IL GIOCO DEL POPULISMO: tecniche di fidelizzazione elettorale

Il populismo è una tipologia di comunicazione politica che consiste nel rivolgersi direttamente al popolo. Entrando in empatia con esso il politico ne capisce le esigenze e lavora a livello comunicativo affinché le proprie dichiarazioni le fomentino e soddisfino. E’ doveroso sottolineare come, nell’accezione moderna di questo termine, spesso e volentieri il populista è colui che sa parlare al popolo ma non è poi effettivamente in grado di mantenere ciò che afferma o promette.

Per comprendere come le politiche populiste continuino a riscuotere successo nonostante l’inefficienza sul piano pratico è necessario analizzare le tecniche che stanno dietro a questa particolare comunicazione.

La “tipologia” di populismo che verrà di seguito analizzata ha origini statunitensi ed è stata importata in Italia nel 1994 da Silvio Berlusconi.

Poiché un populista che così sia degno di essere definito si rivolge alla quasi totalità del corpo elettorale, è fondamentale che il programma politico sia flessibile e possa essere adattato alla politica “last minute” e ai fatti più recenti. Questa esigenza è di solito soddisfatta da programmi inesistenti o molto scarni, che lasciano così spazio ad un’interpretazione sia del politico che lo propone sia degli elettori a cui è indirizzato.

Così facendo il politico populista non ha limitazioni di carattere ideologico o di alcun genere, ciò gli permette anche di adattarsi a soddisfare (almeno verbalmente) le esigenze della fetta elettorale più ampia che andrà a formarsi in corso d’opera.

Questa flessibilità estrema non soddisfa però il bisogno ancestrale di sicurezza degli elettori. Tale lacuna è soddisfatta dalla creazione di un nemico comune, una sorta di capro espiatorio al quale ricondurre tutti i mali individuali e nazionali. Partendo da alcuni esempi storici vediamo la popolazione ebrea per Hitler e la Germania nazista o “i comunisti” durante il maccartismo negli USA; esempi più contemporanei sono invece i migranti per quanto riguarda le politiche di Matteo Salvini o Donald Trump; l’Unione europea per Boris Jhonson e il Brexit party, o ancora i presunti depositi di armi chimiche in Iraq per Colin Powell e Bush, rivelatisi poi pollai e capanni agricoli.

La definizione di un nemico è fondamentale per dare sfogo alla rabbia sociale e porsi come garante e veicolo dell’eliminazione di esso. Ciò permette anche di instaurare una perenne campagna elettorale votata a rendere sempre viva l’avversione per il nemico comune.

L’elasticità del populista gli permette anche di definire nuovi nemici in corso d’opera ed è da questa abilità che si giunge alla caratteristica più importante in assoluto per attuare una politica efficace in questo ambito: la verità.

La verità, nel senso filosofico e semiotico del termine, non è definibile come unica e assoluta. E’ infatti soggettiva e mutevole, filtrata costantemente dai diversi punti di vista.

Per il populista è fondamentale creare la propria verità e spacciarla, venderla, affermarla come unica e assoluta. Vista l’assenza di un’identità politica forte del populista, ma la definizione netta di nemici (i populisti si definiscono quasi solo per quello che non sono e non per quello che sono), il processo che porta all’affermazione della propria verità consiste nello screditare le “altre verità”.

Ritengo che alcuni esempi possano chiarire tale processo meglio di una spiegazione articolata: Matteo Salvini è il caso più vicino a noi ed anche il più interessante poiché la creazione della sua verità è stata resa possibile dalla “bestia” ovvero una macchina di algoritmi social creata da Luca Morisi, ex social media manager del segretario della Lega. Il funzionamento di tale macchina prevede che siano diffuse fake news o mezze verità in grado di raggiungere utenti che non saranno poi raggiunti dalle notizie che smentiscono tali fake news.

Fondamentale per affermare la propria verità è screditare quella altrui anche se prevede una preparazione migliore, è l’esempio di Salvini che si scaglia contro i “professoroni di sinistra”, o i “vaffa” all’intero sistema proposti da Grillo durante la campagna elettorale. Più in generale si registra un’avversione nei confronti dei giornalisti e la conseguente creazione di un sistema d’informazione parallelo che fornisca i fatti da un punto di vista di parte, ciò è avvenuto in USA con la nascita di Fox news, strettamente legata al partito repubblicano, oppure con Nixon e il tentativo di insabbiamento che ha portato allo scandalo del Watergate, in cui cercò di sostituire il proprio ufficio stampa e comunicazione alle informazioni delle testate. O ancora Berlusconi che attraverso la nascita di Mediaset e grazie alla legge Gasparri del 2003 cercò di ottenere la maggioranza dei sistemi d’informazione in Italia.

Ricapitolando, volete essere populisti di successo?

Candidatevi con un programma scarno e flessibile, ponete un nemico comune responsabile dei mali della nazione (immigrati, omosessuali, comunisti, poteri forti…avete un’ampia scelta), screditate tutti coloro che non sono d’accordo con voi e anche chi riporta semplicemente fatti scomodi per voi; a questo punto create un sistema di informazione alternativo che riporti i fatti come se aveste sempre ragione, aggiungete un pizzico di simpatie celate per estremisti sulla vostra linea di pensiero e qualche promessa irrealizzabile della quale, però, la mancata realizzazione sarà poi colpa di altri, ed ecco che avrete una base elettorale fidelizzata e adulante.

Anche se inusuale mi sembra, in questo caso, giusto concludere l’articolo con una domanda: Donald Trump inneggia ad elezioni truccate perché spera in nuove elezioni o perché in questo modo agli occhi degli elettori repubblicani Biden figurerà come presidente illegittimo?

Pubblicato da Massimiliano Tommasi

Vicedirettore di Ariosteo Magazine. Studente in comunicazione all'Alma Mater.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *