Gli altri Stefano Cucchi: abusi di potere e le vittime ‘criminali’

Il 22 ottobre di 11 anni fa Stefano Cucchi si spegneva a 31 anni mentre era in custodia cautelare presso il reparto detenuti dell’ospedale Sandro Pertini. Stefano è morto in seguito a un violento pestaggio compiuto da cinque militari dell’arma dei Carabinieri dopo essere stato arrestato per possesso di sostanze stupefacenti. La storia che ha interessato le indagini e la condanna per il caso Cucchi probabilmente tutti la ricordano: depistaggi e false testimonianze, autopsie inventate e minacce nei confronti dei testimoni. Solo il 14 novembre dello scorso anno si è arrivati finalmente alla condanna a 12 anni di carcere, con rispettiva multa, per i carabinieri colpevoli del massacro ai quali è stato imputato il reato di omicidio preterintenzionale.

La storia di Stefano ha segnato un punto nella guerra agli abusi da parte di stato e divisa. Troppo spesso infatti il rispetto dei diritti umani viene lasciato all’ultimo gradino delle priorità della nostra società ; facciamo parte di un sistema che ha ormai imparato a guardarli distrattamente, con la malsana idea che riguardino sempre gli altri e mai noi stessi. È vero forse che la maggior parte di quelle cosiddette ‘persone normali’ (termine ormai abusato che rischia di definire “criminale” chi, a differenza di altri, queste violenze le subisce) non vivrà mai una situazione in cui vengono negati quei diritti fondamentali, ma è altre sì vero che ,proprio per loro definizione, devono necessariamente riguardare ciascuno di noi .

Quello degli “abusi in divisa” è un argomento che torna spesso in evidenza sulla scena pubblica/mediatica, spinto da un nuovo caso o da una nuova evoluzione di un’indagine già in corso. È necessario dunque intavolare una riflessione più ampia, che non si limiti a unire tra loro i vari casi come situazioni simili, ma con diverse conseguenze; bisogna invece riconoscere queste situazioni come il frutto di politiche sbagliate e di una mentalità comune costruita ad hoc, basata in primo luogo sulla criminalizzazione delle vittime.

La criminalizzazione della vittima è una costante nei casi di malapolizia, dei colpevoli invece si tende a parlarne sempre in termini emotivi, suscitando la pena di una delle due parti, al massimo si parla di disonore per l’Arma, ma non si indaga mai sulle causa scatenanti che hanno spinto a questi gesti; non viene alla luce un’eventuale motivazione razzista, politica, sessista o di generale disprezzo nei confronti della vittima e non viene mai messo in discussione l’addestramento ricevuto o la realtà della caserma nella quale sostanzialmente l’agente vive. Troppo spesso assistiamo a una forte criminalizzazione dei conflitti sociali: “il migrante” , “il tossico” , “l’attivista nei centri sociali” , “il senzatetto” , “lo spacciatore” o “l’ultras” sono comunemente diventate tutte categorie percepite come “zavorre sociali” , delle quali si farebbe volentieri a meno (tutti quei casi in cui le dichiarazioni del militare o del politico col microfono in mano si riassumono con ”Mi dispiace che sia morto MA”).

Ho visto pecorelle che si prendono gli insulti

Giudicate come eroi da una nazione intera

Ragazzi come noi che si prendono a manganellate

Giudicati come avanzi di galera

willie peyote,1312, la strofa piena di rabbia del rapper torinese

È da qui che il caso Cucchi si trasforma in una battaglia per i diritti di tutte e tutti: il tema dei diritti umani coinvolge ciascuno di noi, bisogna quindi impegnarsi affinché vengano rispettati.

Le battaglie combattute:

