I decreti sicurezza sopravvivono

“I decreti propaganda/salvini non ci sono più”. Così festeggiava Zingaretti lo scorso sei Ottobre su Twitter. Nonostante le parole di vittoria pronunciate dal segretario del PD, o le stesse di rabbia e rammarico pronunciate da Salvini, il quale ha definito pubblicamente i decreti come “smontati” o “cancellati”, nonostante quello che si legge sui media considerati ‘mainstream‘, da festeggiare c’è davvero poco perché i decreti sicurezza non sono stati cancellati, ma modificati. L’impianto normativo resta invariato.

il twitt di zingaretti, segretario del PD

Cosa sono i decreti sicurezza?

Prima di analizzare come sono cambiati questi decreti, dobbiamo capire bene a cosa ci stiamo riferendo. Se ci concentriamo solo sulla storia recente, e non andiamo a ripescare Maroni (ricordiamo il decreto Maroni come atto legale contenente una serie di norme giuridiche in materia del diritto penale italiano, tra cui ad esempio ricordiamo l’introduzione delle ronde, tema che fu molto criticato dall’opinione pubblica), allora esistono quattro decreti sicurezza. I due voluti da Minniti su immigrazione e sicurezza del 2017 e due voluti da Salvini del 2018 e 2019.

Quali modifiche sono state introdotte?

  • Viene reintrodotto il ‘permesso umanitario’, chiamato ora ‘permesso speciale’. Il permesso umanitario era stato abolito il 05/10/2018 con il primo decreto Salvini, non garantendo la dignità umana attraverso un livello di vita accettabile a chi non presentasse i così detti “seri motivi”. Ovviamente tale decreto ha portato maggiore irregolarità e un incremento della marginalità sociale con un conseguente aumento della criminalità, non essendo riconosciuti come cittadini ma dovendo vivere come fossero latitanti. (art. 19, nuovo comma 1.1/1.2, del TU immigrazione)
  • Viene modificato il periodo massimo di trattenimento nei CPR: passa da 180 a 90 giorni, con la possibilità di una proroga di 30 giorni nel caso in cui lo straniero fosse un cittadino di un Paese con cui l’Italia abbia dei un accordo per i rimpatri. (art.14,comma 5, del TU immigrazione)
  • Per quanto riguarda il salvataggio in mare e le sanzioni per le ong, viene introdotta una nuova norma: vengono eliminate dal Testo Unico dell’Immigrazione le norme che davano al Ministro dell’Interno il potere di vietare l’ingresso e il transito di navi nel mare itliano, con relative sanzioni, sequestro e confische. Le multe alle ong restano, ma passano da civili a penali, e vengono diminuite di parecchio. Le ong saranno multabili quando non comunicano tempestivamente l’intento di andare a soccorrere delle persone in difficoltà, sarà infatti possibile intervenire solo nel momento in cui arriverà una risposta da parte della guardia costiera. Il ‘principio di non respingimento’ di questo decreto copia quasi integramente il comma 1 della Convenzione di Ginevra, ma ne cambia il comma due: “ a meno che esso non sia necessario per ragioni di sicurezza ovvero di ordine e sicurezza pubblica”. Frase volutamente generica e applicabile a situazioni molto differenti tra loro. Inoltre è interessante sottolineare come Ocean Viking, Alan Kurdi, Aita Mari, Sea Watch 3, Sea Watch 4 e Mare Jonio siano ancora ferme per questioni ‘amministrative’ legate alla guardia costiera. Quindi è vero che le multe diminuiscono, ma è facile presumere che non saranno neanche applicate se le navi non hanno il permesso di lasciare il porto.
  • Rimane il sistema di hotspot per chi arriva in maniera irregolare e coloro che rifiutano di farsi identificare vengono trattenuti nei CPR. Ma la novità introdotta è un’altra: lo straniero deve essere immediatamente informato dei diritti derivanti dal procedimento di convalida e riconoscimento in una lingua da lui conosciuta, cosa che prima non accadeva e talvolta succedeva che migranti non avessero neanche idea di che cosa dovessero fare per ricercare la legalità e la possibilità di fermarsi in Italia.
  • Ritorna anche l’iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo.
  • Viene reintrodotto il sistema d’accoglienza diffusa per i richiedenti asilo e la revoca della cittadinanza o permesso per chi ha commesso reati specifici. La stessa cittadinanza viene però concessa in tre anni non più quattro, come avveniva prima. Periodo durante il quale il migrante non ha praticamente diritti, neanche quello al lavoro, incapace dunque di diventare un ingranaggio importante del nostro sistema e con un possibile avvicinamento al lavoro in nero, spesso gestito da associazioni illegali.
il twitt di Teresa Bellanova, Italia Viva

Questi sono i grossi cambiamenti sanciti dal nuovo decreto in fatto di immigrazione. Sono apportati, poi, dei cambiamenti anche sul capitolo sicurezza (in primis pene più severe per risse, soprattutto nel caso di omicidio o lesioni personali) e sul capitolo daspo urbano che prevede un inasprimento dello stesso allargando il divieto di accesso ai locali pubblici ad un maggior numero di soggetti.

Queste sono le nuove modifiche che puntano a rendere l’Italia più umana e sicura: sono state rimosse norme vergognose, mentre altre dalla dubbia eticità sono rimaste in vigore. C’è chi si ritiene soddisfatto e chi vede questa riforma come la punta dell’iceberg. Un iceberg composto dai decreti Minniti e dalla legge Bossi-Fini, dal ripristino dei CPR e altri problemi ancora non risolti. C’è chi invece, come l’ex ministro dell’interno Salvini, si mostra arrabbiato e deluso dalla nuova riforma, sostenendo che possa far piombare l’Italia in un processo di immigrazione irregolare, finendo per trasformarsi in un’oasi di clandestini. I punti di vista su questo argomento sensibile sono sempre diversi e fin troppo contrastanti, anche ai più alti vertici dello stato.

Fino ad oggi, le riforme fatte in Italia hanno avuto un minimo impatto sul flusso migratorio, e ci si aspetta lo stesso anche con questo cambiamento. Al massimo incide un cambio di governo: con l’arrivo del Conte 2 si è registrato un minuscolo aumento, nato dalla notizia che non ci fosse più Salvini al governo. Ciò che cambia realmente i flussi non succede in Italia, ma al di fuori, come ad esempio il Libia, sono altri i push factor, ossia i motivi che spingono una persona a muoversi dal proprio paese.

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