Francia: tra laicità e terrorismo.

Il 16 ottobre 2020 un professore di Storia di una scuola superiore nei pressi di Parigi è stato decapitato con un coltello da cucina da un giovane vicino agli studenti della vittima. La causa è di matrice terroristica.

A seguito dell’ennesimo attentato terroristico in Francia, dopo la strage di Nizza, dei mercatini di Natale a Strasburgo, dopo l’orrore del Bataclan, sembra che il terrorismo non ne abbia abbastanza di dilaniare la Francia e quest’ultimo sembra ricollegarsi ancora una volta al settimanale satirico Charlie Hebdo.

Dopo l’attentato del gennaio 2015, la vecchia sede di Charlie Hebdo è stata presa di mira dai terroristi alla fine dello scorso settembre. Invece, il 16 ottobre, il professore ucciso, Samuel Paty, aveva affrontato in classe il problema della libertà di espressione, mostrando delle vignette del giornale satirico con protagonista Maometto. Questo ha scatenato la rabbia di alcuni alunni e parenti, tra cui il 18enne ceceno responsabile della morte e abbattuto dalla polizia mentre era in fuga armato di coltello e fucile. Sono state arrestate 15 persone, parenti degli alunni, ma anche alcuni studenti, e i familiari dell’omicida.

Sembra che lo spettro della jihad non voglia abbandonare la Francia, nonostante l’abbattimento dello Stato Islamico, ma quali sono i motivi?

Anzitutto bisogna dire che il problema non è solo di sicurezza del Paese, bensì soprattutto un problema sociale. Dalla nascita del terrorismo di matrice islamica nella seconda metà degli anni ’90, la Francia fino al 2012 non è mai stata vittima di attentati, ma, allo stesso tempo, vi erano numerosi fenomeni di associazionismo islamico che hanno causato una radicalizzazione del pensiero che è confluito in molti casi nel terrorismo. Inizialmente, come afferma l’ex giudice dell’antiterrorismo Marc Trevidic, si vedeva in queste associazioni, ad esempio i gruppi salafiti (scuola di pensiero del salafismo), un’opportunità sociale per i giovani di credo islamico delle periferie, che molto spesso si riversavano nello spaccio e nei piccoli crimini. In realtà, se da una parte è stata una possibilità di riscatto per i giovani, dall’altro ha impedito l’integrazione di questi gruppi all’interno della Republique, causando un odio che con il tempo si è trasformato in violenza. A ciò, si aggiunge un problema di tipo giuridico, infatti, il terrorismo è stato per molto tempo giudicato come un reato minore, inoltre si denuncia un certo lassismo dei giudici nelle condanne degli jihadisti dell’ultimo periodo e una mancanza di sorveglianza adeguata per coloro che escono di prigione.

Si può parlare, quindi, di una vera e propria incomprensione, talvolta anche incompatibilità tra la Francia laica ed i cittadini di credo islamico, il secondo più professato dopo il cristianesimo. Infatti, i musulmani non riescono ad accettare la cosiddetta “laicità alla francese”, diversa da quella di altri Paesi e adottata al di fuori del confine solo in Turchia.

Delacroix, Libertà che guida il popolo

La laicità francese, a differenza, ad esempio, di quella italiana, è una laicità assoluta. E’ una eredità della Rivoluzione Francese del 1789, ribadita poi da leggi e sentenze successive. Cosa significa laicità assoluta? Si parla di laicità assoluta nel momento in cui vi è una separazione assoluta tra religione e Stato e la fede viene ritenuta una questione privata da non mostrare in pubblico. In Francia, infatti, è vietato andare in giro con il volto coperto o indossare simboli religiosi negli uffici pubblici. Probabilmente, è questo uno dei motivi alla base della cruenta lotta tra Islam e Francia. Si spera che dopo quest’ennesimo fatto di cronaca possa cambiare qualcosa nel Paese che ha fatto della fraternità uno dei suoi tre pilastri fondamentali.

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