TRIESTE NEXT 2020

TRIESTE: CAPITALE EUROPEA DELLA SCIENZA 2020

Trieste, una città che fa da spartiacque tra vecchia e nuova Europa, una città che punta a scalare la vetta del panorama globale della ricerca scientifica.

Il comitato dell’Euroscienze Forum ha scelto proprio Trieste come capitale europea della scienza 2020. Il capoluogo giuliano ha convinto la giuria con i suoi progetti all’avanguardia e la sua buona volontà, dimostrando di avere tutte le carte in regola per essere nominata.

E, in effetti, Trieste è riuscita a stregare l’attenzione di tutta la comunità scientifica e non: dotata della bellezza di 2 università, 1 parco scientifico e tecnologico nazionale, con più di 30 istituti di ricerca, Trieste vanta una delle più alte percentuali di ricercatori – le stime del 2005 parlano di oltre 35 ogni 1000 abitanti contro una media europea che sfiora il 6 – dovuta alle tante e consolidate realtà di ricerca scientifica presenti sul territorio triestino.

EUROSCIENCE OPEN FORUM – ESOF 2020

In quanto capitale europea della scienza, Trieste avrebbe dovuto ospitare l’EuroScience Open Forum – ESOF 2020 dal 4 al 10 luglio, la più importante manifestazione scientifica europea che si svolge solitamente attraverso incontri e conferenze con esponenti del panorama internazionale per discutere di temi quali tecnologia, scienza e politica.

A causa della pandemia provocata da COVID-19, tuttavia, è stato necessario reinventare il modo in cui anche la scienza dà voce alle sue scoperte e alle sue preoccupazioni attraverso nuove modalità comunicative.

È così che dal 2 al 6 settembre 2020 si è svolto l’EuroScience Open Forum – ESOF2020 Trieste, con rinnovata energia e una nuova spinta dettata proprio dalla necessità di portare avanti un progetto ambizioso in un panorama sicuramente diverso da quello prospettato ma ricco di opportunità se si impara ad ampliare lo sguardo: in fin dei conti, è questo ciò di cui si occupa la ricerca.

Un evento, ESOF 2020, accompagnato dalla presenza, virtuale o reale che sia stata, di personaggi che hanno ribadito l’importanza di una discussione che veda il ruolo della ricerca scientifica come centrale in un mondo ora più che mai soggetto ad ansie ed insicurezze verso il futuro, spesso alimentate dai cosiddetti “opinionisti” che fanno delle piattaforme social il loro campo di battaglia contro una comunicazione pulita e sincera delle notizie dal mondo della scienza.

<< Mai come in questo momento la comunità scientifica globale >>, commenta Stefano Fantoni, direttore della Fondazione Internazionale Trieste << deve dimostrare di essere all’altezza delle sfide che ci aspettano, a partire dalla ricerca di nuove modalità per continuare a far circolare le idee. La pandemia ha svelato in modo eclatante anche la rilevanza di una condotta etica solida nella diffusione dei risultati della ricerca e quanto lavoro vada fatto per migliorare il dialogo fra scienza e politica, fra esperti e media. ESOF è un evento pensato fin dalle sue origini proprio per favorire questo tipo di confronti. >>

TRIESTE È NEXT

Tuttavia, Trieste è andata oltre quest’anno: non solo ha ospitato l’ESOF 2020 ma ha anche portato avanti, nonostante le evidenti difficoltà dovute al rispetto rigorose delle norme anti-contagio, un progetto che è arrivato alla sua nona edizione, ovvero Trieste Next.

Riportando le parole usate sul sito ufficiale www.triestenext.it, << Trieste Next è un “osservatorio” dove trovano visibilità ricerca applicata e nuove tecnologie, un “laboratorio” di idee concrete e soluzioni pratiche per accrescere il benessere della comunità e la competitività delle aziende. >>

L’attenzione dell’evento in ogni edizione ha sempre ruotato intorno alla ricerca e all’innovazione ritenendoli fattori indispensabili per la crescita del sapere scientifico, ma anche dello sviluppo economico e sociale.

Dunque, ciò che muove Trieste Next è la convinzione che il rapporto tra settore commerciale e ricerca scientifica si debba esplicare attraverso una comunicazione chiara, sia all’interno del rapporto stesso, sia nel rapporto con il cittadino comune: solo in questo modo è possibile parlare di “sviluppo”.

Il Festival della Ricerca Scientifica è stato promosso del Comune di Trieste, dall’Università di Trieste, da ItalyPost, dall’Immaginario Scientifico Science Centre, con la preziosa collaborazione della Commissione Europea e della content parternship di Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, di cui molti ricercatori, tra i più brillanti del settore, hanno onorato le varie platee con le loro parole e riflessioni.

METTIAMO A FUOCO IL FOCUS

La << vetrina dell’innovazione >> che è Trieste Next si è svolta dal 25 al 27 settembre usufruendo della presenza fisica o meno di personaggi illustri non solo del panorama italiano ma anche internazionale, come Peter Wadhams, docente di Ocean Physics e membro della Royal Geographical Society. Vi hanno preso parte giornalisti, ricercatori, professori universitari, direttori d’azienda, persone direttamente coinvolte nelle sfide che ogni giorno l’essere umano, la natura e il complesso rapporto tra i due forniscono ai ricercatori e ai divulgatori del sapere scientifico.

