Ogni sua parola è nata dal suo cuore: Nellie Bly

Siamo tra la seconda metà dell’800 e i primi decenni del ‘900. Il mondo, anche se con portata diversa da paese a paese, sta vivendo la sua seconda rivoluzione industriale, un periodo questo che ha portato grandi mutamenti sociali ed economici, insieme ad una serie di sviluppi tecnologici. È in questi anni che la stampa popolare, soprattutto negli Stati Uniti d’America e nel Regno Unito, si commercializza e i giornali d’informazione diventano grandi imprese in mano ai primi press barons.
In questo contesto storico-sociologico emerge la figura di una donna che ha saputo essere forte, decisa, indipendente e disposta a rischiare personalmente per ciò in cui credeva, la quale ha fatto del giornalismo una voce razionale e investigativa, composta però da parole provenienti dal cuore. Il suo nome è Nellie Bly.

Un inizio non facile
Elizabeth Jane Cochran (in arte Nellie Bly) nacque il 5 maggio 1864 a Cochran’s Mill presso Apollo, Pennsylvania. Il padre, Micheal Cochran, lavorò come operaio e come mugnaio prima di acquistare il mulino locale insieme ad una parte considerevole di ettari di terreno che circondavano la fattoria di famiglia. In seguito egli divenne giudice e uomo di affari, ma la sua morte prematura, avvenuta quando Elizabeth aveva a malapena 6 anni, influì negativamente sulla condizione pecuniaria della famiglia, la quale peggiorò ulteriormente in seguito al nuovo matrimonio della madre con un uomo alcolizzato e violento. Proprio la figlia, in età adolescenziale, testimoniò contro di lui nel processo intentato dalla madre.

Durante la sua adolescenza Elizabeth si atteggiò sempre come una donna sofisticata e raffinata, motivo per cui cercò in tutti i modi di evitare che venisse chiamata col suo solito soprannome “Pinky” -in quanto indossava frequentemente capi di colore rosa- e modificò il suo cognome in Cochrane.

I primi passi di una grande carriera
Il suo primo lavoro in ambito giornalistico consistette in una risposta ad un articolo della rivista Pittsburg Dispatch, redatto da Erasmus Wilson, denominato “What girls are good for” -letteralmente, a cosa servono le ragazze- in cui alla donna venivano additati unicamente i ruoli di madre e di casalinga.
L’articolo, uscito con il titolo di “The Girl puzzle”, riguardava l’influenza che il divorzio poteva avere sulle donne e rappresentò il punto di svolta di Elizabeth; l’editore del giornale, George Madden, rimase colpito dalla sua determinazione e le offrì un lavoro a tempo pieno nel suo giornale. Oltre a questo, come era consuetudine all’epoca, scelse “Nellie Bly” come nome di penna per la ragazza, che lo avrebbe adoperato in tutte le mansioni successive. Questo lavoro rappresentò l’inizio di un lavoro intenso da parte di Nellie, che scrisse una serie di articoli, redatti con lo pseudonimo “Lonely Orphan Girl”, in cui venivano descritte le vite di diverse donne impegnate nel lavoro in fabbrica.

Nonostante la buona impressione iniziale fatta a Madden, l’aria di novità che girava grazie alla figura di Nellie non fu vista di buon occhio dai proprietari delle fabbriche, che mandarono al giornale numerose e asperrime critiche. Questo portò alla relegazione della giornalista alla sezione femminile del Dispatch, in cui venivano trattati argomenti quali moda, giardinaggio e sociologia. Nellie aveva quindi assunto il ruolo solitamente affidato alle donne giornaliste, ma non si sarebbe fermata di certo lì.

Ritratto di Nellie Bly, 21 anni, durante il suo soggiorno in Messico.

Successivamente le fu affidata una mansione importante da corrispondente straniero in Messico, consistente in un sei mesi spesi nel paese al fine di analizzare e riportare la vita e i costumi del luogo. Tra le sue missive più importanti vi furono la protesta contro l’imprigionamento di un giornalista dovuto ad alcune critiche da lui rivolte al governo locale, oltre che la denuncia dell’operato del dittatore Porfirio Dìaz. Questo suo lavoro, però, la mise sotto i riflettori delle autorità messicane, che la minacciarono con l’arresto incitandola a tornare negli Stati Uniti, dove completò la sua denuncia contro il despota.

Un’aria di novità nel mondo del giornalismo
Uno dei lavori più celebri di Nellie Bly è, sicuramente, la sua indagine sulle condizioni dell’ospedale psichiatrico femminile di Blackwell’s Island -attualmente Roosevelt Island-, situato a New York. L’incarico le fu affidato da Joseph Pulitzer, direttore del New York World, nel 1887, dal momento che la Cochrane stessa si era trasferita nella Grande Mela proprio per ambire ad un ruolo da giornalista presso di lui. Per adempiere a questo compito la giovane si finse pazza con diversi stratagemmi: inizialmente si iscrisse in una pensione chiama “Temporary Homes for Females”, successivamente non volle dormire per una notte intera e cominciò ad accusare gli altri ospiti di essere pazzi. Il suo soggiorno presso Blackwell’s Island in verità durò solamente 10 giorni grazie all’intervento del suo giornale, ma quest’arco di tempo fu sufficiente per dare il via alla prima inchiesta del giornalismo investigativo: l’inchiesta condotta da Nellie descrisse quella struttura come un luogo di reclusione piuttosto che come un luogo di cura, oltre a condannare le condizioni igieniche pessime, il vitto scadente, i bagni piuttosto freddi e le infermiere particolarmente brusche e violente con gli ospiti.
Questa inchiesta fu essenziale per la fama di Elizabeth, la quale iniziò a diventare una delle più importanti giornaliste del suo tempo e la prima giornalista investigativa: le sue indagini si espansero anche ad altri contesti, come lo sfruttamento operaio femminile, le condizioni di lavoro delle domestiche, lo stile di vita condotto in un istituto di carità e le condizioni di vita dei bambini orfani.

Una copia della celeberrima chiesta della giornalista.

La grande sfida
Che Nellie Bly sia stata una donna intraprendente e fuori dal comune, soprattutto per l’epoca in cui visse, è senza dubbio innegabile. Ma a rendere ancora più forte l’eco del suo nome, sia nell’immaginario del suo tempo che in quello dei posteri, fu un’impresa straordinaria, che se raccontata sembrerebbe essere uscita da uno dei migliori romanzi di fantascienza e d’avventura.
Siamo nel 1888 quando la Bly suggerì al suo editore, il magnate dell’editoria Pulitzer, l’idea di realizzare l’impresa ardua del giro del mondo ispirandosi al celebre romanzo Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne.
L’avventura dell’intrepida giornalista iniziò ad Hoboken, New Jersey, partendo a bordo del piroscafo Augusta Victoria il 14 novembre 1889, e si concluse con il suo ritorno a New York dopo 72 giorni e 6 minuti e 11 secondi stabilendo all’epoca un record mondiale. 
In totale ha visitato e attraversato: Inghilterra, Francia, Italia, Egitto, Giappone, Stati Uniti e i seguenti possedimenti britannici: Aden, Arabia, Colombo, Isola di Ceylon, Penang, Isola del Principe di Galles, Singapore, penisola malese e l’isola di Hong Kong.

Il New York World celebra in prima pagina l’impresa di Nellie Bly.

Al suo ritorno dalla lunga traversata, nella quale incontrò e intervistò il famoso scrittore Jules Verne ad Amiens, Nellie fu accolta con grande entusiasmo: era diventata l’eroina di una paese intero e un punto di riferimento per tutti coloro che credono nei propri sogni, ma soprattutto per tutte le donne. È stata la prima donna ad aver fatto il giro del mondo praticamente in solitaria e senza essere accompagnata ovunque da uomini.

In questo suo lungo viaggio, la Bly non solo ha attraversato una moltitudine di culture e territori diversi, ma tappa dopo tappa diventava un’icona di esempio per tantissime ragazze e donne. Ciò che lei fece significò molto di più della grande impresa in sé: ha spronato le coscienze femminili e lo ha fatto in un mondo in cui la disparità sociale tra l’autorità femminile e maschile era enormemente più accentuata. 
Nellie Bly ha quindi dimostrato alla società che una ragazza libera e autonoma può adattarsi alle diverse circostanze della vita senza che vi sia il continuo aiuto di un uomo, diventando di conseguenza un importante faro di guida dell’emancipazione femminile, di cui lei, fin dagli albori, ne era una paladina.

L’ultimo periodo e il suo grande impegno per la parità dei sessi
Dopo una parentesi da imprenditrice, che l’ha vista lasciare il giornalismo per prendere le redini dell’azienda del defunto marito Robert Seaman (morto nel 1904), sposato nel 1895, Nellie Bly torna a fare quello in cui era maggiormente più appassionata, ossia il reportage d’assalto.

Nellie Bly che parla con un ufficiale militare in Polonia.

Allo scoppio della prima guerra mondiale parte per il fronte dell’Europa orientale, diventando la prima corrispondente donna di guerra di tutti i tempi. 
Tra le altre cose fatte in questo suo ultimo periodo di vita, oltre a scrivere articoli di cronaca, possiamo ricordare il suo grande impegno di solidarietà nei confronti delle vedove e dei bambini orfani. 
Importante è anche il suo ruolo come suffragista. Nellie Bly utilizzo la sua influenza e la sua posizione sociale per dare ancora più voce al movimento per l’estensione del suffragio elettorale alle donne.

