Il web torna a fare paura: il lato oscuro delle sfide sui social network

Sfide Social e selfie killer: dal divertimento al rischio

I “death game’’ ovvero i “giochi della morte’’ invadono i social network (come Facebook, Instagram e TikTok) portando ragazzini facilmente impressionabili a sfide macabre e pericolose.

Tra queste ricordiamo il fenomeno della ”Blue Whale”, la pericolosa sfida on line che ha indotto diversi adolescenti al suicidio tra il 2017 e il 2019. Poi ancora, la ‘’Black-out challenge’’ (sfida al soffocamento, che esiste da decenni ed è conosciuta anche con i nomi di pass-out challenge o chocking game, che solo negli Stati Uniti in un anno ha provocato la morte di 82 adolescenti) dove l’obiettivo è quello di provocarsi uno svenimento privandosi dell’ossigeno da soli per qualche minuto.  Nel 2018, in Italia, questa sfida ha portato Igor Maj, un ragazzino di quattordici anni, alla morte.

Ora, si diffonde il gioco di ”Jonathan Galindo”, questo fantomatico “uomo nero” o “uomo incappucciato”, che ha come immagine il conosciuto Pippo di Walt Disney trasfigurato e molto più inquietante, diventato protagonista di una leggenda che si è diffusa sul web: si tratterebbe di uno psicopatico che contatta i ragazzini e, dopo aver chiesto se vogliono fare un gioco, li spinge ad affrontare prove sempre più pericolose, fino appunto al suicidio.

Questo gioco non è un fenomeno dell’ ultimo anno ma ha origine in Messico nel 2017, primo momento in cui è comparso sui giornali, e da quel momento diventato conosciuto e diffuso in varie parti del mondo tra cui in paesi come il Brasile, il Vietnam, l’ India.

L’ attenzione del nostro paese su questo fenomeno è esplosa qualche settimana fa, dopo il caso dell’ undicenne di Napoli che si è gettato dal balcone di casa, e avrebbe lasciato scritto un messaggio ai suoi genitori: “Mamma e papà, vi amo. Ora devo seguire l’uomo col cappuccio nero. Non ho più tempo. Perdonatemi’’

Ma chi è davvero Jonathan Galindo

Jonathan Galindo", l'ultima sfida 'social' che corre sul web -

In realtà si tratta di una leggenda: non esiste nessun Jonathan Galindo, gli account falsi con quel nome sono stati aperti in seguito alla diffusione della storia e le foto sono state rubate dal profilo di un videomaker americano identificato col nome di Samuel Canini. Questo una volta accorto della diffusione impropria delle immagini prodotte da parte di criminali scrive un tweet per dissociarsi:

 “Ciao a tutti. Questa follia di Jonathan Galindo sembra stia terrorizzando tantissimi ragazzi facilmente impressionabili. Le foto e i video sono miei, del 2012-2013. Erano per il mio bizzarro piacere personale, non per qualche cacciatore di brivido dei giorni nostri che cerca di spaventare e bullizzare la gente. Se ricevete un messaggio da qualcuno che vuole iniziare qualche gioco, non interagiteci“.

Il pericolo, però, è reale: dietro quei profili potrebbero nascondersi persone con cattive intenzioni e gli account verrebbero usati per adescare bambini e adolescenti online per indurli ad atti di autolesionismo e, nel peggiore dei casi, al suicidio.

In Rete si dice che “Jonathan Galindo” avrebbe adottato quel travestimento per coprire una deformità fisica e che, quando qualche ragazzino risponde al suo invito al gioco, manderebbe video spaventosi o addirittura foto della casa del giovane dall’esterno, a dimostrazione di essere molto vicino e pronto a catturare la sua “preda”.

Fatto sta che, di giochi virali, pericolosi e inquietanti come questo ne è pieno il mondo dei social. Infine da luglio 2020 sta spopolando su TikTok un app di nome Randonautica. Avviato il gioco l’applicazione manda una posizione da seguire, la quale però viene generata in maniera totalmente casuale, come specificato nelle condizioni d’uso: “Randonautica utilizza coordinate veramente casuali. È responsabilità dell’utente e totalmente a suo rischio decidere di viaggiare fisicamente verso il punto indicato nel mondo reale”. Da qui gli utenti dell’applicazione si spingono fino al limite per vincere le sfide proposte, introducendosi in proprietà private, rubando o raggiungendo posti altamente pericolosi. Il caso più impressionante e spaventoso è quello di un gruppo di ragazzi di Seattle che hanno trovato una valigia con un cadavere all’interno.

Come prevenire e informare sui pericoli del web

Quelli che ci ostiniamo a chiamare “nativi digitali” è possibile che sappiano alla perfezione come creare un profilo su TikTok e cominciare a postare video ma che manchino totalmente (o quasi) di soft skill per interpretare correttamente quello che avviene negli ambienti digitali e l’impatto che può avere sulla propria vita reale, di tutti i giorni. 

Prevenzione e informazione quindi sono le azioni principali da intraprendere per evitare gravi conseguenze causate dall’uso e abuso della rete.

In questi contesti, un ruolo fondamentale deve essere svolto dalle famiglie e dalle istituzioni che hanno il compito di informare costantemente i ragazzi sui rischi legati al web e non solo dopo un fatto di cronaca.

Purtroppo le iniziative nel nostro paese che promuovano l’educazione digitale sono ancora poche, c’è la necessità che si insegni ai bambini fin da piccoli a comprendere come utilizzare il web.

C’è anche da dire che se si parla troppo di questi fenomeni, si rischia di ottenere l’effetto contrario ovvero l’emulazione, e quindi di suggestionare a imitare le azioni degli altri.

Per concludere, ci si augura che l’educazione e l’ informazione per una corretta navigazione in internet e nei social diventi un passaggio obbligatorio nella crescita dei ragazzi.

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