L’evento ha come scopo ultimo quello di presentare e discutere nuove proposte che possano aprire visioni mai esplorate al limite di frontiere vecchie e nuove della conoscenza umana.

Per questi motivi, il Festival della Ricerca Scientifica 2020 ha dato ampio spazio alla problematica ambientale, problematica che tramite gli sforzi e la voce potente di Greta Thunberg a partire dal 2018 è stata portata all’attenzione non solo dei “potenti” del nostro mondo ma anche della popolazione. Ciò è dimostrato dal trend positivo e fortemente in crescita negli ultimi anni di persone sempre più sensibili per l’acquisto di prodotti certificati “biologici”, tema che dovrebbe prima di tutto intrecciarsi in ogni caso con la “sostenibilità ambientale”.

Il titolo, infatti, con cui si presenta orgogliosamente la nona edizione di Trieste Next è “Science for the Planet”, una manifestazione che ha voluto discutere di “100 proposte per la vita che verrà” per mezzo di talk, seminari specialistici, conferenze e workshop con l’obiettivo di mettere in luce e valorizzare il legame tra il mondo dell’imprenditoria e dell’innovazione, includendo le scienze umane e sociali fondamentali per una corretta divulgazione ed inclusione sociale.

PIAZZA UNITÀ D’ITALIA

Protagonista incontrastata è stata la bellezza di Piazza Unità d’Italia, nel cuore del capoluogo giuliano, vestita per l’occasione con i colori dell’evento, il bianco e l’azzurro.

La famosa piazza ha ospitato il villaggio “Trieste Città della Conoscenza”, dotato di una sala convegni, spazi destinati alla divulgazione scientifica attraverso presentazioni ma anche la partecipazione a laboratori e lo “Spazio Libri” dove si potevano trovare tutte le pubblicazioni degli ospiti intervenuti durante i tre giorni della manifestazione.

TRIESTE NEXT ACADEMY

Si è già parlato di come Trieste abbia rivolto il suo sguardo, in particolar modo quest’anno, al futuro della ricerca scientifica e dell’innovazione, pertanto non poteva mancare anche per questa edizione l’invito agli studenti di corsi di laurea triennale, specialistica, master e dottorato a partecipare ad un’occasione più unica che rara, quella di incontrare, ascoltare e porre domande ai grandi professionisti ed esperti del settore scientifico, industriale e tecnologico odierno, tutto questo seguendo l’ottica per cui un sapere fine a se stesso è un sapere sterile.

A questo scopo Goodnet, l’ente ideatore e curatore del Progetto Academy, si è impegnato ad offrire ad un numero selezionato di studenti universitari provenienti da tutta Italia la possibilità di candidarsi alla Trieste Next Academy ed ottenere una delle sole 300 borse di studio messe a disposizione per l’evento.

Vincere una di queste borse di studio offre la possibilità di partecipare attivamente alla manifestazione e quindi garantisce agli studenti selezionati l’accesso preferenziale a tutti gli eventi in calendario, come convegni, workshop e seminari, costellati di momenti preziosi di incontro e approfondimento diretto con i relatori presenti, grandi personaggi della ricerca scientifica, della tecnologia e dell’innovazione.

Se lo studente ha frequentato almeno l’80% dei seminari disponibili avrà anche la possibilità di ritirare un attestato che, a seconda dell’Università di provenienza, può essere convertito in crediti formativi.

TRA UNA CALOTTA E L’ALTRA

Tutti gli incontri avvenuti nell’arco delle 3 giornate si sono rivelati molto interessanti ed hanno aperto nuove frontiere e visioni agli studenti universitari lì presenti; come dimenticare l’incontro con lo stimatissimo Peter Wadhams, Head del Polar Ocean Physics Group nel Dipartimento di Matematica Applicata e Fisica Teoretica all’Università di Cambridge: il professore è famoso per le sue 40 spedizioni nella zona polare del Nord, dove ha potuto condurre investigazioni oceanografiche.

Persuaso ancora di più dai dati allarmanti raccolti negli ultimi anni, Whadams combatte affinché la sostenibilità ambientale sia non solo una parola vuota, un trend che il marketing possa usare senza avere effettivamente a cuore la grave situazione in cui versa il nostro Pianeta, ma piuttosto una filosofia che abbracci il modo di pensare qualsiasi settore e frangente della nostra vita, da quello sociale a quello economico.

Dalle ricerche da lui portate avanti emerge che innanzitutto se il genere umano non avesse scoperto il carbone adesso staremmo lentamente procedendo verso un periodo di gelo: a questo proposito, sono Cina e India gli Stati con più emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, mentre Europa e USA si stanno dirigendo verso la direzione giusta, limitando l’innalzamento repentino di PPM.

