La mafia non va in quarantena

Probabilmente nella storia recente non si può trovare una parentesi così sofferta, destabilizzante e snervante come quella attuale. Con la sua silenziosa pervasività il virus interessa ogni strato del tessuto sociale, ogni uomo, donna, giovane ed anziano, ricco o povero. E se è incontestabile che il prezzo più alto viene come sempre pagato dalle classi meno agiate e già segnate da fattori di vulnerabilità, d’altra parte la diminuzione della nostra sfera di libertà, il drastico ridimensionamento delle relazioni sociali e l’inevitabile senso di solitudine hanno interessato chiunque. In sostanza non v’è alcuna componente della società e dell’economia reale che non sia stata colpita duramente. Eppure c’è chi ha saputo profittare di questa crisi, infiltrarsi fra le crepe del nostro sistema e mettere delle radici che rischiano di essere difficili da rimuovere in futuro. La mafia ha letto la situazione attuale come una grande opportunità di espansione dei propri affari e del proprio potere.

E’ notizia recente quella dell’arresto del presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale. Nello specifico egli avrebbe fornito assistenza ed aiuti a livello burocratico ad una società a conduzione mafiosa dedita alla distribuzione all’ingrosso di medicinali attraverso una vasta rete di farmacie e parafarmacie (di cui una anche in Emilia-Romagna). Il fatto è un’ ulteriore, amara pugnalata alla fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini calabresi, ma testimonia anche la logica perversa che muove le organizzazioni criminali: intervenire dove lo Stato fatica a risolvere le proprie inefficienze, sostituirsi ad esso.

Un primo esempio di questo modus operandi è l’avvio di massicce operazioni di acquisto di mascherine ed altri dispositivi di protezione individuale all’estero. Si tratta spesso e volentieri di prodotti scadenti, inadeguati e non conformi agli standard necessari a garantire una seria funzione preventiva, ma lo scopo di tali operazioni è principalmente quello di muovere senza destare sospetti grandi masse di denaro. E’ quanto riferito dal procuratore antimafia Federico Cafiero De Raho ad un incontro organizzato in collaborazione con l’Istituto Affari Internazionali ed Intesa San Paolo: “Nel momento in cui vi era l’esigenza di dispositivi di protezione individuale, abbiamo avuto evidenze che le mafie si siano lanciate in questa ulteriore emergenza: è stato dimostrato come l’acquisto di mascherine a prezzi molto alti presso soggetti esteri e lontani dall’Europa potesse evidenziare anche delle forme di esportazione di denaro coperto apparentemente con l’acquisto di dpi, ma in realtà finalizzati ad altro”. Altri settori oggetto di mire sono il mercato dei servizi di igienizzazione e sanificazione, contraffazione di prodotti medicinali, dispositivi di protezione individuale e gel disinfettanti, ma anche servizi di onoranze funebri e gestione degli spazi cimiteriali.

Ma probabilmente uno dei fenomeni più pericolosi è quello del c.d. “welfare di prossimità”: le famiglie e le imprese riversano in condizioni disastrose e laddove le agevolazioni statali stentano ad arrivare le mafie sono pronte a fornire il loro “supporto” immediato, privo di lungaggini amministrative e burocratiche, ma barbaro e sanguinoso. Il problema non è l’ammontare delle risorse messe in moto (che è indubbiamente colossale, conosciamo tutti la metafora della “potenza di fuoco” a più riprese utilizzata fra le altre espressioni di un lessico militaresco tanto in voga), bensì l’efficacia con cui le stesse vengono distribuite: non basta un cuore prestante che pompa senza sosta se il sistema dei capillari è gravemente compromesso. E infatti i dati ci dicono che l’usura è protagonista di un aumento della sua incidenza rispetto all’anno scorso, registrando un + 6,5 % nel primo semestre, unico dato in positivo a fronte di una generale riduzione di tutti i reati contro il patrimonio. Contemporaneamente la mafia ama indossare le vesti dell’imprenditore, facile escamotage per reinvestire denaro proveniente da fonti illecite, aprendo nuove attività o acquistandone di già operative, ma attualmente in difficoltà. Contestualmente aumentano quindi le percentuali dei reati di riciclaggio e le misure interdittive assunte nei confronti di imprese e società controllate dalla criminalità organizzata.

Come se non bastasse, le prospettive di rilancio dell’economia del Paese, i piani di riforme strutturali sono minacciati dall’insaziabilità della malavita, pronta a riempirsi le tasche delle risorse che proverranno dal Recovery Fund. Il rischio di infiltrazioni mafiose nelle procedure di appalto e nella distribuzione dei fondi è serio e pone un dilemma: continuare per la via della semplificazione al fine di avviare e concludere più progetti nel minor tempo possibile, seguendo la traccia del Decreto Semplificazioni di quest’estate, oppure rafforzare i controlli per scongiurare un dirottamento degli aiuti economici, ma rischiando così di rallentare ulteriormente, se non paralizzare, la macchina dei lavori pubblici?

Fonti e riferimenti per approfondimenti:


A) https://www.huffingtonpost.it/entry/lexport-di-mascherine-per-riciclare-denaro-il-business-mafioso-in-era-covid_it_5efc8752c5b6acab28498aad ;

B)https://www.repubblica.it/cronaca/2020/08/25/news/covid_cosi_le_mafie_sfruttano_l_epidemia-265405132/ ;

C) https://www.ilsole24ore.com/art/mascherine-appalti-assunzioni-nuovo-allarme-dia-mafia-e-covid-ADSFnn1 ;

D) https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/covid-mafia-usura-quante-carogne-campano-sulle-disgrazie/a71638de-2370-11eb-852a-fddf3d627dac-va.shtml

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