Prima pagina del “Giornale della donna e notizie sul suffragio” con il titolo: “La parata lotta per la vittoria nonostante le scene vergognose” che mostra le immagini della parata per il suffragio femminile a Washington, 3 marzo 1913.
Inez Milholland con indosso un mantello bianco, seduta su un cavallo bianco alla parata della National American Woman Suffrage Association, 3 marzo 1913, Washington D.C.

Il movimento per il suffragio universale nasce all’inizio del XX secolo in Gran Bretagna, e si diffonde anche negli Stati Uniti, dove il 3 marzo 1913 , il giorno prima dell’insediamento del presidente Woodrow Wilson, si svolse una grande parata femminista. 
Vi parteciparono donne di ogni classe sociale, come l’avvocata Inez Milholland, che guidò la grande parata con indosso un mantello bianco in sella su un cavallo bianco, al cui seguito si estendeva una lunga fila di donne divise per sezioni, e nell’ultima sezione vi erano i sostenitori maschi del suffragio femminile. Oltre a loro, erano presenti anche più di 5000 marciatori e circa ventiquattro carri adornati per l’occasione. Tutti erano venuti da tutto il Paese per marciare in uno spirito di protesta contro l’attuale organizzazione politica della società, dalla quale le donne erano escluse. 
La processione si concluse infine al Treasury Building con la messa in scena di un tableau e di uno spettacolo a dir poco magnifico. Lo stesso New York Times lo descrisse come “uno degli spettacoli più straordinariamente belli mai messi in scena in questo paese”.

L’attrice tedesca Hedwig Reicher indossa il costume di “Columbia” con altri partecipanti in piedi di fronte al Treasury Building per il suffragio, 3 marzo 1913, Washington D.C.

Non tutto proseguì però senza inconvenienti. La parata raggiunse il Palazzo del Tesoro con non poche difficoltà. Essa infatti dovette fronteggiare ripetute interruzioni da parte della folla, per lo più maschile, che fisicamente ostacolarono la marcia maltrattando i manifestanti. Non mancarono neanche gli scherni indirizzati non solo alle donne, ma anche agli uomini che le sostenevano. In questo clima ostile non furono di certo risparmiate le donne di colore, la cui partecipazione fu duramente contestata.

La fotografia ritrae la folla che tenta di interrompere la parata per il suffragio femminile nella 9a St. a Washington D.C.

Molte donne sono state spinte, inciampate, afferrate e molte hanno sentito “epiteti indecenti” e “conversazioni da cortile”. E la polizia, invece di proteggere la parata, sembrava connivente a tutte le risate e le battute della folla chiassosa, la quale non considerò la faccenda molto seriamente.
La famosa giornalista Nellie Bly, che è stata una degli araldi della parata, senza usare mezzi termini scrisse un articolo dal titolo “Suffragists Are Men’s Superiors” (I suffragisti sono superiori degli uomini) in cui non solo riportò l’evento, ma fece anche una preveggenza: disse che, nonostante il grande impegno del movimento suffragista, si sarebbe dovuto aspettare almeno fino al 1920 affinché tutti gli Stati concedessero il suffragio alle donne. Ed ebbe ragione. Ci vollero infatti altri sette anni prima che il diciannovesimo emendamento della Costituzione Americana, che dava alle donne pieni diritti di voto, fosse approvato finalmente in entrambe le Camere del Congresso e fosse ratificato dai trentasei stati richiesti.

Nellie Bly

Nellie Bly è stata senza ombra di dubbio una donna intraprendente, coraggiosa, ambiziosa e dai solidi ideali, che fin da giovane, memore dell’esperienza della madre e della famiglia, credeva nell’indipendenza femminile e nella lotta per i diritti del suo genere.
Può essere considerata a tutti gli effetti una rivoluzionaria, la quale, oltre ad aver cambiato un settore lavorativo ed essere stata una delle maggiori avanguardie femminili in un’attività prettamente maschile, ha contribuito a modificare la visione della donna da parte della società, sia con le azioni che con le parole. Infatti, proprio attraverso la critica audace all’articolo discriminatorio pubblicato su Pittsburg Dispatch, cominciò la sua carriera a soli ventuno anni, non rinnegando mai il suo spirito critico e scrivendo di ciò che più le stava a cuore.
Poche settimane prima della sua morte, il 27 gennaio 1922, Nellie Bly affermò: “Non ho mai scritto una parola che non provenisse dal mio cuore. E mai lo farò.”

di Moisés Chiarelli ed Eleonora Pratola

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