13 novembre: attacco all’Europa

E’ stato un attentato che prende di mira i giovani, persone che adorano il mondo, che vengono da tutto il mondo. Di fatto, colpisce ciò che rende grande Parigi.

Anne Hidalgo – Sindaco di Parigi (2014 – ) tratto da 13 novembre: attacco a Parigi (Netflix, 2018)

Sembra un evento tanto lontano quanto vicino e ci sentiamo colpiti quanto i Francesi come membri della stessa comunità.

Prima del 13 novembre 2015, Parigi svolgeva una vita normale, l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo sembrava un giorno lontano di gennaio. Quel venerdì l’Europa ritornò nel terrore. L’ultimo attentato di massa su territorio del Vecchio Continente, infatti, risale al 7 luglio 2005 alla metropolitana di Londra. Prima ancora l’11 marzo 2004 a Madrid. Nei successivi dieci anni il panorama medio orientale cambiò radicalmente: l’uccisione di Obama bin Laden, la primavera araba e l’affermazione dell’ISIS. Lo Stato Islamico aveva già sfidato l’Occidente distruggendo Palmira nel maggio 2015 e rivendicando l’assalto alla redazione di Charlie Hebdo il 7 gennaio.

La vita scorre normale a Parigi, la gente passa un venerdì nei locali del centro della città; 80mila persone sono allo Stade de France per assistere ad un’amichevole di calcio, Francia-Germania, ed in tribuna c’erano anche membri di spicco di entrambi i Governi compreso il Presidente Hallande; un concerto rock in un teatro. Dalle 21:10, l’orario della prima esplosione fuori lo stadio, all’1:00, quando L’ISIS reclamò l’atto terroristico via Twitter minacciando Washington, Londra e Roma (Paesi che hanno avuto un ruolo di prim’ordine nella Seconda Guerra del Golfo e nelle primavere arabe). 137 persone morirono quella sera, compresi i sette attentatori.

Persone appese alle finestra del Bataclan
  • Stade de France: 4 morti, 7 feriti gravi e 52 lievi
  • Le Carillon – Rue Buchat (Paris Xème): 13 morti, 10 feriti gravi e 12 lievi
  • A la Bonne Biere – Rue de la Fontaine au Roi (Paris XIème): 5 morti, 8 feriti gravi e 8 lievi
  • La Belle Equipe – Rue de Charonne (Paris XIème): 19 morti, 12 feriti gravi e 5 lievi
  • Comptoir Voltaire – Boulevard Voltaire (Paris Xème): 1 morto, 3 feriti gravi e 13 lievi
  • Le Bataclan – Boulevard Voltaire (Paris Xème): 90 morti, 56 feriti gravi e 58 lievi
Mappa dei luoghi degli attentati (da Wikipedia)

I racconti degli scappati sono svariati ed increduli come gente che trova rifugio negli androni dei condomini e persone che strisciavano e si fingevano morti nel teatro.

Questa tragedia ha tirato fuori il lato umano di tutti, compresi chi deve rimanere lucido in quella determinate situazioni come i membri del B.R.I. (Brigade de Recherche et d’Intervention), vigili del fuoco e perfino il Ministro degli Interni Bernard Cazeneuve corso al Bataclan per controllare la situazione. Le persone erano smarrite, che vagano senza una meta, cercavano conforto, sostegno. Un segnale di unità nazionale arrivò dal corteo di tifosi uscito dallo stadio intonando “La Marseillaise”, inizialmente riunitosi nel campo, abbandonato da calciatori e staff tecnico, per motivi di sicurezza (la Nazionale francese evacuerà l’impianto alle due di notte circa).

