BOLIVIA: la vittoria del MAS e il ritorno di Evo Morales

Le elezioni presidenziali tenutesi domenica 18 ottobre in Bolivia hanno visto la schiacciante vittoria del candidato Luìs Alberto Arce, appartenente al MAS (Movimiento al socialismo) di Evo Morales, che ha ottenuto il 55,1% dei voti già al primo turno.

Un grande trionfo, che è doppiamente importante poiché avviene ad un anno preciso di distanza dal colpo di stato dello scorso novembre che aveva esautorato l’allora neoeletto presidente Evo Morales, costringendolo all’esilio prima in Messico e poi in Argentina. Tale golpe portò alla presidenza il parlamentare di estrema destra Jeanine Añez : la senatrice ha preso il potere mascherando il proprio colpo di stato dietro la maschera di un broglio elettorale denunciato dagli USA. Ancora una volta la storia si ripete e un putsch nell’America latina è stato sostenuto dagli Stati Uniti, che hanno finanziato e armato la deputata conservatrice. Ricordiamo infatti che nel 1946 il Paese a stelle e strisce ha istituito a Panama, presso la base militare americana di Fort Gulick, agli albori della Guerra Fredda, la SOA (School of the Americas). Si trattava di un’accademia che ha avuto il compito di istruite e formare una folta schiera di golpisti, dittatori e torturatori i quali hanno poi preso il potere in Sudamerica. Tra questi i più famosi dittatori panamensi, quelli in El Salvador e Argentina, i tiranni boliviani, cileni e venezuelani. E affianco ai nuovi despoti hanno addestrato anche capi militari e generali delle polizie segrete di tutte le dittature degli ultimi 70 anni, passando dall’Honduras al Venezuela fino al Cile di Pinochet.

Con la vittoria del MAS è tornato in patria anche Evo Morales lunedì mattina, accolto da una folla in festa, e affiancato dall’ex vicepresidente Linera e il rappresentate boliviano presso l’ONU Llorenti. “ Ero sicuro che sarei tornato, ma non pensavo così presto”, queste le prime parole pronunciate appena rientrato in patria. Subito dopo ha espresso la sua riflessione sulle elezioni appena concluse, sostenendo la vittoria del MAS come una chiara vittoria del “popolo contro la tirannia” e ancora inneggia alla pace sociale di quella vittoria: “La Bolivia recupera con Luis Arce non solo la democrazia, ma anche la speranza” . Il Movimiento al socialismo rappresenta, infatti, le classi popolari, quelle più povere e le etnie autoctone del Paese, vittime di discriminazione razziale durante l’ultimo anno.

Il MAS nacque nel 1987 da una sezione di sinistra della Falange Socialista Boliviana (FSB), partito parzialmente influenzato dalle idee marxiste, come dall‘indianismo katarista e dal pressante nazionalismo popolare del Moviment Nacional Revolucionario.

Gli obiettivi politici del partito vincente riguardano rappresentare principalmente le zone rurali della Bolivia, abitate in prevalenza da popolazioni indigene, sostenere la lotta per i diritti e la rivendicazione dei piccoli contadini e dei cocoleros, tipi coltivatori di coca boliviani, pianta molto utilizzata come prodotto omeopatico. Con Evo Morales il partito era già stato al potere dal 2005 al 2019 portando avanti una linea politica anti-imperialista, anti-colonialista e anti-liberista. Morales aveva condotto una violenta battaglia per raggiungere l’uguaglianza sociale delle etnie presenti sul territorio e il riconoscimento dei diritti umani basilari a tutti, combattendo contro un neoliberalismo e un capitalismo in quello Stato opprimente. Ancora, ha lottato contro la corruzione interna delle istituzioni, ponendosi come movimento di rinnovamento morale e politico.

Il neo presidente Luis Arce, (detto Lucho, che in spagnolo vuol dire ‘lotta’) già Ministro dell’economia sotto le passate presidenze di Morales, ha le idee molto chiare sulle politiche economiche da intraprendere per sviluppare l’economia boliviana, cercando di rafforzare il mercato interno e finanziando contemporaneamente un’industrializzazione moderata, il settore agricolo ed estrattivo. Ha proposto anche quello che può essere definito come un welfare state, con la redistribuzione della ricchezza in favore dei ceti popolari.

La vittoria del MAS è importante, ovviamente, per la Bolivia, ma lo è anche per il resto dell’America Latina, soprattutto in un periodo storico di liberazione per queste nazioni spesso oppresse: dalla Bolivia al Cile, passando dall’Ecuador al Perù e dal Brasile fino in Venezuela, tutti in protesta contro i governi neoliberali o contro le dittature militari.

L’interesse degli Stati Uniti e dell’Europa nei confronti della Bolivia è nato soprattutto da un interesse economico, da quando hanno scoperto la grandissima presenza di giacimenti di litio, componente fondamentale per le batterie di smartphone, di vetture e di tanto altro.

In tutta l’America latina la lotta continua per liberare la popolazione dalle dittature e per il restauro di uno stato democratico.

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