  1. l’introduzione dei codici identificativi per le forze dell’ordine. Una discussione che va avanti da quasi 20 anni: il Consiglio Europeo e il Parlamento Europeo hanno già espresso nel 2001 la necessità di codici identificativi sulle divise, in tutela della cittadinanza e degli stessi agenti. La proposta non sarebbe quella di esporre nomi e cognomi, bensì un codice alfanumerico con il risultato di una duplice trasparenza: verso i cittadini, che siano così capaci di identificare le forze dell’ordine nel caso fosse necessario, ma anche verso gli operatori che svolgono correttamente il proprio compito.
  2. Carceri e condizioni di detenzione penitenziaria. Una proposta in parte già in atto, molte le riforme già attuate. È necessario però riaprire i capitoli relativi al lavoro e all’affettività: indispensabili per la corretta attuazione dell’articolo 27 della costituzione. Bisogna che le carceri siano monitorate costantemente e soprattutto che si trovino soluzioni alternative alla detenzione di persone malate e con disturbi psichiatrici, che oggi rappresentano la percentuale maggiore di detenuti.
  3. Modifica della legge sul reato di tortura. È stata approvata dal parlamento una legge totalmente inservibile e in totale contraddizione con la convenzione Onu sulla tortura, in contrasto anche con le indicazioni contenute nella sentenza di condanna contro l’Italia della Corte europea per i diritti umani del 7 aprile 2015 (Cestaro vs. Italia per il caso Diaz). Una legge che sembra concepita affinchè non sia applicata, un testo inaccettabile per il rispetto dei diritti umani e le libertà fondamentali. È dunque necessaria una legge contro la tortura che garantisca un equilibrato aggiornamento del codice penale, nel rispetto del cittadino e prima ancora dei diritti umani.
  4. Criminalizzazione della società civile. Infine una sfida contro il trend sempre crescente in Italia: nel nostro paese si sta verificato da diversi anni un sempre maggior accanimento nei confronti degli ‘ultimi nella società’ (poveri, senza tetto costantemente allontanati dal centro della città e dalla vetrina sociale delle nostre città e cittadini in situazioni di vita precaria). L’impegno deve concretizzarsi nel trattare le problematiche sociali come tali e non come problemi di ordine pubblico. Da tempo il problema anziché essere preso in carico dalle istituzioni viene marginalizzato: è stata inaugurata una nuova stagione in nome del decoro, criminalizzando chi vive in povertà. Ne sono esempio le ordinanze ‘anti-barboni, l’architettura ostile, la creazione di comitati per il decoro che si espongono e sostengono il daspo urbano per senzatetto, l’aumento di sgomberi di occupazioni abitative senza altre soluzioni.
l’associazione stefano cucchi onlus in una manifestazione per fermare le torture

Come quello di Stefano ci sono numerosi casi nella cronaca Italiana degli ultimi anni :

  • Davide Bifolco: nel 2014 è stato raggiunto da un colpo al petto a soli 16 anni durante un controllo effettuato dai carabinieri dopo che il giovane con degli amici non si è fermato al primo tentativo di controllo.
  • Giuseppe Uva: nel 2008 il quarantatreenne di Varese è stato portato in caserma nella notte dopo aver spostato delle transenne con un amico. L’uomo è morto il mattino seguente in ospedale per ‘arresto cardiaco’. Presentava numerosi lividi sulla faccia, il fianco e il collo, oltre ad avere i testicoli tumefatti
  • Riccardo Magherini: la notte del 3 marzo 2014 l’ex calciatore viene fermato in centro a Firenze. Durante la serata aveva assunto parecchia cocaina, così, in preda alla paranoia, cerca di chiamare aiuti col telefono e poi di convincere i carabinieri a lasciarlo andare, ma questi cominciano a prenderlo a calci fino a fare sopraggiungere la sua morte.
  • Aldo Bianzino: ottobre 2008: l’uomo di 43 anni muore in condizioni ‘misteriose’ mentre era detenuto in caserma, dopo che erano state trovate alcune piantine di marjuana nel suo casolare. Durante l’autopsia furono trovati danni ed ematomi celebrali, danni al fegato e alla schiena.
  • Federico Aldrovandi: il giovane di appena 18 anni ucciso a Ferrara 15 anni fa (quest’anno è stata festeggiata la memoria del giovane al circolo Arci Blackstar) da 4 poliziotti. Quello di Aldrovandi è stato forse uno dei processi più importanti per abbattere il muro di omertà e intoccabilità dietro al quale si nascondevano quei violenti grazie alla divisa.

I casi citati sono una minima parte degli abusi di forza e potere commessi negli ultimi 20 anni. Oltre a chi ha perso la vita sarebbe giusto ricordare anche le vittime di violenza sessuale o chi è rimasto ferito a vita, invalidato da una violenza ingiustificata o anche ‘solo’ esagerata da parte delle forze dell’ordine. Bisogna fare fronte comune in questa guerra e non girarsi mai dall’altra parte facendo finta che questo problema non esista.

Tre le vittime per mano delle forze dell’ordine negli ultimi 15 anni ricordiamo: Antonio dello Russo, Sekine Traore, Ciro Lo Muscio, Andrea Soldi, Mauro Guerra, Massimiliano Malzone, Davide Bifolco, Vincenzo Sapia, Riccardo Magherini, Francesco Smeragliuolo, Ettore Stocchino, Marcelo Cortes, Cristian de Cupis, Ilario Aurilia, Massimo Casalnuovo, Bernardino Brudoni, Michele Ferrulli, Carlo Satuno, Roberto Collina, Daniele Franceschi, Maria Carrus, Aziz Amiri, Simone la Penna Stefano Cucchi, Franco Mastrogiovanni, Stefano Frapporti, Carmelo Castro, Stefano Brunetti, Niki Gatti, Giuseppe Uva, Vito Daniele, Gabriele Sandri, Giulio Comuzzi, Manuel Eliantonio, Aldo Bianzino, Riccardo Boccaletto, Riccardo Rasman, Federico Aldrovandi, Carmine Spina.

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