Whadams ha parlato del Greenland ice sheet, ovvero la calotta di ghiaccio più grande al mondo dopo la calotta orientale dell’Antartide: << Se tutto il ghiaccio della calotta glaciale della Groenlandia si sciogliesse, allora il livello del mare si alzerebbe di 7 metri >> afferma l’esperto e continua << Sembra che stia accadendo >>. Dopo aver discusso delle nuove temperature record raggiunte quest’estate e delle più grandi quantità di ghiaccio riversatesi in mare mai registrate negli ultimi anni, spiega infatti che la superficie della calotta glaciale è solcata in tutta la sua lunghezza da fiumi di ghiaccio sciolto che finiscono in mare, e continua approfondendo il discorso del “black ice”: il ghiaccio appare nero perché tutto lo sporco accumulato negli ultimi decenni, se non secoli, è adesso visibile a causa dello scioglimento dello strato superficiale della calotta.

Il problema principale del ghiaccio nero è che riflette di meno la luce del sole, di conseguenza la radiazione assorbe di più e l’albedo si abbassa: tutto questo per dire che più il ghiaccio è nero più si scioglie velocemente.

Altro interessante argomento toccato dal professore riguarda i Jet Stream o Correnti a Getto: sono un flusso d’aria molto veloce che si forma a circa 10-11 km di altezza e che scorre da ovest verso est in entrambi gli emisferi, facendo quindi il giro completo del nostro emisfero.

I Jet Stream sono importantissimi per determinare le condizioni meteorologiche che potrebbero interessare le diverse zone continentali: di solito la Corrente a Getto è molto forte e causa una netta separazione tra masse d’aria fredda e calda, tuttavia negli ultimi anni si sta assistendo ad un indebolimento del Jet Stream polare con conseguenti oscillazioni marcate da alternanza di freddo e caldo in zone dove normalmente dovrebbe fare caldo e sono invece soggette a tempo freddo e viceversa.

Infine, Peter Whadams risponde all’interrogativo << Possiamo salvare il clima? >> lasciando la parola a Brent Constantz, fondatore e amministratore delegato di Blue Planet, collegato in streaming: la tecnologia messa a punto da Blue Planet sfrutta l’anidride carbonica come materiale grezzo per realizzare rocce carbonatiche, utilizzate al posto delle rocce calcaree naturali che sono la componente principale del calcestruzzo.

La tecnologia di cui fa uso Blue Planet è anche in grado di convertire la CO2 dei fumi dei gas in carbonato, utilizzando soluzioni a base acquosa che catturano l’anidride carbonica: questo è lo step che differenzia Blue Planet da tutti gli altri metodi messi a punto per catturare la CO2, visto che non richiede una fase di purificazione e quindi un dispendio non indifferente di energia.

La tecnologia è altamente flessibile, presenta costi molto più ridotti delle tradizionali tecniche di cattura della CO2, può far uso di differenti concentrazioni di anidride carbonica e può utilizzare la CO2 di scarto delle industrie: per questi motivi, la Blue Planet non è solo una valida soluzione per il problema del riscaldamento globale e delle emissioni di anidride carbonica, ma può essere considerata la scelta migliore che abbiamo al momento.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

L’esperienza è stata sicuramente positiva: gli studenti e le studentesse universitarie che hanno partecipato al Progetto Academy ne sono usciti con una visione del mondo sicuramente più ampia e vasta di quella con cui erano entrati all’inizio: ci sono stati svariati momenti molto intensi durante diverse conferenze, in particolare durante quelle tenute da ricercatori di alta classe della Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro.

Si è parlato delle applicazioni delle nanotecnologie e l’utilizzo di sostanze impensabili, come le foglie di loto, per mettere a punto nanostrutture da usare per studiare le “lipo dropplets”, elementi che si sono scoperti essere fortemente collegati con cellule tumorali staminali chemio e radioresistenti, di cui si occupa Luca Tirinato, ricercatore AIRC presente come realtore ad una conferenza, così da poter approntare una terapia genica personalizzata, una necessità sempre più sentita dal mondo della Medicina.

Valerio Voliani, invece, altro ricercatore AIRC, ha seguito la sua passione per la chimica e l’ha messa al servizio della lotta contro il cancro: utilizzando nanomateriali di metalli nobili come l’oro renderà possibile approntare una terapia non invasiva nei confronti dei tumori, nello specifico dei tumori testa-collo; infatti, queste nanoparticelle si accumulano spontaneamente all’interno dei tumori e permettono un approccio localizzato, tuttavia hanno bisogno di nanoarchitetture, come il passion fruit, così chiamato dallo stesso ricercatore, per poter essere smaltite correttamente dall’organismo.

Si è parlato anche di Big Data ed Intelligenza Artificiale, di immunoterapia, dei farmaci del futuro e così via, temi che hanno permesso di creare una vera e propria rete internazionale tra studenti dello stesso ambito, o interessati ai medesimi argomenti, e ricercatori ed esperti del campo.

Adesso, nella fiduciosa attesa dell’organizzazione di una decima edizione nel 2021, è il tempo di mettersi in gioco con le idee!

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