L’anno zero della poesia: Enheduanna

Fin dai tempi più antichi la poesia rappresenta uno dei punti più alti della capacità di espressione, ma anche un punto di partenza; un processo evolutivo interiore della persona che nella poesia trova la chiave per andare oltre l’orizzonte delle cose; ovvero cercare un contatto più profondo con la realtà, con il proprio io più profondo e con l’essenza pura della fede. Tutto questo è il processo che gli artisti di ogni epoca compiono.

Se volessimo però dare un punto di partenza e un nome alla lirica bisogna allora riavvolgere il nastro del tempo di migliaia di anni, prima di Saffo, prima di Omero e prima ancora del patriarca biblico Abramo.
Siamo intorno al XXIV secolo a.C. nelle terre della Mesopotamia, più precisamente nell’antica città di Ur, luogo in cui ha vissuto una donna di nome Enheduanna: il primo nome che si legò indissolubilmente alla poesia.

La triplicità di una donna
Enheduanna era figlia di Sargon di Akkad, noto anche come Sargon il Grande, e di Tashlutum, ciò faceva di lei una principessa. Una volta cresciuta venne consacrata per il volere del padre al dio della Luna Nanna, divenendo la Gran Sacerdotessa del tempio di Ur, il tempio più importante di tutto l’impero.

Disco di alabastro di Enheduanna ritrovato da Sir Leonard Wooley, 1928, raffigurante la sacerdotessa durante la celebrazione di una cerimonia religiosa per la dea Inanna. Sul retro del disco è presente un’iscrizione che riporta il nome di Enheduanna, figlia di Sargon e vera signora di Nanna, dio della Luna.


Nonostante fosse stata legata al dio Nanna, Enheduanna si sentiva più vicina alla dea Inanna.
Inanna era l’amorevole dea sumera della fertilità, della bellezza, dell’amore e della sensualità, corrispondente alla più recente dea accadica Ishtar, che regnava sull’amore e il piacere dell’erotismo, ma era anche una “dea della guerra e della distruzione, una tempesta orgogliosa e terrificante e una grande paladina della giustizia.” Nei suoi scritti, Enheduanna riesce egregiamente a combinare le due dee in una, come risulta dai suoi inni.
Le opere più importanti della poetessa furono dedicate ad Inanna, ossia: Inninsagurra (“IL grande cuore della Sigonara”), Inninmehusa (“La dea dagli spaventosi poteri”) e Ninmesarra (“La signora di tutti i Me”, o più modernamente conosciuta con il titolo “L’esaltazione di Inanna”). Quest’ultima è il suo inno più famoso che si compone di 153 versi. Un componimento che ha la forma di invocazione agli dei cosicché liberino dall’esilio la sacerdotessa e scaccino il rivoltoso e usurpatore Lugal-Anne-Mandu; il componimento si conclude con l’invocazione alla dea Inanna affinché conceda il ritorno vittorioso della dea e della sua Gran Sacerdotessa nel tempio di Ur. Enheduanna, per sfuggire all’uccisione, fu infatti costretta all’esilio e scappò nella steppa per poi ritornare una volta domata la ribellione.
Il fatto che per il suo ritorno al santuario si sia appellata alla dea e non al suo “dio-marito”, evidenzia il suo legame e la sua scelta. Questo è ciò che può essere definito come una importante scintilla dell’emancipazione femminile nel corso della storia, una libertà di scelta emanata tramite la poesia. Benché ella fosse nata in una civiltà antica e fortemente patriarcale e consacrata in sposa al dio della Luna da parte del padre, la poetessa tramite le sue lodi sceglie però a chi sentirsi più legata.

Enheduanna: una donna che dal passato millenario della Mesopotamia emerge ancora oggi in tutto il suo splendore. Una persona dalla forte personalità, nessuno come lei ha saputo ricoprire il triplice ruolo di principessa, sacerdotessa e poetessa, che con le sue parole si fa portavoce della cultura e della letteratura tutta al femminile. Come lei c’è stata solo un’altra donna, la poetessa Saffo.

