Quando il tempo davvero fortifica: Apollinaire e il Ponte Mirabeau

Quante volte dopo una delusione amorosa vi siete sentiti dire “non ti preoccupare, con il tempo passa tutto!”? Quante di queste volte vi siete innervositi, visto che questo pensiero non è comunque capace di arginare il dolore che ogni secondo di più penetra nelle vostre membra? In verità coloro che vi dicono ciò hanno sicuramente passato un momento simile al vostro, per cui non diffidate completamente delle loro parole! Purtroppo in tanti soffrono per amore, tra cui i grandi poeti della letteratura mondiale! 

Oggi sono qui per riportarvi uno degli esempi più eclatanti di tutto questo, risalente al ventesimo secolo e per il quale occorre spostarci in Francia. Stiamo parlando di Guillaume Apollinaire, un autore dal carattere molto irrequieto, ma che per questo risulta essere molto contemporaneo. La poesia che andremo ad analizzare oggi, in particolare, è tratta da una delle sue raccolte poetiche più importanti, ovvero “Alcools”, risalente al 1913. Essa rappresenta una delle opere più importanti di tutto il Novecento per il ruolo che ebbe nell’elaborazione della poesia del secolo a livello mondiale. 

Probabilmente, leggendo il titolo di questo articolo, vi sarete chiesti: “Ma cosa diamine c’entra un ponte con la sofferenza d’amore?” Eppure, come in questo periodo di isolamento per motivi di emergenza sanitaria, molti amanti sono stati separati da un ponte, o comunque da una costruzione che rappresenta un confine da non varcare. In un certo senso all’interno di quest’opera il ponte assume, quindi, questi due ruoli, ovviamente in momenti diversi.

La situazione amorosa a cui il poeta fa riferimento, in questo caso, è la rottura del suo rapporto sentimentale con la pittrice Marie Laurencin, che abitava nel quartiere Latino di Parigi: il ponte, quindi, rappresentava l’unione tra di loro, in quanto Apollinaire doveva attraversarlo per potersi ricongiungere alla sua amata. Con quest’immagine l’autore cerca, nonostante tutta quella passione sia finita e mai più destinata a tornare, di sublimare la sua poesia e la pittura peculiare della sua amata, ma anche di sublimare un rapporto ormai perduto. Dopotutto, tutti i rapporti sono speciali e servono a plasmare le nostre vite e noi stessi, e di questo si rende conto l’autore stesso dopo tante vicissitudini.

Riporto sia il testo originale che la traduzione magistralmente eseguita da Giorgio Caproni, poiché la musicalità del testo originale è davvero sublime e andrebbe compresa anche da tutti coloro che non sono affini alla lingua francese.

Sous le pont Mirabeau coule la Seine

Et nos amours

Faut-il qu’il m’en souvienne

La joie venait toujours après la peine

Vienne la nuit sonne l’heure

Les jours s’en vont je demeure

Les mains dans les mains restons face à face

Tandis que sous

Le pont de nos bras passe

Des éternels regards l’onde si lasse

Vienne la nuit sonne l’heure

Les jours s’en vont je demeure

L’amour s’en va comme cette eau courante

L’amour s’en va

Comme la vie est lente

Et comme l’Espérance est violente

Vienne la nuit sonne l’heure

Les jours s’en vont je demeure

Passent les jours et passent les semaines

Ni temps passait

Ni les amours reviennent

Sous le pont Mirabeau coule la Seine

Vienne la nuit sonne l’heure

Les jours s’en vont je demeure

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Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna

E i nostri amor

Che io me ne sovvenga

La gioia mai mancò dopo il dolor

Venga la notte rintocchi l’ora

I giorni se ne vanno io non ancora

Le mani nelle mani restando faccia a faccia

Lasciam che giù

Sotto l’arcata delle nostre braccia

D’eterni sguardi passi l’onda lassa

Venga la notte rintocchi l’ora

I giorni se ne vanno io non ancora

L’amore se ne va come va la corrente

L’amore va

Come la vita è lenta

E come la Speranza è violenta

Venga la notte rintocchi l’ora

I giorni se ne vanno io non ancora

Giornate e settimane il tempo corre

Né più il passato

Né più l’amore torna

Sotto il ponte Mirabeau la Senna scorre

Venga la notte rintocchi l’ora

I giorni se ne vanno io non ancora

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Musicalmente parlando, il testo originale sarà sempre inarrivabile. Il tono rassegnato ma sereno con cui egli ammette la verità sulla sua relazione, con cui si ricorda i momenti passati con l’amata senza provare rancore nei suoi confronti… La maggior parte di noi non riesce a metabolizzare la fine di una storia d’amore senza provare tanti sentimenti negativi, ma lui sembra riuscirci. Certo, anche lui ha provato sensazioni negative, il suo rammarico si può vedere nell’acqua del fiume che scorre e si rinnova… Ma per questo è destinato, con il tempo, a scomparire: di questo lui è certo, come si può vedere già dal quarto verso “La gioia mai mancò dopo il dolor”.

Nonostante si possa dedurre che ci sarà un lieto fine già dai primi versi, si tratta comunque di un percorso difficile, in cui il poeta e tutti noi raccogliamo le nostre certezze e cerchiamo di ricavare dalla delusione appena passata le cose positive, ciò che ci hanno trasmesso, ciò che abbiamo imparato da esse. Dopotutto, il tempo passa e non ci aspetta di certo, e la metafora dell’acqua che scorre sembra sottolineare proprio questo: l’acqua trascina con sé tutti i momenti positivi e significativi che abbiamo passato con qualcuno, ma ci lascia il loro ricordo, e quest’ultimo ha lo scopo di renderci più forti e di farci fare pace con noi stessi. All’inizio Guillaume non vuole rinunciare a tutto questo e fa di tutto pur di rievocare il passato, cerca di ricongiungersi con la sua amata: come si può notare dal dittico di parole che separa le quartine tra di loro, lui non se ne va ancora. Lui la aspetterebbe per sempre, ma sa che facendolo si lascerebbe scappare tantissime occasioni per essere felice e per non sentirsi in guerra con se stesso. Per questo motivo egli si ritrova nella totale solitudine, in compagnia della sola acqua che si porta via la sua amata Marie. Anche se si potrebbe pensare che la donna provi lo stesso rammarico del poeta, possiamo dire che l’utilizzo di “amore” al plurale sia, in verità, il frutto dell’utilizzo di uno stile arcaizzante, con cui l’autore tenta, per l’ennesima volta, di rievocare il passato.

Passando alla seconda strofa ci rendiamo conto della rottura avvenuta tra i due amanti, in quanto l’autore stesso ammette di lasciare che l’onda lassa si porti via tutti i momenti felici vissuti dai due. Una successione di sentimenti opposti tra loro cerca di prolungare gli istanti di felicità passati dai due; oltre a questo, l’utilizzo di un registro lirico sembra voler far rivivere questi momenti, assieme all’uso di termini che rende il poeta un “regista” del tempo in cui sono incanalati i suoi ricordi. La falsa armonia di questa scena viene sottolineata in diversi modi, tra cui l’utilizzo della “arcata delle nostre braccia” al nono verso, in cui ritroviamo una somiglianza con il paesaggio di sottofondo del ponte, o tramite la musicalità delle varie assonanze. Vi suggerisco adesso di porre la vostra attenzione al testo originale: la ripetizione della lettera s e le ripetizioni, in generale, delle stesse parole sembrano rallentare la lettura del testo, forse per allungare il più possibile i momenti immediatamente antecedenti alla rottura. Si tratta, dopotutto, di un comportamento che abbiamo tutti dopo la fine di un rapporto: non ci capacitiamo di quanto sia accaduto, e per sopperire a questa nuova mancanza cerchiamo di prolungare il più possibile il passato, di portarcelo dietro come se fosse la nostra ombra.

La falsa armonia nella quartina successiva tende a chiarirsi, a diventare un’illusione vera e propria. La fuga d’amore adesso è paragonata alla fuga dell’acqua: per questo motivo l’illusione precedente si è rivelata così fragile e il dolore del poeta comincia ad uscire, andando addirittura a designare la Speranza come la colpevole di questa sofferenza. Nonostante questo, però, la Speranza è ciò che tiene in vita l’autore: infatti, se la sofferenza per amore è resa più pesante e difficile da sopportare dal tempo che scorre lentamente, solamente la speranza in un futuro migliore riesce ad alleggerirla. 

Proprio questo ragionamento permette la reazione all’interno della quartina successiva, e l’autore comprende finalmente che quel passato tanto amato e ricercato mai più tornerà, che il tempo davvero provvederà a lui guarendo tutte le sue ferite… E quindi il campo lessicale del tempo si fortifica, dandogli per la prima volta in tutto il testo una concezione positiva.

Nonostante nel testo si abbia un cambiamento radicale del pensiero del poeta, rimangono comunque dei segni di stabilità, di cui il più eclatante è il già nominato dittico. Sembra, però, che il suo significato cambi, nonostante esso cerchi di favorire una certa ciclicità all’interno dell’opera. In effetti, se all’inizio quel “je demeure”, ovvero “io rimango”, può sottolineare la fedeltà dell’uomo a quell’amore tanto desiderato e tanto passionale, più si va avanti nella lettura e più acquisisce un significato differente. Alla fine l’autore continua a dire di rimanere, ma con un’accezione completamente diversa: il tempo se ne va e si porta via il passato, ma lui rimane nel presente e ha ancora tante esperienze da vivere, sentimentali e non. Il tempo l’ha finalmente guarito, dopo tante esitazioni, e l’autore può finalmente tornare a vivere senza rimorsi.

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