BUROCRAZIA: DALLA CONCEZIONE WEBERIANA A QUELLA ITALIANA

Max Weber (1864-1920), al contrario di quanto ritenuto da Marx, sosteneva che le crisi tipiche del capitalismo non ne avrebbero causato la caduta, ma avrebbero modificato il sistema economico e determinato l’incrementarsi della regolazione nell’economia e nei rapporti economici. Il processo di razionalizzazione che si stava verificando in ambito economico e lavorativo favorì la formazione di strutture burocratiche, le quali consentivano un’efficiente divisione del lavoro, l’assegnazione dei ruoli sulla base di competenze e la regolazione dei processi produttivi. Questo fenomeno di burocratizzazione riguardò infatti sia le imprese maggiori, le quali dovettero riorganizzare la propria struttura interna in seguito al soppiantamento di quelle più piccole, sia le società pubbliche, le quali assunsero un più importante ruolo nella regolamentazione economica. Nel secolo scorso tale modello arrivò a investire tutte le economie mondiali, ma fin da subito ne furono individuati i limiti e gli effetti negativi. Infatti, da molti studiosi tra cui Weber, vennero messi in evidenza i sistemi attraverso i quali la burocrazia costringeva gli individui ad agire nel rispetto di una severa rete di regole e le limitazioni poste da essa nei confronti della libertà di azione personale. Tale processo determinò un eccessivo aumento del potere nelle mani delle imprese statali a discapito dell’attività imprenditoriale, la quale vedeva ridimensionato il suo ruolo, sia nei confronti delle grandi imprese, sia nei confronti dei detentori delle quote azionarie. Questo fenomeno, all’estremo, avrebbe potuto causare due importanti conseguenze: la creazione di un capitalismo di tipo politico e l’avvento del socialismo.

Oggigiorno al termine “burocrazia” (dal francese bureau, ufficio) si dà prevalentemente un’accezione negativa, volta a sottolineare le implicazioni sfavorevoli da essa determinate, basate sulla rigidità, l’inefficienza e la complicatezza che già erano state individuate nel corso del XX secolo. Questa visione non è condivisa da coloro che vogliono invece mettere in evidenza i fattori positivi riconosciuti nel processo burocratico, definito come ciò che permette di applicare regole e procedure sulla base dei criteri di razionalità, imparzialità e impersonalità.

All’interno del dibattito pubblico italiano si fa sovente riferimento agli ostacoli che la nostra intricata rete burocratica crea allo sviluppo economico ed imprenditoriale, tanto che esso è spesso indicato come uno dei principali impedimenti alla crescita economica e al cambiamento di cui il nostro paese necessita (l’economista Carlo Cottarelli lo considera uno dei ‘7 peccati capitali’ dell’economia italiana). Come emerge da un’analisi del 2017 portata avanti dalla Cgia, attraverso dati raccolti dalla Commissione Europea, il sistema burocratico italiano è tra i meno efficienti della zona Euro, peggiore soltanto rispetto a quello Greco. È importante evidenziare che tale situazione comporta un’enormità di costi superflui e spese aggiuntive, unite a un inevitabile scoraggiamento degli investimenti, sia esteri che nazionali. Esiste inoltre una correlazione tra la macchinosa operatività dell’apparato burocratico italiano e il tasso di evasione fiscale, che sappiamo essere il più alto nell’Unione Europea: il sistema di frequente non è in grado di individuare i principali mezzi di evasione, che, spesso, sono creati e utilizzati proprio per sfuggire alla complessità della gabbia burocratica. Gli elementi critici connessi a questa problematica situazione consistono principalmente nella presenza di procedure estremamente complicate rispetto alle esigenze, nella scarsa digitalizzazione dei servizi e nel prolungamento dei tempi per le procedure amministrative. È interessante a questo proposito analizzare quelle che potrebbero essere le soluzioni volte a ridurre il peso dell’apparato burocratico, citando uno studio dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani. In tale analisi si evidenzia, ad esempio, la necessità di limitare i tempi di risposta dell’amministrazione pubblica, di ridurre il numero di enti coinvolti, esplicitando fin da subito a quale struttura spettino le diverse funzioni, di ridurre il carico di moduli richiesto alle imprese e l’incertezza legata al continuo cambiamento delle norme. Il dibattito relativo alla necessità di snellire la burocrazia Italiana è quindi fondamentale per il sostegno alle famiglie e alle imprese fermate dal lockdown e per la pianificazione della ripresa economica post-covid, in quanto è necessario che tutti siano messi nella situazione di poter riprendere la propria attività e ricomporre il tessuto economico nazionale.

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