Un ruolo cardine
La figlia di Sargon oltre ad essere il punto d’incontro tra l’esistenza terrena e quella celestiale, andando quindi a colmare il divario tra uomo e divinità, rappresenta anche la legittimazione del potere divino del padre poiché insignita del ruolo di Gran Sacerdotessa. In quanto tale, ella si occupava della gestione dei magazzini di grano della città, coordinava gli operai del tempio, interpretava i sogni sacri e presiedeva ai rituali e ai festeggiamenti legati alla luna. Ma il ruolo che la principessa ebbe fu molto di più: lei fu l’anello di congiunzione tra culture e lingue diverse. Sargon era infatti un semita del nord che conquistò con la forza le città-stato indipendenti della Mesopotamia creando un unico regno.
Le città del sud, anche se sottomesse, lo vedevano come un invasore straniero e capitava che alcune città si ribellassero. Ed è qui che il ruolo della principessa è un fondamentale cardine per l’impero stesso: ella si occupava non solo di tessere le lodi agli dei in cambio di favori per il regno, ma si prodigava anche di unire l’antica cultura sumera con quella più recente accadica; e per realizzare questo scriveva inni religiosi che fondevano le due mitologie.
Ogni città mesopotamica era governata da una divinità protettrice, per cui i suoi inni elogiavano le città e i loro templi, esaltavano le caratteristiche del dio e spiegavano e i rapporti tra il dio e le altre divinità del pantheon. In un certo senso Enheduanna appare come un’ambasciatrice, aiutando a consolidare i rapporti tra i due popoli che il padre stava tentando di governare. Tutto questo fu possibile ovviamente alla grande istruzione che la Gran Sacerdotessa possedeva, non solo sapeva fare i calcoli matematici, ma sapeva anche parlare e scrivere sia in sumero che in accadico.

Secondo gli storici il ruolo della principessa è stato senza dubbio importante per consolidare l’impero del padre.
Enheduanna, grazie alla sua genialità, riuscì a creare un pantheon di dei in cui tutta la Mesopotamia poteva credere, contribuì a gettare le basi spirituali per il primo impero multiculturale e multilingue stabile al mondo.

La voce millenaria della poesia è donna
La poesia di Enheduanna è una voce certa e ispirata che fa della donna la fondatrice di quest’arte millenaria: fu lei infatti la prima autrice e poetessa della storia a firmare le proprie opere; la prima persona a legare indissolubilmente il proprio nome alla poesia, trasmettendolo al mondo e nei secoli a venire.
In totale scrisse 42 inni religiosi, noti collettivamente come “Inni del Tempio”, e tre componimenti più lunghi in cui è possibile capire la relazione che vi era tra Enheduanna e Inanna.
Attraverso la scrittura, espressa in lingua sumera e non in accadico, la lingua ufficiale dell’impero, la sacerdotessa celebra in modo sofisticato ed estremamente personale sia la propria liberazione, spirituale e psicologica, dal ruolo di figlia ubbidiente di un padre molto autorevole, e sia il ruolo di archetipo femminile della sua dea e, pertanto, la sua poesia può essere la rappresentazione del potenziale femminile, di cui Enheduanna mostra di avere piena consapevolezza.

L’importanza di Enheduanna è sempre più apprezzata nei tempi moderni per la ricchezza e la bellezza della sua poesia.
Come afferma lo storico Kriwaczek: gli inni religiosi della poetessa, sebbene riscoperti solo in tempi moderni, sono rimasti modelli di preghiera che, attraverso i babilonesi, hanno influenzato e ispirato le preghiere e i salmi della Bibbia ebraica e gli inni omerici della Grecia.

Enheduanna di Rori

Enheduanna, che significa “Sacerdotessa ornamento della dea”, ha ricoperto il ruolo di Gran Sacerdotessa circa dal 2285 al 2250 a.C.
Purtroppo la vita della principessa è stata contornata anche dal dolore. Oltre all’esilio che dovette vivere, assistette prima alla morte della madre e del padre, per poi assistere impotente anche a quella di due dei suoi quattro fratelli: Rimush, che succedette al padre, ucciso però nel 2269 a.C. a seguito di una congiura di palazzo, e Manishtushu, morto nel 2255 a.C. Ed infine vide il suo tempio crollare sotto il terribile evento sismico che sconvolse tutta l’area della Mesopotamia.
Non si sa di preciso quando la poetessa morì, ma quasi sicuramente fu sotto il regno di suo nipote Naram-Sin.

Nelle sue poesie, Enheduanna lascia trasparire tutte le emozioni che l’hanno accompagnata lungo gli eventi della sua vita. Nelle sue parole troviamo una persona colta, creativa e dalla forte carica emotiva. Una donna che parla di amore e di felicità, ma che si è dovuta anche confrontare con sentimenti più duri, come il dolore, la perdita e l’esilio.
Nonostante sia vissuta in un’epoca antica dove il patriarcato era un dato di fatto, lei, tramite la sua poesia, è riuscita a sfuggire alla morsa di quel tempo. In un periodo complesso come quello della Mesopotamia, riuscì a soddisfare il bisogno di ricoprire ruoli diversi nella società. Ed è questo il motivo che rende Enheduanna una donna vicina ai nostri tempi.

di Moisés Chiarelli

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