Legge contro l’omotransfobia: il 20 ottobre in aula

Lo scorso luglio, la Commissione Giustizia della Camera, ha avanzato una proposta di legge a favore della criminalizzazione dell’omotransfobia.

Alessandro Zan, deputato del Partito Democratico

La proposta è stata avanzata dal relatore della Commissione, il deputato Dem, Alessandro Zan, che nel suo discorso di apertura della seduta il 3 agosto scorso afferma: “L’omolesbobitransfobia ha radici profonde nella cultura patriarcale e oggi è alimentata da un dibattito politico sempre più intollerante verso le differenze. Le stesse radici culturali sono all’origine dell’odio e della violenza contro le donne: misoginia e omolesbobitransfobia, nelle loro rispettive specificità, sono infatti riconducibili all’intenzione di cancellare chi si allontana da ruoli e stereotipi di genere e di considerare le differenze che sono frutto dell’identità personale e della libertà delle scelte non come una risorsa e una ricchezza democratica, ma come un pericolo. Ecco perché, dopo 24 anni, esaminiamo nuovamente una proposta di legge che non riguarda però solo il contrasto all’omolesbobitransfobia, ma anche alla misoginia.”

Come ricorda Zan, sono passati ben 24 anni dalla proposta di legge avanzata da Nichi Vendola e da allora ben 6 proposte di legge sono fallite, e continua ad esserci anche ora il pericolo di un fallimento, visto l’efferatezza con cui l’opposizione (FdI, Lega) si è scagliata contro questa proposta, definendola liberticida e pericolosa, presentando l’eccezione di costituzionalità.

In realtà, direttamente le Nazioni Unite e l’Europa hanno sollecitato il nostro Paese a varare un provvedimento di questo genere, vista l’arretratezza culturale su questo tema rispetto agli altri Paesi dell’Europa Occidentale. L’ultimo obiettivo raggiunto, in ritardo rispetto ai nostri vicini, risale al 2016 e riguarda l’approvazione delle Unioni Civili.

Il 20 ottobre, la legge sarà nuovamente discussa in aula con gli emendamenti avanzati dall’opposizione nell’ultima seduta del 3 agosto, a scopo evidentemente ostruzionistico, infatti sono più di 800. Nel frattempo l’opinione pubblica si muove sia contro che a favore di questa legge e sono previste manifestazioni nelle principali città.

Contro questa proposta, si schiera il Consiglio Episcopale Italiano, il quale vede in questa legge una privazione della libertà di parola del clero contro la comunità LGBT+, non accettata dalla Chiesa, ma anche le fila di femministe conservatrici (cosiddetto femminismo essenzialista e transcludente) che seppur siano una minima parte, non si riconoscono e non si affiancano alla lotta di genere con gay e transgender, perché credono nella corrispondenza tra sesso biologico e genere, scagliandosi contro il concetto di identità di genere.

A Milano, il 10 ottobre, si è tenuta la manifestazione più importante a livello nazionale, con più di tremila partecipanti e sul cui palco è intervenuto Zan, scagliandosi contro chi ha definito questa legge liberticida, sostenuto da Luca Paladini, attivista LGBT+, e Elly Schlein, vicepresidente della regione Emilia-Romagna. La proposta è sostenuta attivamente da molti personaggi noti dello spettacolo e della musica, con la speranza che possa davvero essere approvata per dare una svolta alla violenza di genere. Anche sabato 17 ottobre, sono previste nuove manifestazioni.

La legge prevede 9 articoli, di cui i primi due introducono l’orientamento e il genere sessuale negli articoli del codice penale, il 604 bis e ter, che puniscono la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione. Il terzo modifica la legge Mancino del 1993, prevedendo il carcere non solo per chi commette violenza per motivi razziali, religiosi ed etnici, ma anche legati all’identità di genere e al sesso.

Infatti, si tratta di una legge non solo contro l’omotransfobia, ma anche contro la misoginia. Sono troppi in Italia i casi in cui la libertà di parola e di pensiero si trasformano in insulti gratuiti e incitazione alla violenza verso queste categorie. Arcigay, l’associazione più importante sul fronte dei diritti LGBT+, da tempo denuncia una crescita delle violenze di genere, e di certo la politica dell’odio e dell’intolleranza assillante di questo periodo, non può che alimentare questo clima di insofferenza verso le minoranze. L’ultima ricerca dell’Agenzia Europea dei Diritti Fondamentali sulle persone LGBT+ in Italia evidenzia che il 62% evita di prendere per mano la persona amata e il 30% non frequenta alcuni luoghi per paura di subire aggressioni. Il 23% dichiara di aver subito discriminazioni sul lavoro, il 32% di aver subito almeno un episodio di molestia nell’ultimo anno e l’8% un episodio di aggressione fisica negli ultimi 5 anni. Solo 1 persona su 6 ha denunciato questi episodi. La situazione per le donne non è migliore, gli ultimi dati aggiornati all’anno 2019 sono riportati in un articolo di Internazionale (https://www.internazionale.it/bloc-notes/giulia-testa/2019/11/25/dati-grafici-violenza-genere), e nel grafico Istat, sotto riportato, abbiamo una visione generale di come la situazione sia cambiata poco in un arco di tempo piuttosto lungo:

Gli ultimi casi eclatanti riguardano il pestaggio di una coppia gay a Pescara, ma in particolare la morte di una ragazza a Caivano, Napoli, ad opera del fratello per impedire la relazione in cui era coinvolta con un ragazzo transgender.

Occorre, sicuramente, fare di più. Non è possibile, che il nostro Paese, europeo, occidentale, evoluto, culla della cultura classica e rinascimentale per cui è ammirato in tutto il mondo, permetta ancora una simile discriminazione, una simile violenza e l’imposizione del patriarcato attraverso forme subdole e meno subdole di istruzione e informazione. E’ il momento di fare un passo avanti, e forse il 20 ottobre sarà il momento giusto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *