare i rapporti tra donne e uomini, scardinando pregiudizi e moralismi profondamente radicati nella nostra società.” Infine, nel congresso di Monaco del 1963 fu eletta membro del Comitato direttivo dell’Unione europea femminile, di cui diventa successivamente vicepresidente.

Una vita in Parlamento

Tina entrò per la prima volta come deputato il 19 maggio 1968 e venne riconfermata per ben sei legislature fino al 1992, nel Collegio di Venezia e Treviso. Come parlamentare, non smise di impegnarsi nel portare avanti battaglie importanti per la difesa dei diritti delle donne: ad esempio, nel 1979 fu prima firmataria di una proposta di legge sull’educazione sessuale nelle scuole e, nello stesso anno, di una legge per l’eliminazione della distinzione tra “atti di libidine violenti” e “violenza carnale” all’art. 609 del Codice penale, distinzione che verrà superata solo nel 1996. Anselmi inoltre si è sempre battuta per l’inserimento sociale e il diritto al lavoro delle persone con disabilità.

Dopo essere stata per 3 volte sottosegretaria al Ministero del lavoro e della previdenza sociale, nel 1976 venne nominata Ministro del Lavoro. Questo non segnò solo un grande traguardo nella sua vita, ma anche nella storia dell’Italia, essendo la prima donna ministro nella storia della Repubblica italiana. Non voglio dire che non ci avessi mai pensato, non avessi fatto progetti sul mio futuro professionale; anch’io ero ambiziosa, come tutti colore che, decidendo di misurarsi con la politica, stravolgono la propria vita. […] Ma oltre all’ambizione c’erano passione, spirito di servizio e idealità, che davano un senso profondo al mio impegno.” Due anni dopo, venne nominata Ministro della Sanità. Durante la sua carriera da ministra, Anselmi contribuì attivamente alla realizzazione di alcune delle più importanti leggi sul lavoro e sulla sanità, come la legge sulla parità di trattamento tra uomini e donne del 1977, la legge Basaglia sulla riforma psichiatrica nel 1978, la legge sulla depenalizzazione dell’aborto sempre nel 1978 e la legge sull’istituzione del servizio sanitario nazionale. Prima della nascita del SSN, la sanità pubblica era piuttosto frammentate ed era caratterizzata dalla presenza di assicurazioni sanitarie simili a quelle in vigore in alcuni paesi come gli Stati Uniti, che davano la possibilità di usufruire di determinati servizi solo fino ad un certo tetto di spesa, per cui quello che non rientrava doveva essere pagato di tasca propria. La legge istitutiva del SSN fu quindi un vero baluardo, anche se fu raggiunta dopo molti compromessi e negoziazioni, e fu accompagnata ad altre conquiste per il diritto alla salute, cioè la chiusura dei manicomi con la legge Basaglia e la depenalizzazione dell’aborto, assieme all’istituzione dei consultori pubblici. Nonostante la sua fede cattolica, Tina Anselmi non si oppose mai al diritto all’aborto, mettendo sempre al centro la salute delle donne. Il raggiungimento di questi cambiamenti importanti fu l’espressione di un progetto ben preciso per Anselmi, per cui lo Stato deve occuparsi del benessere fisico e psicologico dei suoi cittadini (Non c’è forma di carità più alta della politica, dell’impegno per il Paese, per la gente. Quando un politico fa una legge giusta lo fa a beneficio di larghe fasce del Paese […]. La politica può cambiare in meglio la vita dei cittadini.”).

Nel 1981 divenne presidente della Commissione di inchiesta sulla Loggia massonica P2, che terminò i lavori nel 1985. Fu un lavoro che Anselmi assunse con piena responsabilità, nonostante le conseguenze politiche e non solo che esso avrebbe potuto portare, firmando la relazione che analizzava le gravi relazioni della Loggia con apparati dello stato e con la criminalità organizzata, volte a condizionare la vita democratica del Paese. Negli anni, Tina difese fermamente il lavoro compiuto e la necessità di ricercare la verità, oltre tutte quelle omissioni, quelle connivenze e quei silenzi “che non aiutano certo la democrazia. Fanno sì che il suo stato di salute non sia buono.”

“La verità possono cercarla solo quelli che hanno la capacità di sopportarla. I segreti di Stato nascono, nel migliore dei casi, dal pensare che l’Italia non sia ancora un paese in grado di sopportare la verità. Arriverà mai il tempo per il nostro paese di essere maggiorenne in democrazia? […] Non c’è di peggio, in democrazia, che gettare il ridicolo sulla ricerca di verità e di coerenza. Abituare i cittadini a questo gioco al massacro. Spostare le carte in continuazione. Ma le carte parlano.”

L’impegno sociale e gli ultimi anni

Oltre alla sua attività politica, Tina non si fermò mai nell’impegnarsi su numerosi fronti, ovunque venisse chiamata. Venne nominata Presidente della Commissione nazionale per le pari opportunità, presiedette il Comitato italiano per la FAO e la Commissione nazionale sulle conseguenze delle leggi razziali per la comunità ebraica italiana, fece parte della Commissione di inchiesta sull’operato dei soldati italiani in Somalia, e infine venne nominata vicepresidente onoraria dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia. Nel corso degli ultimi decenni, è stata più volte presa in considerazione da politici e dalla società civile per la carica di Presidente della Repubblica, nomina che tuttavia non arrivò mai a concretizzarsi, una “prima volta” di una donna italiana in questo ruolo che Tina purtroppo non ha potuto collezionare nella sua carriera pioneristica.

Negli anni, Tina ricevette numerosi premi a riconoscimento del suo instancabile impegno nella vita democratica del Paese. Nel 1998 venne nominata Cavaliere di Gran Croce Ordine al merito della Repubblica italiana. Nel 2009 ricevette il “Premio Articolo 3” a riconoscimento dell’attività svolta nel corso della sua vita, da staffetta partigiana a “guida esemplare della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Loggia P2”, a “madre della legge sulle pari opportunità”.

Tina Anselmi si spense all’età di 89 anni nella sua città natale, Castelfranco Veneto, il 1° novembre 2016. La sua fu una vita spesa alla difesa dei più deboli, delle donne e della più alta idea di politica, cioè della concezione che le istituzioni e che la democrazia debbano essere a servizio di ciascuno, senza distinzione alcuna.

“La cosa più giusta che noi tutti adulti possiamo fare è dare fiducia alla saggezza dei ragazzi e delle ragazze e non togliere loro lo spazio vivere e per maturare. Bisogna testimoniare, ricordare loro che la democrazia è un regime difficile da vivere ma è l’unico in grado di garantire la libertà e la dignità di ciascuno di noi. […] E la democrazia non è un sistema politico in cui ci si adagia: dobbiamo sceglierla ogni giorno. Il rischio non è tanto non volere scegliere, quanto non sentire l’esigenza di dover scegliere. Questo spesso avviene quando non avvertiamo che i valori nei quali crediamo sono messi in pericolo. Allora ci si può accontentare che le cose vadano avanti con tranquillità e il confronto con la complessità dell’esistenza viene accantonato. Ma poi, quando qualcosa provoca un momento di rottura, si scopre che la realtà è differente da quella che si conosceva.”

di Irene Martinolli

Bibliografia

  • Storia di una passione politica”, Tina Anselmi e Annamaria Vinci, 2006
  • Tina Anselmi”, Biografie online
  • Tina Anselmi”, Enciclopedia delle donne
  • “Dobbiamo ringraziare la partigiana Tina Anselmi se oggi abbiamo il SSN”, The vision

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *