La gioventù nigeriana che crede nel cambiamento

Sabato 24 ottobre, in piazza Municipale a Ferrara, si è svolta la protesta da parte della comunità nigeriana al grido di “End SARS”.

La Nigeria è la più grande potenza economica dell’Africa e il settimo paese al mondo per abitanti, ma lo sviluppo nel paese è molto irregolare; circa il 60% della popolazione, di 200 milioni di abitanti, ha meno di 24 anni e molti giovani si sentono esclusi da un sistema politico che è al servizio degli interessi di una parte ristretta della società.

Da inizio ottobre lo Stato è attraversato da proteste pacifiche contro le violenze perpetrate dalla polizia, specialmente dalla SARS (Special Anti-Robbery Squad). Ad accendere la miccia sono stati però una serie di video, girati il 3 ottobre e divenuti virali nel web, che mostrano gli agenti della SARS, nella città di Ughelli, fuggire a bordo di un SUV bianco dopo aver sparato e lasciato a terra il ragazzo che era alla guida, il quale ha perso la vita pochi istanti dopo. A partire da tale episodio le manifestazioni sono diventate sempre più agitate, coinvolgendo prima le grandi città, come la capitale Abuja, per poi toccare ogni angolo del paese.
Per la Nigeria questo è un movimento senza precedenti: tra i manifestanti non vi sono differenze etniche, di religione o di status, ma soprattutto non c’è un leader e l’organizzazione avviene per lo più con il passaparola via social. Si cerca, infatti, di evitare gli sbagli delle precedenti proteste come quella socio-politica di “Occupy Nigeria” del 2012, quando le persone che affermarono di esserne a capo usarono la loro posizione per scopi personali.

Un bandiera tristemente macchiata dal sangue
Secondo Amnesty International, le vittime dall’inizio della protesta, iniziata tra il 7 e l’8 ottobre 2020 con lo slogan #EndSARS, sarebbero almeno 56, numero che include anche la mattanza di Lekki con le sue dodici (e forse anche di più) vittime. Un dato questo che si riferisce fino al giorno 21 ottobre 2020.
Sempre l’ONG ha condotto un’indagine sulle violenze commesse dalla SARS tra gennaio 2017 e maggio 2020. Nel report “Time to End Impunity”, pubblicato a giugno 2020, Amnesty International documenta almeno 82 i casi di tortura, maltrattamenti ed esecuzioni extragiudiziali. Le vittime sono soprattutto giovani maschi di età compresa tra i 18 e i 35 anni, appartenenti nella maggior parte dei casi ai gruppi più vulnerabili della società nigeriana.
Report “Time to End Impunity” https://www.amnesty.org/en/documents/afr44/9505/2020/en/


Era la sera dello scorso martedì 20 ottobre quando, al casello autostradale della città di Lekki, centinaia di manifestanti, a dispetto del coprifuoco indetto poche ore prima nello stato di Lagos dal governatore Badajide Santo-Olu, si sono visti aprire il fuoco da parte delle forze dell’ordine, arrivate per quello che sarebbe dovuto essere uno sgombero, ma che in realtà ha avuto di fatto i tratti di un’esecuzione. Secondo quanto riportato dal alcuni testimoni, la polizia avrebbe fatto prima disattivare le telecamere a circuito chiuso che ricoprivano l’area, in seguito hanno poi disattivato i lampioni e le luci stradali. Arrivata la sera, con i manifestanti completamente al buio, la polizia governativa ha cominciato prima a sparare in area e poi sui “sovversivi”, e in fine i soldati si sono preoccupati di rimuovere molti corpi da terra, nel tentativo di non lasciare traccia del massacro.

Il volere della protesta
Stop alla “violenza extragiudiziale”: questo è il nocciolo della richiesta dei manifestanti nei confronti dello Stato, e in particolare nel mirino vi sono gli uomini della SARS, un ramo della polizia istituito nel 1992 come unità del Dipartimento di Intelligence e Investigazione Criminale della Nigeria. Gli uomini di questo reparto sono da anni accusati di compiere estorsioni, torture, vessazioni sessuali a danno delle donne nigeriane e uccisioni extragiudiziali, prendendo soprattutto di mira i giovani tra i 18 e i 35 anni.
L’11 ottobre, nel tentativo di arginare gli animi, il presidente Muhammadu Buhari ha sciolto la SARS, ma ha subito ha creato la SWAT, che di fatto è composta dagli stessi uomini della precedente. E così sulle strade e sulle piazze continua la protesta che indossa suoi due volti: pacifica e violenta.

Una ragazza porta un cartello in segno di protesta sulla strada per una casa governativa a Ikeja, il 9 ottobre 2020.


Le richieste della piazza, oltre a quella dello smantellamento della SARS, adempiuta sì dal presidente, ma contornata dallo scetticismo generale, sono: il rilascio immediato di tutti i manifestanti arrestati; la creazione di un organo che indaghi sul modus operandi della polizia e su tutte le denunce a carico di essa; un esame psicologico su tutti i membri della SARS prima che questi assumano nuovi incarichi di polizia; una revisione degli stipendi della polizia e giustizia e risarcimento alle vittime e alle loro famiglie.

“We are merchants of hope”
“Siamo mercanti di speranza.”, così la Feminist Coalition si rivolge ai giovani nigeriani scesi in piazza, consigliando di rispettare le direttive del governo e di protestare pacificamente per condannare fermamente ogni forma di violenza. Sempre la Feminist Coalition ribadisce che, se si vuole costruire un futuro migliore, la Nigeria ha bisogno che la sua gioventù non perda la vita in una violenza insensata.

Due tweet dall’account ufficiale della Feminist Coalition che condannano le violenze e chiedono di stare al sicuro.


La Coalizione Femminile, oltre ad essere un traino fondamentale della manifestazione pacifica, si occupa di dare supporto finanziario alle famiglie delle vittime defunte per mano della polizia e a finanziare le spese mediche sul campo e quelle legali ai cittadini detenuti in modo sbagliato. Tramite il loro canale di raccolta fondi hanno raggiunto la cifra di 324 mila euro, interrompendo poi gli afflussi di donazioni il 22 ottobre.

Tra speranza e dolore
La speranza dei giovani nigeriani nati negli anni ’80 e ’90, una generazione armata dalla volontà di cambiare in meglio una nazione con molte criticità, dovute anche alla forte corruzione a livello istituzionale. Il problema della SARS è solo la punta dell’iceberg di un apparato politico che da anni si serve della violenza, soprattutto in prossimità delle elezioni politiche, assoldando facinorosi affinché gettino la baraonda per il loro tornaconto.
Tutto questo porta alla sofferenza di famiglie che troppo spesso vedono sparire i propri cari e amici per accuse prive di fondamento.
Anche avere un bel telefono o guidare una bella macchina sono, per esempio, motivi per la SARS di fermare e portare il malcapitato in stazione e chiedere grandi quantità di denaro come “cauzione”. Non tutti però sono in grado di pagare, e quando l’ordine non viene eseguito, nel migliore dei casi, la vittima viene accusata ingiustamente di crimini non commessi e reclusa o picchiata, nel peggiore degli scenari invece sparisce nel nulla.
Vi sono quindi tante famiglie intrappolate tra la speranza e il dolore: la speranza di vedere un cambiamento e il dolore causato dal non poter più rivedere un loro caro.

Il governo parla di “caos” e “anarchia”, ma il sentimento più sincero che scorre nelle vene dei manifestanti si chiama rivoluzione: il desiderio di un forte cambiamento. Rimane comunque sì un modo estremo di usare il linguaggio, ma quando una leadership democraticamente eletta non è in grado o non vuole pienamente affrontare le lamentele dei cittadini, semplicemente girandosi dall’altra parte e facendo finta di non sentire, allora questo diventa un’opzione plausibile per rompere le catene dei soprusi e rivendicare la tutela dei diritti fondamentali. Ed è questo che i giovani nigeriani, stanchi degli abusi di potere e della corruzione, vogliono.

La rivoluzione è quella pulsazione emotiva dentro di noi che agisce però per presa di coscienza.

di Moisés Chiarelli

Altre fonti:
https://www.amnesty.org/en/latest/news/2020/10/killing-of-endsars-protesters-by-the-military-must-be-investigated/
https://www.aljazeera.com/news/2020/10/20/nigerian-security-forces-use-live-fire-to-disperse-protesters
https://lepersoneeladignita.corriere.it/2020/10/21/nigeria/
https://www.bbc.com/news/world-africa-54678345

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