Il “sottosuolo” post-pandemia

Un emulo di Banksy nel Cremonese che ridipinge “La bambina con il palloncino”

L’emergenza Covid-19 ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere, ma è soprattutto a livello psicologico che ha avuto effetti ben importanti.

La rivista medica The Lancet ha pubblicato un articolo sulle conseguenze psicologiche post-lockdown nel Regno Unito, da cui emerge un quadro chiaro e preoccupante: il virus ci ha costretto a fare i conti con “noi stessi” e la nostra psiche, ma non ne siamo usciti vincitori.

L’evidente angoscia psicologica ha avuto ripercussioni disomogenee sulla popolazione: non tutti hanno sofferto allo stesso modo, ma i principali gruppi affetti sono stati i giovani (e non gli anziani) e le donne (e non gli uomini).

(link all’articolo The Lancet – Mental health before and during the COVID-19 pandemic: a longitudinal probability sample survey of the UK population  https://www.thelancet.com/journals/lanpsy/article/PIIS2215-0366(20)30308-4/fulltext)

Perché i giovani?

Dallo studio della rivista inglese, è emersa la fascia giovanile tra le principali vittime. Nonostante alti livelli di stress psicologico interessassero già chi fosse disoccupato o economicamente inattivo prima del lockdown, come gli studenti full-time, le conseguenze psicologiche sono state evidenti anche su chi precedentemente aveva un lavoro: la paura per il rischio di infezione da Covid-19, la perdita del posto di lavoro, il vivere in famiglie a reddito basso risultano essere le cause principali. Lo studio evidenzia però come gli effetti siano evidenti già dai 16 anni, età limite dell’istruzione obbligatoria nel Regno Unito. Da ciò si deduce che ne sono stati interessati anche i più giovani, a cui è venuto a mancare l’interfaccia (scolastico ed extrascolastico) con i propri coetanei. Fascia già caratterizzata da una psiche fragile e facilmente malleabile, lo scenario duro e cinico della pandemia ha messo i più giovani faccia a faccia con le loro insicurezze e le loro paure, non riuscendo più a trovare nel contatto sociale l’aiuto necessario. Gli adulti, presi a loro volta da problemi più gravi (come il mantenere la famiglia in una così disastrosa situazione), non sono stati spesso in grado di dare un supporto morale ai propri figli.

E le donne?

Con il lockdown è emerso un altro dato preoccupante: vi è stato un aumento del numero di episodi di violenza domestica in tutto il mondo, mentre invece è sceso il numero delle denunce. Le donne, rimaste segregate in casa con il loro aggressore, hanno subito le peggiori conseguenze: da qui non è difficile dedurre l’impatto che tutto ciò ha avuto a livello psicologico. L’altra faccia della medaglia riguarda invece quelle donne che, con la chiusura delle scuole e dei posti di lavoro, sono state costrette a far conciliare il compito non-stop di madre con lo smartworking.

L’allarme

In passato, misure di quarantena collettiva sono già state associate all’aumento dei suicidi.

Non sono ancora chiari tutti gli effetti che questa crisi sanitaria possa avere sulla popolazione mondiale, eppure anch’essa potrebbe rappresentare un fattore di rischio: oltre alla crisi finanziaria, tra le conseguenze emergono l’isolamento sociale (ben diverso dal distanziamento fisico necessario per il contenimento del contagio), il peggioramento di un disagio psichico già presente ed esasperato con la pandemia, lo stigma nei confronti di chi ha superato la malattia e dei loro cari e familiari.
In Italia, a lanciare l’allarme sono gli psichiatri al Convegno Internazionale sulle tematiche legate al suicidio, organizzato il 10 settembre (giornata mondiale per la prevenzione del suicidio) dalla Sapienza Università di Roma: da marzo a settembre 2020 si sono registrati 71 suicidi e 46 tentativi di togliersi la vita, dato in aumento rispetto ai 44 suicidi e ai 42 tentativi del 2019 nello stesso periodo. Inoltre, il professor Ranieri Guerra, rappresentante dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel Comitato tecnico scientifico a supporto del governo, sconsiglia un secondo lockdown generalizzato, pronosticando lo scoppio di rivolte armate come conseguenza.

Cosa ci ha resi il Covid-19?

 “Io non dico malvagio, ma niente son riuscito a diventare: né cattivo, né buono, né ribaldo, né onesto, né eroe, né insetto. E ora trascino la vita nel mio angolo, tenendomi su colla maligna e magrissima consolazione che un uomo intelligente non può in verità diventar nulla e che solo gli sciocchi diventano qualcosa.”

– Fëdor Dostoevskij, Memorie dal Sottosuolo

La scoperta dell’individualismo e l’abbandono della collettività sono due fattori che ci hanno resi nostalgici dei rapporti umani, ma meno solidali. Le ripercussioni a livello psicologico che la pandemia ha avuto su ognuno di noi ci ha costretti ad affrontare noi stessi e i nostri “mostri”, dimenticandoci di immedesimarci negli altri.

La paura è divagata ovunque e, dalla caccia agli untori al totale negazionismo, abbiamo cercato ogni modo plausibile per affrontarla. Gli “Andrà tutto bene”, le canzoni sul balcone, sono stati tutti tentativi di mascherare l’egoismo a cui questa eterna lotta alla sopravvivenza – ancora in corso – ci ha portato.

Non ne siamo usciti e forse non ne usciremo vincitori.

L’effetto più devastante del Covid-19 è stato la privazione dei più puri valori umani.

Miriana Di Gloria

Altre fonti: https://www.amnesty.it/amnesty-international-italia-in-aumento-casi-di-violenza-domestica-nei-confronti-delle-donne; https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2020/09/07/news/in_italia_da_marzo_71_suicidi_correlati_a_pandemia_covid-266466567; https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/10/23/il-lockdown-provocherebbe-rivolte-armate-evitiamolo/5976726

Pubblicato da Miriana Di Gloria

Frequento il secondo anno di Scienze Biologiche all'Università degli Studi di Ferrara. Ho maturato la mia passione per la scrittura a 10 anni, ma per il giornalismo solo da qualche anno. Ora cerco di coinciliare le mie due passioni scrivendo articoli, di solito scientifici, per l'Ariosteo Magazine.

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