“Notturno” rappresenta l’Italia alla 93° edizione degli Oscar

“Notturno” è un documentario di Gianfranco Rosi, che rappresenta l’Italia alla 93° edizione degli Oscar nella categoria “Miglior Film Internazionale”. Scelta azzardata secondo alcuni, perché è la seconda volta, che un documentario italiano viene selezionato dalla commissione italiana per concorrere non nella categoria documentari, bensì in quella di miglior film, riducendo le categorie in cui viene rappresentata l’Italia, ma anche escludendo film altrettanto validi come “Pinocchio” di Matteo Garrone, “Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti sul pittore Ligabue o “La vita davanti a sé” di Edoardo Ponti.

Già nel 2016, il documentario “Fuocoammare” dello stesso regista era stato candidato agli Oscar nella stessa categoria, con grande opposizione di alcuni, tra cui il regista Paolo Sorrentino (vincitore con “La Grande Bellezza” nel 2014), presente nella commissione all’epoca, tuttavia il docu-film non riuscì a classificarsi neanche nei primi dieci miglior film, poiché in questa categoria si preferiscono film di finzione.

Il film, d’altra parte, è molto valido. Le riprese, durate tre anni, raccolgono le testimonianze da punti di vista diversi, la quotidianità degli abitanti della martoriata regione del Medio Oriente, fra la riconquista di Mosul e Raqqa, strappate all’ISIS nell’estate-autunno 2017, l’offensiva turca contro il Rojava curdo-siriano nell’autunno 2019 e l’assassinio del generale iraniano Soleimani per mano statunitense a Baghdad nel gennaio 2020. Non è un documentario di guerra, ma un documentario ricco di umanità e di empatia, che cerca di raccontare la tragedia di questi popoli gravati dal peso di appartenere ad una delle regioni più bellicose del pianeta.

Nel frattempo il regista, appresa la notizia dedica la nomination alla collega Valentina Pedicini scomparsa prematuramente. Nel frattempo si spera che questa seconda nomination di un documentario nella categoria film, possa portare una svolta nel mondo degli Academy, con il superamento della divisione tra documentari e film, come se i primi non fossero totalmente cinema.

Nel frattempo ci auguriamo che un documentario tanto valido abbia il proprio riconoscimento a livello internazionale.

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