Tamara De Lempicka: la donna fuori dagli schemi che divenne il modello dell’Art Decò


Quando si parla dei “Ruggenti anni venti” non si può non pensare alla frizzante atmosfera post-guerra delle grandi città come New York, Milano e Parigi, che ha reso questo periodo così iconico grazie alle feste del “Grande Gatsby”, al Charleston e al Jazz, al cinema in bianco e nero e all’Art Decò. Il movimento artistico di questi anni diede spazio alle più grandi rivoluzioni in campo architettonico, stilistico, fotografico e pubblicitario, creando un ponte tra l’eterno gusto classico e rinascimentale e i nuovi materiali industriali che iniziavano a dominare in un mercato sempre più rivolto al futuro e all’ampliamento delle città dopo la Prima Guerra Mondiale.

È in questo periodo che Tamara de Lempicka acquista una grande notorietà come pittrice, affermandosi nella scena artistica europea e mondiale, ponendosi come modello e protagonista femminile assoluta nel suo campo e creando un proprio stile riconoscibile e apprezzato in tutte le epoche.

“Cerco di vivere e creare in modo tale da imprimere, sia alla mia vita, sia alle mio opere, il marchio dei tempi moderni”


All’ anagrafe Tamara Rosalia Gurwik (1898 Varsavia- 1980 Cuernavaca, Messico),l’artista nasce in una famiglia molto ricca  e da sempre viene esposta alla bellezza dell’arte, iniziando così a sviluppare un gusto estetico e un senso critico estremamente raffinati.  L’apice di questa educazione artistica “indiretta” lo raggiunge a 11 anni quando la nonna la porta con sé in Italia; qui Tamara conosce le opere di Michelangelo, del Bronzino e del Pontormo, che la influenzeranno particolarmente nella rappresentazione anatomica dei suoi soggetti. Il suo uso della luce e di elementi di colore rosso saranno inoltre un chiaro tributo all’arte di Caravaggio. Oltre ai viaggi, studiò sempre in scuole prestigiose, in Polonia e in Svizzera.

“Ritratto di Mrs. Bush”

Il suo animo inquieto ben presto la portò a disobbedire alle regole familiari; difatti, abbandonò precocemente lo studio per trasferirsi a  San Pietroburgo, dove, a 18 anni, si sposò con il suo primo marito, Tadeusz Lempicki, un  facoltoso avvocato di cui si era innamorata da tempo e con il quale convolò a nozze anche grazie all’intercessione del ricco zio.

Allo scoppio della rivoluzione russa, i coniugi, dissidenti del regime, furono costretti a rifiugiarsi a Parigi, dove nacque Kizette, l’amatissima figlia della pittrice che sarà poi ritratta dalla madre in numerose opere. Arrivata nella capitale francese Tamara si dedicò totalmente al lavoro di artista, frequentando una prestigiosa accademia che la rese nota nell’alta borghesia,  diventando quindi la ritrattista più richiesta dell’Europa altolocata. A Parigi furono numerose le esibizioni da lei inaugurate.

Tamara de Lempicka e una sua modella

Con l’arrivo della fama aumentò l’indole modaiola ed estrosa di Tamara, che era diventata una vera e propria figura pubblica in tutta Europa. Nota per il suo stile all’ultima moda, per le feste grandiose e ricche di eccessi e la sua aperta bisessualità la pittrice iniziò scandalizzare molto, soprattutto nei salotti borghesi dei critici d’arte, che preferivano commentare  in modo sprezzante i suoi costumi, segno di un’emancipazione troppo lontana dalla morale dell’epoca, piuttosto che recensire  il suo operato.  Non mancavano tuttavia i numerosi ammiratori, anche in campo pittorico e artisico, tra cui Gabriele D’Annunzio che la definiva “La donna d’oro”

“Vivo la vita ai margini della società, e le regole della società normale non si applicano a coloro che vivono ai margini.”

Dopo il divorzio con il primo marito Tamara si risposa, ma con l’arrivo dell Seconda Guerra Mondiale deve cambiare nuovamente paese e si trasferisce in America dove vivrà viaggiando costantemente tra New York e Beverly Hills; anche questi spostamenti furono un elemento cruciale nella sua vita di donna poliedrica, ma anche irrequieta e costantemente turbata.

“Autoritratto nella Bugatti verde”

Una volta arrivata in America Tamara era già un’ icona del suo tempo ed aveva già costruito alla perfezione il suo personaggio; quello di una diva affascinante, conturbante, trasgressiva e irraggiungibile. Questi tratti della sua personalità traspaiono chiaramente da uno dei su quadri più celebri, “Autoritratto sulla Bugatti verde”, dove il suo sguardo ambiguo ammalia lo spettatore e lo sfida allo stesso tempo; è poi cruciale l’elemento dell’automobile, simbolo canonico della mascolinità, che qui viene usato come strumento di riscatto femminile.

“Ritratto della Duchessa di la Salle”

La produzione artistica di Tamara De Lempicka è ricca di ritratti femminili: le donne che la pittrice delinea sono emancipate, fiere, inarrivabili, libere e moderne, donne che guardano al futuro, protagoniste e non spettatrici della loro vita. Anche i numerosi dipinti di nudo mostrano corpi colti nella loro quotidianità, senza miglioramenti, ma esaltati dall’uso sapiente di luci e ombre. La figura femminile esce dallo schema di donna-oggetto,madre e casalinga predisposto dalla società patriarcale. Tuttavia anche il tema della maternità viene spesso affrontato dalla pittrice, le madri di Tamara sono sempre dolci, ma allo stesso tempo forti, e mettono al centro della loro esistenza il destino del figlio.

In “La fuga” Tamara dipinge la drammatica situazione delle famiglie americane durante la Grande Depressione del 1929

Durante il secondo conflitto mondiale, Tamara continua a dipingere e a vivere di eccessi, allo stesso tempo organizza serate di beneficenza e si arruola nel corpo femminile di emergenza di Beverly Hills. Tuttavia, i tempi così incerti non fanno altro che peggiorare una depressione con cui conviveva da tempo e, alla morte del suo secondo marito, si trasferisce in Messico, dove il suo lato pittorico prese una piega molto più introspettiva e lo stile divenne sempre più astratto. Nel 1980 si spense nel sonno a Curnavaca e le sue ceneri vennero gettate nel vulcano Popocatepetl, come da lei richesto.

Tamara De Lempicka, un’artista all’avanguardia tante volte non capita, fa parte di quel percorso tracciato da tante donne che hanno dimostrato il loro valore e il cui amore per l’arte spesso non le ha risparmiate dalle offese e dalle critiche dei contemporanei. Tuttavia, l’arte straordinaria di questa donna e la sua vita intensa sono un contributo prezioso e insostituibile per il panorama pittorico del XX secolo, del quale è divenuta fin da subito una colonna portante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *