Quando il denaro viene messo…in lavatrice

Il fenomeno del riciclaggio di denaro messo sotto la lente d’ingrandimento

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Quotidianamente l’opinione pubblica, veicolata dai media, si focalizza sulla piaga dell’evasione fiscale che sottrae gettito alle casse dello Stato.  Fenomeno molto più sfuggente è invece quello del riciclaggio di denaro; un fenomeno questo che coinvolge inconsapevolmente singoli agenti economici rappresentati dai consumatori, generando un danno non indifferente al sistema e alle stesse casse dello Stato.

Cos’è il riciclaggio di denaro?

Con riciclaggio di denaro si fa riferimento a quel meccanismo attraverso cui il denaro proveniente dalle suddette attività illecite viene veicolato nell’economia reale e mischiato al denaro lecito.  L’esigenza di riciclare denaro nasce dall’impossibilità di spendere somme ingenti di denaro senza attirare l’attenzione dei controlli circa la sua provenienza. In questo modo dunque, le attività illecite riescono ad eludere i controlli di natura fiscale e giudiziaria, riuscendo ad autofinanziarsi e a trarre enormi profitti. È questo un fenomeno altamente pericoloso in quanto le somme riciclate entrano a far parte del calcolo del PIL nazionale e ognuno di noi ne amplifica gli effetti negativi ogni volta che ne entra in possesso.

 Secondo le stime di UNODC (United Nations Office on Druds and Crimes), il denaro riciclato a livello globale si aggira sull’ordine del 2-5% del Pil mondiale.[1] Solo in Italia, secondo il comunicato stampa del MEF, nel 2019 il totale dell’economia non osservata ammonterebbe a circa 210 miliardi di euro, pari al 12.4% del Pil nazionale. In particolare emerge il dato riguardante il valore aggiunto delle attività illegali (droga, prostituzione, contrabbando ecc…) che si aggirerebbe intorno ai 18 miliardi di euro[2]. Dati alla mano, è decisamente alta quindi la probabilità che ognuno di noi sia entrato a contatto con denaro dalle provenienze illecite.

Metodi di riciclaggio 

Per riuscire a contrastare la piaga del riciclaggio occorre innanzitutto individuare i metodi attraverso cui viene messo in atto. In questa sede ci focalizzeremo sui tre più diffusi in ambito sia nazionale che internazionale salvo poi seguire gli sviluppi dei sistemi di riciclaggio più innovativi. 

1.smurfing 

La tecnica dello smurfing è sicuramente quella più diffusa, nonché quella più semplice da attuare. Il suo funzionamento si fonda sull’obbligo delle banche e degli istituti di credito di segnalare alle autorità di vigilanza tutte quelle operazioni di prelievo e versamento che superano una certa soglia. In particolare nello scenario nazionale, dal 2019 i suddetti istituti hanno l’obbligo di segnalare gli spostamenti di denaro superiori a un ammontare di diecimila euro mensili tra prelievi e versamenti. Nulla vieta inoltre di segnalare anche singoli prelievi o versamenti di entità superiore a mille euro.

La tecnica dello smurfing punta ad aggirare questi controlli e consiste nell’effettuare diversi piccoli versamenti in relazione a somme di denaro legate tra di loro, rimanendo sotto la soglia fissata per l’identificazione.  In genere lo smurfing si attua mediante la rete dei money transfer che talvolta si sostituisce completamente ai canali finanziari ufficiali, ad esempio nel caso di lavoratori stranieri emigrati nei paesi più ricchi per trasferire disponibilità alle famiglie rimaste a casa. La tecnica dello smurfing è il punto di partenza per diverse altre attività di riciclaggio, infatti una volta che il denaro sporco viene immesso in un circuito finanziario attraverso piccoli versamenti, sarà pronto per essere convogliato verso i paradisi fiscali, società di comodo, investimenti fittizi ecc.

2. proprietà di attività commerciali ad alto uso di contante

Sempre più spesso passeggiando per le strade delle nostre città si può notare la presenza di diverse piccole attività imprenditoriali piuttosto atipiche. È il caso ad esempio dei “bangladini” che spopolano nella Capitale e che nonostante i loro prezzi esorbitanti e la scarsa affluenza di clienti, riescono a mantenersi in vita. È anche il caso di diversi saloni di barbieri o parrucchieri provenienti spesso dall’estero in cui si nota una scarsissima affluenza di clienti, soprattutto se confrontata ai competitor nazionali. Questa categoria lascia spazio a innumerevoli altri esempi di attività che variano di città in città, ma che presentano una caratteristica in comune: la prevalenza di denaro contante, ed è proprio questa peculiarità che rende estremamente sensibili questo tipo di attività al meccanismo del riciclaggio. Basterà infatti miscelare il denaro da riciclare con i proventi legittimi dell’attività e dichiarare il tutto come utile d’impresa. Risulterà estremamente difficile, data la prevalenza di contante, riuscire a scindere il denaro sporco da quello pulito. 

È rilevante sottolineare che in questo modo non si riesce a ripulire interamente le somme illecite poiché parte del denaro sporco verrà indirizzato nelle casse dello stato mediante i tributi IRPEF o IRES ( a seconda del tipo societario) al pari degli utili legittimamente conseguiti. Ancora una volta quindi risalta il preoccupante nesso tra attività illecite e il sistema economico e fiscale. Le attività che meglio si prestano a questo tipo di metodo di riciclaggio sono i bar, le pizzerie, i ristoranti, gli autolavaggi a gettoni e tutte le altre attività dominate dall’uso di contante. 

3. Gioco d’azzardo 

Attorno al gioco d’azzardo si aggira da sempre un alone di mistero e illegalità nel suo funzionamento, soprattutto quando si pensa ai casinò.  Le case da gioco attualmente rappresentano infatti uno dei propulsori più potenti nel meccanismo del riciclaggio di denaro. 

Il suo funzionamento è basilare: l’organizzazione criminale compra un’ingente quantità di fiches con il denaro sporco e ne gioca una piccolissima parte, chiedendo al casinò di attestare con un certificato che il denaro cambiato sia frutto di reali vincite di gioco. Il tutto è estremamente semplificato se si tiene conto che la quasi totalità dei casinò è direttamente gestita da organizzazioni criminali, le quali potranno sostanzialmente autocertificarsi le proprie “vincite”. Una volta ottenuto il certificato di vincita le somme riciclate sono completamente ripulite e facilmente spendibili sul mercato. 

Come combattere il riciclaggio di denaro 

Contrastare il riciclaggio è uno degli obiettivi principali dell’Unione Europea. 

Dagli anni ’90 si sono susseguiti diversi provvedimenti e ben quattro direttive rivolte ai paesi membri.  L’ultimo sforzo in questo senso consiste nella direttiva UE 2018/43, conosciuta anche come quinta direttiva antiriciclaggio. La stessa è stata poi recepita in Italia con il Decreto Legislativo n.125 del 4 Ottobre 2019. 

La direttiva Europea si è rivelata necessaria in seguito ai numerosi attacchi terroristici recenti che hanno evidenziato alcune falle nel sistema finanziario. In particolare la direttiva si propone il compito di scardinare i metodi finanziari alternativi che hanno permesso ai gruppi terroristici di autofinanziare le stragi messi in atto, molto spesso proprio grazie al riciclaggio di denaro. 

Il primo elemento di criticità individuato dalla direttiva è quello del rischio connesso alle carte prepagate anonime; in particolare è stato abbassato il limite massimo di utilizzo da 250 euro a 150 euro,  limite sopra il quale scatta l’obbligo del riconoscimento. 

Il secondo obiettivo è quello di regolamentare maggiormente il servizio di cambio tra valute virtuali e valute legali. Stiamo parlando delle criptovalute, le valute digitali che hanno conosciuto una crescita esponenziale dal 2008 con l’avvento di Bitcoin. La caratteristica principale di questi mezzi finanziari altamente tecnologici è la possibilità di mantenere l’anonimato e, non a caso, si stima che la maggior parte dei finanziamenti dei recenti attacchi terroristici  provenga proprio da questo settore. 

Per contrastare l’uso improprio di questi sistemi, la direttiva europea ha incluso i prestatori di servizio di cambio tra valute digitali e legali tra i soggetti obbligati ad osservare le norme antiriciclaggio; ovvero sono ora annoverati tra i soggetti obbligati a individuare e segnalare le attività sospette. 

Alla luce di quanto detto possiamo asserire che sono stati compiuti piccoli passi incoraggianti, ma occorre fare di più. Soprattutto per quanto riguarda le criptovalute, data la loro natura a prestarsi perfettamente all’attività di riciclaggio. 

È verosimile pensare infatti che nei prossimi anni diventeranno proprio le valute virtuali il principale strumento di riciclaggio. L’esponenziale sviluppo delle conoscenze tecnologiche renderà questi strumenti ancora più accessibili e i meccanismi di riciclaggio, che oggi conosciamo, saranno diventati ormai obsoleti così come le armi che ora abbiamo a disposizione.

Occorre fare sicuramente di più. C’è bisogno di strumenti legislativi innovativi e di una macchina burocratica più snella e lungimirante per poter fronteggiare efficacemente questa piaga. 

L’ unico modo per poter regolamentare maggiormente il settore delle valute digitali è quello di contrastarne l’anonimato rendendo possibile alle Unità di Informazione Finanziaria nazionali di associare gli indirizzi dei portafogli di valuta virtuale alle reali identità dei proprietari. 

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[1] Money-Laundering and Globalization , stime UNODC.

[2]Il Comitato di Sicurezza Finanziaria pubblica la seconda analisi dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo in Italia.

Pubblicato da Giammarco Nolé

Studente di economia aziendale presso l'Università degli Studi di Ferrara. Appassionato di finanza e letteratura, trader nel tempo libero

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