Gilet arancioni: rivoluzione o disastro?

Il Movimento dei Gilet arancioni, fondato nel febbraio 2019 dall’ex generale e deputato Antonio Pappalardo, dopo un periodo in sordina sta avendo un notevole spazio giornalistico. Per fase di sviluppo ed ideologie ricorda il primo Movimento 5 Stelle: dal concetto di rivoluzione totale, alle manifestazioni e critica contro il Governo in carica, dalla piattaforma online alle vocazioni populiste. Non ha una collocazione precisa all’interno dell’arco costituzionale in quanto non ha riferimenti di Destra, di Sinistra e di Centro ma vuole rompere gli schemi con tutte le formazioni politiche precedenti. All’interno del Manifesto degli Italiani si valutano fallimentari gli esperimenti del M5S e della Lega di Salvini.

CHI E’ ANTONIO PAPPALARDO

Antonio Pappalardo è figlio di un carabiniere sopravvissuto al campo di concentramento di Dora-Buchenwald, laureato in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza. Carabiniere come suo padre, dopo aver frequentato l’Accademia militare di Modena e la Scuola ufficiali carabinieri a Roma, fu nominato tenente. Nel 1976 viene spostato a Pordenone, con il grado di capitano, nell’attività di soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto. Negli anni ’80 ricoprì l’incarico di membro prima e presidente poi del Consiglio Centrale di Rappresentanza Militare, istituto giuridico interno alle Forze armate, in cui “formulare pareri, proposte e richieste su tutte le materie che formano oggetto di norme legislative e regolamentari circa la condizione, il trattamento, la tutela di natura giuridica, economica, previdenziale, sanitaria, culturale e morale dei militari.” Nominato comandante del gruppo provinciale Carabinieri di Roma 3 si dimise nel 1991 per incompatibilità di ruolo data la sua candidatura al Camera dei Deputati per il PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano). Fu deputato nell’XI legislatura (1992-1994). Nel novembre 1993 venne candidato a sindaco di Roma con la lista “Solidarietà democratica”. Conclusasi la sua parentesi politica, nel 1994 rientrò nell’Arma con il grado di Colonnello.

Il 21 dicembre 2017, dopo che la Corte costituzionale decretò l’incostituzionalità della legge elettorale Porcellum, mise il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sotto stato d’accusa di usurpazione politica dato che era stato votato da un Parlamento “abusivo”. Successivamente alla nuova legge elettorale Rosatellum presentò ricorso al Tar del Lazio per far annullare le elezioni.

Seguendo l’esempio dei gilet gialli francesi, che hanno messo a ferro e fuoco Parigi tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, fonda nel mese di febbraio 2019 il Movimento Gilet arancioni.

Oltre alla carriera militare e politica, Pappalardo è appassionato di musica, specialmente di tradizione post-moderna, ha pubblicato numerosi saggi e romanzi, come Riflessioni sul reato militare, La vera storia dei Carabinieri, Il Generale che fa sognare e Chi ha ucciso Carlo Alberto dalla Chiesa?, pratica inoltre la pittura.

MOVIMENTO DEI GILET ARANCIONI

Nato dalle ceneri del vecchio Movimento Forconi, questa nuova formazione politica si descrive come “l’organizzazione degli Uomini che […] considera la libertà e la democrazia fondamenti dell’attività di ogni essere umano ed opera affinché tali principi siano diffusi in ogni strato sociale” (Art. 2 commi 1-2 dello Statuto del Movimento) e si prefigge di insegnare alle nuove generazioni l’Alta politica, ossia la capacità di governare lo Stato e le istituzioni. Lavorano per la difesa dei cittadini italiani contro i soprusi, come i DPCM anti contagio e l’uso delle mascherine, rispettivamente a ledere l’articolo 16 della Costituzione e la legge n.152 del 22 maggio 1975. Quest’ultima obbliga il riconoscimento facciale in luoghi pubblici, cosa che la mascherina, vessillo della nuova “dittatura sanitaria mondiale”, rende oggettivamente impossibile.

Nel giugno 2019 si candida alle elezioni regionali umbre, dove ottiene un misero 0.13%, ovvero 524 voti, con un programma molto populista come “lo scioglimento di tutti i partiti e movimenti in quanto anticostituzionali; l’introduzione nella Regione Umbria di una moneta complementare “La nuova lira umbra” per eliminare la forte disoccupazione e incentivare le imprese.

Nel maggio 2020, in barba a tutte le norme e raccomandazioni anti-COVID, i gilet arancioni sono scesi in 33 piazze italiane con quasi 50.000 persone a chiedere le dimissioni del Governo Conte II, la più numerosa manifestazione è stata quella in Piazza Duomo a Milano con ottomila persone che hanno catturato l’attenzione dei media mainstream. Il 2 giugno viene proposta una manifestazione in piazza del Popolo per procedere all’arresto del Premier, evento che però non è mai stato attuato per la scarsa presenza di italiani.

Fotografia della manifestazione di Milano

IDEOLOGIA

Il COVID-19 non esiste – ha spiegato Pappalardo al Corriere della Sera – È un’invenzione. Un bluff organizzato. Vogliono terrorizzarci, chiuderci in casa e instaurare un nuovo ordine mondiale”. Questa è la posizione riguardo al coronavirus, il quale ha indubbiamente stravolto la nostra quotidianità. La definisce, inoltre, una forte e semplice influenza stagionale. Quindi, con questa linea negazionista sia del COVID-19, sia dei contagi sia dei morti, si può dire che hanno rivendicazioni no-vax.

La coniazione della “nuova lira umbra” durante la campagna elettorale del 2019 porta alla luce il proprio euroscetticismo nei confronti di un’Europa tecnocratica e burocratica invece di essere un’Europa dei popoli.

Considerano come illegittimi sia l’esecutivo, oltre che incapace nei confronti del virus, che il Parlamento, in quanto la Corte costituzionale ha dichiarato la legge elettorale proposta da Ettore Rosato nel 2017 incostituzionale.

Il generale Pappalardo è convinto di sbarazzarsi dell’attuale classe dirigente e formare un Governo provvisorio attraverso il quale “indicare la direzione verso la Sovranità e la Libertà e affermare con forza la centralità del Popolo nella gestione della Res Pubblica.”

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