Archeologia videoludica

Negli ultimi quattro decenni l’archeologia è stata oggetto di molte attenzioni da parte del grande pubblico, soprattutto dopo il successo della saga cinematografica di Indiana Jones. Parallelamente venne sviluppato il primo “videogioco archeologico”: Raiders of the last Ark (1982), per la piattaforma Atari 2600. Si trattava di una semplice grafica 2D con poche e semplici missioni ed ambientazioni: superare tutti gli ostacoli del Tempio fino ad arrivare alla Stanza della Mappa da dove, una volta raccolti tutti i tesori, Indiana Jones doveva paracadutarsi su una mesa per trovare l’Arca dell’Alleanza.

Negli anni ’90, con l’avvento di Sony e di PlayStation, esplose il fenomeno Tomb Raider (1996 – Core Design). Il gioco era caratterizzato da una grafica migliorata ed una storia più complessa in cui mito e archeologia si fondevano insieme per dar vita ad uno stereotipo difficile da rompere. Infatti, se Indiana Jones rappresenta il prototipo di archeologo maschile, Lara Croft è il cliché dell’archeologa.

Dal 2007, con l’uscita di Uncharted: Drake’s Fortune, anche l’americana Naughty Dog ha il suo “archeologo”: Nathan Drake. Sia la serie principale (Uncharted 2: Among Thieves – 2009, Uncharted 3: Drak’s Deception – 2011, Uncharted 4: A Thief’s End – 2016) sia gli spin-off (Uncharted: Golden Abyss – 2011, Uncharted: The Lost Legacy – 2017) hanno storpiato il lavoro dell’archeologo rappresentandolo come un cacciatore di tombe, nonostante la conoscenza della storia e lo studio delle fonti rimangano fondamentali per la professione archeologica.

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli nella primavera 2017 ha lanciato il primo videogioco al mondo distribuito da un Museo archeologico, Father and son (https://play.google.com/store/apps/details?id=it.tuomuseo.fatherandson), sviluppato da TuoMuseo, grazie al contributo di artisti e specialisti provenienti dal mondo dei videogames e di Ludovico Solima, professore di Economia e Gestione delle Arti all’Università Federico II all’epoca. L’applicazione ha una semplice grafica 2D a scorrimento laterale, in cui il protagonista deve conoscere il padre archeologo mai incontrato attraverso la collezione da quest’ultimo allestita all’interno del MANN. Si vivranno tre epoche diverse: Antico Egitto, Pompei e Napoli contemporanea. Le scelte del videogiocatore nel corso dell’ora di gioco (tale è la durata) influiranno sul finale.

L’archeologia può essere rappresentata come un’unione tra arte e scienza, come il mondo dei videogame, misteriosa o realistica che sia, capace di influenzare l’opinione pubblica e distorcere il duro lavoro dell’archeologo. Nonostante ciò, le piattaforme multimediali offrono l’opportunità di rendere più accattivante la conoscenza archeologica.

di MATTIA FERRARI

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