Watch dogs: siamo in pericolo?

Il 29 ottobre entrerà in commercio Watch dogs: Legion, terzo capitolo della saga sviluppata da Ubisoft, ed è giusto soffermarci sul tema della nostra sicurezza elettronica. I nostri dispositivi sono impenetrabili? Chi ha la chiave di volta dell’intero sistema? Chi gestisce tutti i nostri dati?

Copertina di Watch dogs (2014)

Nell’universo videoludico impersoniamo hacker appartenenti ad un gruppo di “cyber terroristi” conosciuto come DedSec, che combattono un sistema di collegamento di servizi d’emergenza, infrastrutture e device dei singoli cittadini noto come ctOS (Central Operating System), gestito da una società privata chiamata BLUME, a Chicago e San Francisco. La struttura darà vita a una dittatura instauratasi in Inghilterra, ambientazione di Watch dogs: Legion.

L’ispirazione per la creazione della saga è stato sicuramente lo scandalo del Datagate del giugno 2013 quando Edward Snowden, ex informatico della CIA, denuncia al mondo tramite WikiLeaks che l’agenzia di sicurezza americana, l’NSA, spiava le conversazioni cittadini statunitensi in un gioco di sorveglianza di massa denominato Prism, operante sotto l’amministrazione Obama. Inoltre aveva accesso ai dati utenti di aziende operanti online come Apple, Google, Skype, Microsoft e Facebook. Non solo Stati Uniti, lo scandalo Datagate coinvolge anche il Gcgh (Government communications headquarters), il servizio d’intelligence del governo di Sua Maestà. Il Prism volgeva le sue attenzioni anche ai governi stranieri, anche di Stati alleati. Al fine di limitare i danni d’immagine, nel giugno del 2015, una volta scaduto il Patriot Act, il presidente Obama fece approvare al Senato il Freedom Act, frutto del compromesso con il partito conservatore. La riforma sancisce che i dati debbano essere consultati solo dopo l’approvazione del giudice.

Edward Snowden (da Wikipedia)

Nel 2019 la rete 5G (5th Generation) ha iniziato ad affacciarsi al mondo come evoluzione straordinaria della rete 4G. La maggiore latenza e velocità di trasmissione lo rende indispensabile per la creazione di smart homes e smart cities. Reti wireless di questo tipo è un notevole salto in avanti nel futuro in determinati campi applicativi come robotica, biomedicina, videosorveglianza, automobilistica.

Il problema legato alla nostra sicurezza è a livello sia di software che di hardware. Innanzitutto, per quanto riguarda le applicazioni il dubbio rimane la gestione dei dati personali del fornitore del 5G, i quali possono essere manipolati in maniera impropria, dalla pubblicità istantanea personalizzata tanto quanto dal ricatto ed dalla violazione della riservatezza. Chi fornirà il servizio avrà a disposizione una notevole quantità di dati provenienti dai dispositivi stessi. Invece, le strutture fisiche per il corretto funzionamento possono essere soggette ad attacchi violenti e su larga scala, chiamati anche DDoS (Distributed Denial of Service), che possono mettere a rischio anche l’ordine pubblico. Infatti, un sistema che collega infrastrutture pubbliche, semafori, numeri d’emergenza nelle mani di mal viventi possono mettere a repentaglio vite innocenti.

Le molteplici applicazioni che permette il 5G offre un fertile terreno di scontro tra gli Stati Uniti e la Cina. A maggio FBI ed il Dipartimento di sicurezza nazionale hanno avvertito le aziende sanitarie di alcuni tentativi di furto da parte dei cinesi sulle ricerche sul Covid-19. Non solo sanità ma anche economia e difesa. Il vantaggio in una guerra cibernetica cinese sugli americani, costringe Washington a inseguire. Il Paese a stelle e strisce avrà il 5G solo quando loro aziende costruiranno le infrastrutture per la nuova rete inseguendo il motto elettorale di Trump per le elezioni presidenziali del 2016: Make America great again.

Sicura o meno, chi controllerà il 5G controllerà il futuro del mondo.

di MATTIA FERRARI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *