LE NUOVE MIGRAZIONI CLIMATICHE

La storia dell’umanità è stata fatta letteralmente con i piedi: spostamenti e migrazioni, infatti, hanno caratterizzato la presenza dell’uomo sulla Terra fin dalla sua comparsa qualche centinaio di migliaia di anni fa. Ma oggi i motivi che lo spingono a cambiare ambiente di vita sono cambiati, e sono talvolta inevitabili.

Migranti climatici: un'emergenza planetaria | Articoli | DeA Live Geografia

Negli ultimi seimila anni, dice un importante studio del PNAS, una delle più importanti riviste scientifiche a livello internazionale, pubblicato lo scorso maggio, il genere umano ha vissuto in zone della terra caratterizzate da un intervallo di temperature medie molto ristretto che sta tra gli 11 e i 15 gradi: in condizioni, dunque, che potevano permettere agricoltura, allevamento e sopravvivenza. Nei prossimi 50 anni, dice la ricerca, il clima cambierà più di quanto sia cambiato nei precedenti seimila anni: un terzo della popolazione si ritroverà a vivere in ambienti con una temperatura media attorno ai 29 gradi, quella che oggi si registra nello 0,8 per cento della superficie terrestre. Entro il 2070, dunque, le zone estremamente calde come il Sahara e che ora ricoprono meno dell’1 per cento della superficie terrestre potrebbero estendersi a quasi un quinto del territorio del pianeta.

Sui potenziali, probabili e certi effetti del cambiamento climatico sulla terra c’è un generalizzato consenso scientifico, e sono state fatte previsioni numeriche anche molto precise. Con l’aumento della temperatura, ampie fasce di territorio diventeranno più aride, e aumenteranno drasticamente le siccità estreme. Le frequenze e le intensità delle piogge cambieranno, con alcune zone che saranno più interessate di oggi (quelle monsoniche) e altre che lo saranno meno (quelle alle medie latitudini). Secondo le previsioni tutto questo, unito alla mutata composizione del suolo, causerà alluvioni devastanti.

Lo scioglimento dei ghiacci, inoltre, sta innalzando il livello delle acque del pianeta, che aumenterà, secondo le stime, tra gli 8 e i 13 centimetri entro il 2030, tra i 17 e i 20 centimetri entro il 2050, e tra i 35 e gli 82 entro il 2100, a seconda dei modelli matematici usati per le previsioni. Questo avrà conseguenze potenzialmente enormi per le persone che vivono vicino ai delta dei fiumi e in generale nelle zone costiere, soprattutto sulle isole più piccole.

Le migrazioni climatiche concernono anche i paesi ricchi» - SWI swissinfo.ch

Secondo un’analisi pubblicata sul The Guardian, più di 1 miliardo di persone rischieranno di essere sfollate entro 30 anni poiché la crisi climatica e la rapida crescita della popolazione determineranno un aumento della migrazione con “impatti enormi” sia per il mondo in via di sviluppo che per quello sviluppato. L’Istituto per l’economia e la pace (IEP), un thinktank che produce annualmente indici globali di terrorismo e pace, ha affermato che 1,2 miliardi di persone vivono in 31 paesi che non sono sufficientemente resilienti per resistere alle minacce ecologiche.

Si prevede che anche molti dei paesi più a rischio di minacce ecologiche, tra cui Nigeria, Angola, Burkina Faso e Uganda, sperimenteranno un significativo aumento della popolazione, portando a ulteriori spostamenti di massa.





“Ciò avrà enormi impatti sociali e politici, non solo nel mondo in via di sviluppo, ma anche in quelli sviluppati, poiché lo sfollamento di massa porterà a flussi di rifugiati più ampi verso i paesi più sviluppati”, ha detto Steve Killelea, il fondatore dell’istituto. “Le minacce ecologiche pongono serie sfide alla pace globale. Nei prossimi 30 anni, la mancanza di accesso al cibo e all’acqua aumenterà solo senza un’urgente cooperazione globale. In assenza di azione, molto probabilmente aumenteranno disordini civili, rivolte e conflitti “.

Gli impatti sistemici, afferma il New York Times, saranno gravissimi: aumenteranno la disoccupazione e la criminalità, si accentueranno le disuguaglianze, provocando possibili e profonde crisi politiche.

Le regioni potenzialmente più colpite dai cambiamenti climatici saranno e sono tra le più povere al mondo, nonostante nella stragrande maggioranza dei casi siano tra quelle che contribuiscono meno alle emissioni pro capite di gas serra, il principale contributo umano al cambiamento climatico. Tutto quel che accadrà come conseguenza delle migrazione climatiche costituirà dunque un fattore di pressione su un territorio e su un ambiente umano già vulnerabili.

«La migrazione può offrire grandi opportunità» continua il New York Times, non solo per i migranti ma anche per gli stati in cui i migranti si spostano. Il declino demografico americano, ad esempio, suggerisce che un numero maggiore di migranti avrebbe un ruolo anche nella produzione, ma sarebbe fondamentale fin d’ora investire e prepararsi a quell’afflusso di persone. Tutto, insomma, deve avere inizio «da una scelta»: i paesi del Nord del mondo possono scegliere di consentire ai rifugiati climatici di attraversare i loro confini, oppure possono chiudersi, «intrappolando centinaia di milioni di persone in luoghi sempre più invivibili».

La scelta più ‘logica’ sembrerebbe invece propendere per un impegno sistematico nel sostenere le persone vulnerabili nei luoghi in cui vivono, finanziando lo sviluppo locale, modernizzando l’agricoltura e le infrastrutture idriche. Il Programma alimentare mondiale (World Food Programme, WFP), l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare, ha ad esempio contribuito a costruire serre irrigate a El Salvador, riducendo drasticamente le perdite dei raccolti e migliorando i redditi degli agricoltori.

Il Nobel per la pace, al World Food Programme - Avanti

Quindi la domanda di fondo è: cosa sono disposti a fare i vari governi al riguardo? Diversi studi sui migranti climatici concordano nel dire che se le società risponderanno in modo deciso ai cambiamenti ambientali aumentando la loro “resilienza”, la produzione alimentare sarà sostenibile, la povertà ridotta e la migrazione internazionale rallentata, tutte cose che potrebbero contribuire alla stabilità e alla pace. Se i leader del mondo non intraprenderanno azioni efficaci contro i cambiamenti climatici, privilegiando al contrario scelte punitive contro i migranti, l’insicurezza alimentare aumenterà, così come la povertà e probabilmente i conflitti.

Il Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration, il documento approvato nel dicembre del 2018 dall’Assemblea dell’ONU, chiede esplicitamente che i governi facciano dei piani per prevenire le migrazioni climatiche e per aiutare le persone che saranno costrette a spostarsi per questi motivi.

«Ma la finestra temporale per agire si sta per chiudere».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *