Convenzione di Faro: analisi dei punti critici

Il 23 settembre 2020 è stata approvata alla Camera dei Deputati la Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per le società, conosciuta anche come Convenzione di Faro, per la città portoghese in cui è stata firmata. Ha suscitato molte critiche dall’opposizione e molti elogi dalla maggioranza.

Prima di parlare dei punti critici ecco l’iter legislativo fino a qui raggiunto.

La Convenzione di Faro venne firmata il 27 ottobre 2005 ed entrata in vigore nell’ottobre 2011. Venne ratificata da 17 Paesi membri del Consiglio d’Europa, tra cui Austria, Norvegia, Portogallo, gli Stati dell’ex Jugoslavia e Lussemburgo, spiccano le assenze di Francia, Germania e Gran Bretagna, e l’Italia ha firmato il 27 febbraio 2013, con il Governo Monti. Il DDL 257 (https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/338231.pdf), proposto da senatori e senatrici PD, ripropone il testo Atto Senato 2885 presentato dal Governo Gentiloni e la Commissione affari esteri del Senato lo ha approvato il 10 ottobre 2017. Durante il Governo Conte I non è mai stato portato a termine il percorso, ma con il cambio della maggioranza a giallo-rossa il 10 ottobre 2019 è stato approvato con 147 voti favorevoli, 46 contrari e 42 astenuti. Il 23 settembre anche la Camera dei Deputati ha approvato il testo con 237 sì, 119 no e 57 schede bianche.

Si fonda sul presupposto che la conoscenza e l’uso dell’eredità culturale rientrino pienamente fra i diritti umani ed in particolare nell’ambito dell’individuo a prenderne parte alla vita culturale nella comunità. Rientra in linea sia con gli articoli 26 (comma 1) e 27 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (https://www.ohchr.org/EN/UDHR/Documents/UDHR_Translations/itn.pdf) sia con il primo comma dell’articolo 9 della Costituzione italiana (“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”). Quindi come obiettivo ha di promuovere una comprensione più ampia del patrimonio culturale e del suo rapporto con le comunità che lo hanno generato. Disegna un quadro di riferimento per le politiche sul patrimonio culturale attraverso la definizione di diritti e delle responsabilità in questo settore.

La Convenzione è composta da 23 articoli, più un preambolo, raggruppati in 5 gruppi, ma sono gli articoli 4 e 5 (comma c) ad aver alzato le opposizioni e le minacce di censura alle nostre opere d’arte.

Articoli 4-5 della Convenzione dal DDL 257 (https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/338231.pdf)

In pratica il punto 4 non chiede di censurare i capolavori artistici ma pretende il rispetto del patrimonio culturale altrui quanto il proprio e quindi il patrimonio comune d’Europa; più semplicemente indica clausole per assicurare l’interesse pubblici ed i diritti e le libertà altrui. Il comma c dell’articolo 5 è volto alle disposizioni di legge che permettono la messa in pratica dell’articolo 4.

L’articolo 7 rappresenta l’apoteosi del pacifismo culturale, concludendo che la conoscenza e la cultura, oltre ad essere integrate tra loro, è mezzo di prevenzione dei conflitti. L’articolo 13 è una manna dal cielo per la scuola italiana, infatti prevede la correlazione patrimonio culturale, istruzione e settore della formazione; in un ambito scolastico, come quello italiano, il quale addestra ma non forma menti, un incoraggiamento a ricerche interdisciplinari e comunicazioni di conoscenze in ambito formativo è davvero rivoluzionario. L’articolo 14 in cui pone l’accento su una maggiore digitalizzazione per la fruizione al pubblico e lo sviluppo economico, contrastando il traffico illecito di bene culturale.

La Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per le società è la perfetta sintesi tra le culture locali e la mondializzazione sempre maggiore, assicurando la protezione delle diversità e continuando a mantenere un forte legame con il territorio. Inoltre, in un panorama italiano delicato come quello attuale, il patrimonio culturale è una risorsa sulla base sviluppare un dialogo, un dibattito democratico e apertura mentale.

di MATTIA FERRARI

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