Da Olympe de Gouges ad oggi: per i diritti delle donne

Il 3 Novembre 1793 ,sotto il peso di una lama di acciaio affilata simbolo della rivoluzione Francese, moriva Olympe de Gouges: drammaturga, commediografa, poetessa, intellettuale e soprattutto attivista politica vissuta durante la rivoluzione francese.

‘Le donne avranno pur diritto di salire alla tribuna, se hanno quello di salire al patibolo’

Queste le ultime parole pronunciate dalla donna prima di salire sul patibolo. Ancora una volta, anche guardando la crudele morte negli occhi, una battuta sferzante per rivendicare i diritti per i quali aveva combattuto una vita intera. Così moriva a soli quarantacinque anni una delle protagoniste della rivoluzione francese, vittima sia dei giacobini guidati da Robespierre, sia delle persecuzioni dovute alla sua battaglie. Di fatti la sua condanna fu figlia della sua affiliazione al partito dei Girondini ( e degli scritti con cui denunciava la svolta autoritaria che stava prendendo la politica di Robespierre), ma anche delle continue calunnie dovute al suo stile di vita fondato su una libertà senza confini.

Nata l’anagrafe come Marie Gouges Montauban, cresce in una famiglia modesta, da un padre macellaio e una madre domestica. Nel 1765 sposa un ufficiale dell’Intendant, da questo matrimonio nascerà un figlio con il quale la donna si trasferirà a Parigi dopo la morte del marito insieme al nuovo compagno.

Marie sin da subito rifiuta la sua posizione da borghese di provincia, le sue idee erano a quei tempi troppo rivoluzionarie e così la donna scelse di farsi conoscere con lo pseudonimo Olympe de Gouges. In quanto giovane vedova con un figlio a carico decide di non istituzionalizzare un sentimento che donò a molti uomini, fatto che la fece apparire a molti come una prostituta. Si porterà dietro fin dopo la morte l’epiteto di concubina. Iniziò a scrivere appena arrivata a Parigi, in quanto quello era l’unico strumento per diffondere in suo pensiero così diverso e all’avanguardia. Pubblicò poesie, romanzi e si dedicò alla scrittura teatrale.

È allo scoppio della rivoluzione francese che Olympe pubblicò il vero compimento del proprio pensiero. Contro l’assemblea costituente appena formatesi la donna francese pubblicò il 5 settembre 1791 la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina.

Questa dichiarazione rimarrà senza valore legale, in quanto il progetto è stato rifiutato dalla Convenzione a cui era stato sottoposto. Il testo, per quanto fu ampiamente ignorato dai contemporanei, è stato di vitale importanza per fronteggiare una disparità di genere: sosteneva il pieno diritto delle donne di essere eguali in diritti e doveri agli uomini, con gli stessi compiti e privilegi, sotto ogni aspetto legale e sociale. In questo documento veniva promosso una prima forma di welfare per le madri, si era battuta riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio, per la libertà di divorzio, l’estensione completa del suffragio, la possibilità di presenziare alla cerimonie pubbliche e tutti gli altri diritti che spettavano alle donne. Purtroppo bisognerà aspettare il 1840 per la riscoperta di questo documento, e quasi un altro secolo perché gli venga riconosciuta l’importanza che merita.

A distanza di 229 anni, oggi giorno, si combatte ancora affinchè le donne possano ottenere gli stessi diritti degli uomini, nonostante l’Ue abbia adottato molti testi per promuovere le pari opportunità, garantire uguale trattamento a uomini e donne e combattere ogni tipo di discriminazione.

Le disuguaglianze quotidiane sono ancora molte, partire dalla violenza sulle donne. Ogni giorno in Europa vengono uccise in media 5 donne, in Italia stessa il tasso di violenza sulle è molto alto. Una donna su tre poi ammette di aver subito aggressioni fisiche e/o sessuali almeno una volta nella vita. La commissione europea sembra poi ignorare la richiesta del Parlamento europeo per la legislazione onnicomprensiva per combatte la violenza contro le donne. Questo è sicuramento uno dei maggiori ostacoli all’uguaglianza. Tra le altre violenze è compreso anche lo sfruttamento sessuale e la prostituzione, derivanti spesso dal traffico di esseri umani, che in Europa è diffuso in larghissima scala.

Sul piano economico invece si combatte da anni per la parità salariale e contro il divario pensionistico. Secondo le stime europee le donne guadagnano mediamente il 16% in meno degli uomini ( il 14% invece secondo altri studi autonomi portati avanti dal cambridge university). Nel lungo periodo ovviamente a salari più bassi corrispondono pensioni inferiori, elemento che accresce il tasso di povertà, altro problema consistente per le donne . Il divario pensionistico tra uomini e donne è addirittura del 39%.

donne in piazza per rivendicare i propri diritti

Tra i diritti invece che si possono considerare civili e sociali c’è in prima linea la rivendicazione della maternità,paternità e i congedi parentali. Dall’inizio della crisi il tasso di natalità in Europa ha visto un calo drastico, in debole rialzo solo negli ultimi anni. Attualmente la legislazione sul congedo di maternità concede 16 settimane, con diversi sistemi di pagamenti però in tutta Europa. Nel 2010 era stata avanzata una proposta per regolamentare i congedi e allungare il periodo di maternità fino a 20 settimane quando necessario. La proposta inizialmente accettata dal Parlamento è stata poi bocciata da una minoranza di membri, e ad oggi sembra essere finita in un baratro e dimenticata lì.

Ovviamente tra i diritti rivendicati c’è anche la necessità di avere libertà sul proprio corpo. La salute sessuale e riproduttiva, e i diritti ad essa connessi, sono una priorità chiave per questa battaglia. Attualmente diversi stati membri dell’Ue continuano a criminalizzare l’aborto, assistiamo proprio in questi giorni alle numerose proteste e manifestazioni in Polonia per la nuova legge sull’aborto che genera maggiori restrizioni. Tra le altre cose molte donne in Europa non hanno accesso ai metodi contraccettivi e all’aborto sicuro.

Infine sul piano politico amministrativo le donne costituiscono tuttora una percentuale molto bassa nei parlamenti nazionali ed europeo. Nonostante ciò la curva percentuale in questo ambito vede una netta crescita da diversi anni. Queste sono una minima parte delle battaglie che tutti i giorni le donne devono affrontare.

Oggi più che mai è importante ricordarsi l’importanza dei diritti che ogni donna dovrebbe avere. È necessario che le battaglie per la parità di diritti vadano avanti ( come Olympe sosterrebbe fino alla morte), senza accontentarsi dei passi avanti che si stanno vedendo. È evidente che grazie a queste battaglie negli ultimi anni di strada per l’emancipazione delle donne se ne è fatta, ma non siamo ancora arrivati alla fine di essa.

Uomo, sei capace d’essere giusto ? E’ una donna che ti pone

la domanda; tu non la priverai almeno di questo diritto.

Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità

di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno?

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