GLI ATTENTATORI

Dal riconoscimento dei membri del commando che ha terrorizzato Parigi compiuto dagli inquirenti si evince che si trattavano di cittadini francesi e belgi nati tra il 1984 ed il 1995, già noti e schedati dai servizi segreti per il rischio di radicalizzazione. Avevano quasi tutti combattuto in Siria e avevano un ruolo di primo piano nella radicalizzazione jihadista in Occidente. Addirittura Abdelhamid Abaaoud, terrorista morto durante il raid a Saint-Denis, fu condannato a 20 anni di reclusione in Belgio per il reclutamento di jihadisti belgi. Cosa spinge a giovani europei a rivolgere armi contro loro stessi membri della comunità? Le risposte sono molteplici che vanno dalla religione come influencing factor (riferimento essenziale in linguaggio psicologico), al senso di avventura e la ricerca dell’emozione (il cosiddetto thrill) fattori che, in una società dominata dal mercato e piatta come la nostra, trovano sicuramente terreno fertile. In particolare, i soggetti soli, isolati e che non trovano senso nella loro vita sono gli obiettivi più sensibili della propaganda jihadista.

Fonti: Strage di Parigi: chi sono gli attentatori, La Repubblica, 16/11/2015, https://www.repubblica.it/esteri/2015/11/16/news/strage_di_parigi_chi_sono_gli_attentatori-127477002/ In cerca di identità e avventura. Ecco perché si diventa jihadisti, http://www.cislscuola.it/index.php?id=3219&tx_ttnews%5Btt_news%5D=26851&cHash=0f5d6c4d3586297db200916934f96fcd

CONSEGUENZE PSICOLOGICHE

A terra, seduti, nelle ambulanze, nei locali adibiti a “ospedali da campo” c’erano i feriti gravi, lievi e chi non era ferito fisicamente lo era psicologicamente; anche i morti erano coperti, ma da teli bianchi. Perfino la capitale si risvegliò sotto una coperta grigia, le bandiere a mezz’asta ed alla sera il buio più completo: la Tour Eiffel non si accese per lutto. Delegazioni straniere si strinsero in vicinanza delle vittime, le quali provenivano da tutto il mondo, come mesi prima a seguito di Charlie Hebdo. E come allora partì una campagna di solidarietà tramite social network con l’hastag #JeSuisParis.

Gli spettatori sul terreno di gioco dello Stade de France dopo la partita, Parigi, 13 novembre 2015. (AP Photo/Michel Euler)

Da quel giorno i superstiti, soprattutto gli ostaggi liberati dal Teatro Bataclan, portano cicatrici a vita e sviluppano malattie correlabili al trauma subito come la PTSD (Disturbo da stress post-traumatico) e la sindrome del sopravvissuto. I sintomi sono gli stessi: ipervigilanza, incubi, flashback, vuoto interiore, mancanza di compassione per se stessi e profondo senso di colpa. Infatti, nel giugno 2019 Guillarme Valette, reduce dal Bataclan, si tolse la vita.

CONSEGUENZE GEOPOLITICHE

Subito vennero chiuse le frontiere francesi ed il mattino seguente Hollande parlò dall’Eliseo giurando vendetta. Infatti, due giorni dopo, domenica 15 novembre, l’aviazione transalpina attaccò strutture militari sensibili intorno alla roccaforte Al-Raqqa, in Siria. Tre giorni dopo la polizia francese trovò ed assaltò gli appartamenti occupati dai terroristi in una banlieue nel quartiere di Saint-Denis, tra i 3 morti c’era anche l’organizzatore degli attentati. Cinque mesi dopo venne arrestato a Bruxelles il coordinate degli attacchi. Il 22 marzo 2016, quattro giorni dopo il raid, la capitale belga fu scossa da due violenti esplosioni, una all’aeroporto e la seconda alla fermata della metropolitana di Maalebeck, molto vicina alle istituzioni europee. Dopo vennero colpite Nizza (14 luglio), Berlino (19 dicembre), Londra (22 marzo e 3 giungo 2017), Manchester (22 maggio), Barcellona (17 agosto), Strasburgo (11 dicembre 2018) e ora Vienna il 2 novembre.

MEMORIAE

Questi attentati hanno cercato di eliminare il meglio delle persone, di impaurire le nuove generazioni (ottenendo l’esatto contrario) ed invece hanno tolto solo le persone migliori come Valeria Solesin, ventottenne Dottoranda in demografia presso l’Università La Sorbone e volontaria di Emergency, unica vittima italiana degli attentati di Parigi del 13 novembre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *